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ERETICO BIBLIOTECARIO HA COLPITO ANCORA
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E’ giunta in redazione un’altra lettera di EreticoBibliotecario. La precedente (e la risposta di Nicolini) la potete leggere su Cenerentola n. 56 (o al sito www.cenerentola.info, nell’archivio). Sì certo, sono d’accordo, EreticoBibliotecario forse si è fatto prendere la mano dalla chimera astensionista, da una lettura forse ancora frettolosa del bel (ma, ribadisco, non di facile lettura) ultimo romanzo di Saramago. OK, è sempre meglio non votare o annullare la scheda piuttosto che rischiare di lasciare il campo aperto ai facili brogli elettorali; ok, forse il ceto politico "aspira" sempre più ad essere votato solo da pochi "clienti" e a spacciare la deresponsabilizzante delega politica con la democrazia; forse la distanza economica non conduce necessariamente a quella politica (ma aiuta parecchio); sicuramente la delegittimazione del "dominio" (l'uso del potere per scavare distanze e mettere gioghi) sarà possibile solo quando il paese (le democrazie occidentali ad economie di mercato e democrazia delegata) sarà capace di auto-gestirsi ed auto-organizzarsi. Se, come mi faceva notare via mail un anonimo esponente della F.A.I. veneziana a proposito dell'intervento di EreticoBibliotecario, l'anarchia è un metodo che punta ad "un'unica soluzione, la rivoluzione" e se, preciso io, si sono fin qui concepiti e si concepiscono, specie nel pur indispensabile piano teorico, più "metodi" ed approcci di marca anarco-libertaria (rivoluzione sociale? primitivismo? Educazionismo libertario? anarco-sindacalismo, anarco-ecologismo, libertinismo.....) bisognerà pur porsi il problema di come dare concretezza al nostro vivere quotidiano rispettando con un minimo di coerenza tali idee, metodi, approcci. Cioè bisognerà pur divulgare al mondo degli "esempi" di vita sociale che possano essere strumento di propaganda dei su citati "metodi" in modo tale da aumentare con i fatti e non con le parole i nostri proseliti fra la gente, fermo restando che i fini non giustificano i mezzi?! Naturalmente, in una società complessa come la nostra, senza andare a ripescare "mitologicamente" esperienze comunitarie ottocentesche o del '36 spagnolo oppure della epopea sessantottesca (che vanno comunque studiate) non resta che scegliere il "metodo" e cercare di riempirlo con contenuti pratici, convinti, come attualmente io sono, che così facendo non si sceglie una "fede" politica, per quanto laica essa possa essere, ma una pratica ed un'idea in continuo divenire e trasformarsi (e non trasformista), al servizio del "diritto alla continua messa in discussione dell'autorità", della partecipazione alle scelte politiche. La coscienza di lottare per essere sia "liberi di..." che "liberi da...", per spingere una società (sé stessi, la coppia, la famiglia, il condominio.....) a spendere massimamente le sue risorse in "educazione", senza la quale ogni rivoluzione ha il fiato corto.Si nasce, però, in un determinato contesto e si cresce portandosi dietro parte di quel contesto; si soffre e si lotta quando si sente la spinta a cambiarlo, ma non si ha a disposizione una tabula rasa (salvo forse la scelta estrema di una comunità chiusa ed autosufficiente, "primitivista", isolata e dimenticata?) e si è sempre in qualche modo in contatto con l’attuale sistema socio-economico-culturale (sul posto di lavoro o quando andiamo all’ipermercato, allo stadio...). Quindi il percorso per portare l'umanità a vivere partendo da una "cultura della libertà" di matrice anarco-libertaria diffusa, condivisa e compartecipata paritariamente da tutti (e non solo dalla maggioranza...) quanto lungo sarà? Credo ancora un bel po' di tempo, tempo così lungo da non ammettere, a mio attuale avviso, la soluzione rivoluzionaria che, nella migliore delle ipotesi, potrebbe essere capita, condivisa e compartecipata da una maggioranza semplice che poi dovrebbe "educare" senza dominare per cercare di raggiungere percentuali "saramaghiane" (83%). Ecco quindi il bisogno di "eresia"(che se non erro etimologicamente vuol dire "scelta in grado di essere cambiata") anche in casa propria: siamo così sicuri, allora, che lottare con i pochi mezzi a disposizione (e, a volte, contro la poca voglia di costruire a fronte della molta a disfare) debba escludere il tentativo elettorale atto a guadagnare quei diritti (formali) e quei privilegi (sostanziali) da usarsi per diffondere le idee le esperienze pratiche che godrebbero di una maggior risonanza?. Ecco farsi avanti il virus denominato "Agli amici di Romagna", un fine ottenuto con un mezzo inaccettabile... Certo è una scelta, nemmeno così nuova dirà il buon Luciano, una chimera che ha già provato a volare in Italia fin dalla fine del 1800... Certo ce ne sarebbe da discutere un bel po' tra di "noi" prima di fondare l'M.L.I.I.(Movimento Libertario Internazionalista Italiano) e non trovarsi invischiati negli atteggiamenti e nelle prassi politiche che si vorrebbero combattere... Certo lo si farebbe solo per i soldi (quelli pubblici ai partiti e le laute prebende ai rappresentanti del popolo!) e per una buona causa... senza dover sempre dipendere dal ben fornito portafogli di qualche generoso e nobile compagno (che magari se lo è riempito con un’attività lavorativa in tutto e per tutto aderente al sistema... che so, una enorme pizzeria). Insomma sono chimere, quella astensionista e quella elettorale che tradiscono la frustrazione da nicchia, la voglia di fare, la convinzione che abbiamo delle buone idee da proporre a tutti e da mettere in pratica, la consapevolezza che auto-gestire ed auto-organizzare anche solo una pizzeria senza che tutto si sfasci è una bella sfida che educa e si educa alla libertà, e vale la pena di provarci... L’ M.L.I.I., poi, non escluderebbe, anzi dovrebbe supportare, il lavoro continuo dell’area anarco-libertaria che intanto si mette alla prova giornalmente contro i mulini a vento: chi in un sindacato (non rivoluzionario?), chi in una scuola privata libertaria (vi prego chiamatemi!), un altro in una comune rurale autogestita (ad ognuno il suo mestiere...), un altro ancora in un progetto di cooperazione internazionale (dai che c'è bisogno anche di bibliotecari, dove scappi!) chi concentrandosi in una ricerca personale interiore (a volte si parte da qui per trovare il coraggio di fare); nobili tentativi quotidiani che lavorano a cambiare il "contesto sociale" di cui sopra lentissimamente e con percentuali tutt'altro che saramaghiane... Chimere? Utopie? Piuttosto io credo strade che è giusto provare e sulle quali provarsi, senza esclusioni preconcette con tanto di messa all’indice o risolte sbattendoci in faccia ognuno i suoi slogan... E perché allora non provare anche ad entrare nell'istituzione della democrazia formale occidentale (che, mi pare, "noi" si preferisca, quale male minore, al miglior regime socialista) per dare esempi di politica votata radicalmente all’ "'educazione alla libertà", alla messa in discussione di ogni autorità?... Cazzo, ma come la prenderà EreticoBibliotecario con quei privilegi da parlamentare che qualche d'uno di "noi" potrebbe così acquistare? Lo so mi sono dilungato troppo e la sindrome da vaneggiamento ereticale si sta facendo sentire, ma vorrei vedere voi in mezzo a 'ste vampate mentre gli unici che tentano di spegnere il rogo agitano la fiaccola dell'anarchia! E' un incubo... Il Bibliochimero P.S. per i redattori di Cenerentola, ma non solo: si veda di Ruggero Lazzari, alias EreticoBibliotecario alias Poet’attore Libertario la lettera pubblicata su A rivista n. 2 del marzo 2004 in riferimento alla lettera del recentemente scomparso Luigi Veronelli apparsa sulla stessa nel n. 9 del dicembre-gennaio 2004. |
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