CHIACCHIERE DA  ASCENSORE

 

Umiliare i figli per educarli è reato

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Il fatto del quale più si è parlato nei giorni scorsi è senz’altro il duplice omicidio di Maria Carmela Limucciano e Valentina Maiorano: le donne trovate morte nei pressi di Campobasso e, presumibilmente, uccise da Angelo Izzo, uno degli assassini che trenta anni fa, al Circeo, violentarono, torturarono e tentarono di ammazzare due ragazze, una sola delle quali riuscì a sopravvivere.

Chiacchiere da ascensore. Anche perchè, di quest’atroce delitto, al momento, nonostante sui giornali si siano versati fiumi d’inchiostro, si conosce soltanto l’autore, e solo in quanto ha confessato di esserlo. Un po’ poco. Soprattutto se si tiene conto della sua scarsissima attendibilità.

Grave, ma questo negli ascensori non si sente dire, è che, sulla base delle sue dichiarazioni, siano state, negli anni scorsi, processate e, talvolta, condannate, persone che potrebbero risultare innocenti. Ci sembra doveroso rilevarlo, anche se si tratta di personaggi di estrema destra per i quali, date le nostre idee politiche, non proviamo alcuna simpatia.

"Altro che semilibertà! Dovevano chiuderlo in una cella e buttar via la chiave!" – è il coro (quasi) unanime dei commentatori.

Beh, se è vero che, appena uscito di prigione, Izzo ne ha ammazzate altre due, è difficile controbattere queste affermazioni. Rimaniamo tuttavia della convinzione che, nella stragrande maggioranza dei casi, dopo dieci anni di galera, una persona, nel bene e nel male, non sia più la stessa di quando vi è entrata. Il problema, semmai, è che, dato l’ambiente, è più facile uscirne peggiorati. Ogni qualvolta si verificano fatti di questo genere, e delle persone pagano con la vita le conseguenze d’una scarcerazione, bisognerebbe ricordarsi di quante altre, al contrario, pagano con la vita le conseguenze di una carcerazione: le prigioni, in Italia, sono ancora, per molti, nonostante gli sforzi dei giuristi democratici, le "università del crimine".

Chiacchiere ci sembrano anche quelle che i politici stanno facendo intorno al caso di Calipari, l’agente segreto italiano ucciso dai militari statunitensi mentre, a Baghdad, portava in salvo la giornalista del "Manifesto" Giuliana Sgrena. Anche in questo caso, in realtà, a dispetto della grande copertura mediatica data all’evento, non sappiamo nulla più di quanto si seppe il giorno della sua morte.

Non si capisce su quale base la destra si ostini a dire che si è trattato soltanto di un tragico errore. Quanto ai politici della "sinistra", ci pare del tutto fuori luogo la loro insistenza sulla mancanza di "professionalità" dei militari e dei servizi segreti statunitensi: la ridicola vicenda degli "omissis" leggibili con un semplice "copia e incolla" ci sembra piuttosto dimostrare quanto poco peso essi diano alla vicenda.

Ci sembra l’ennesimo schiaffo a un alleato, utilizzato dagli USA allo scopo di rendere meno evidente il proprio isolamento internazionale ma, in realtà, profondamente disprezzato. Gli Italiani, da quelle parti, sono stimati solo per la moda e per gli spaghetti. Cosa che, in fondo, nella nostra qualità di antimilitaristi, non ci dispiace affatto.

Qualcosa d’altro, che non ci dispiace, è finito, sia pur di sfuggita, sulle pagine dei giornali: la corte di Cassazione, con una sentenza innovativa, ha stabilito che umiliare i figli per educarli è un reato. La dignità dei figli deve essere rispettata dai genitori che, nell’educarli, devono bandire qualsiasi forma di violenza, non solo fisica, ma anche psichica. La decisione è stata presa in seguito al ricorso presentato da un padre condannato in appello per aver abusato dei mezzi di correzione verso il proprio figlio in quanto il bambino veniva abitualmente legato alla tavola durante i pasti e chiuso al buio in cantina a scopo di punizione.

Dopo oltre cent’anni di battaglie, i libertari, nel campo dell’educazione infantile, almeno sul piano formale, hanno vinto: nessuna persona ragionevole si sentirebbe oggi di sostenere, come in molti facevano solo quarant’anni fa, che botte e umiliazioni siano utili strumenti pedagogici.

 

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