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FAR EAST FILM FESTIVAL

Udine - Teatro Nuovo / Visionario dal 22 al 29 aprile 2005

UDINE PORTA A ORIENTE

Luca Baroncini

Scenografia orientale fuori dal teatro Nuovo di Udine - Foto Luca Baroncini 2005

 

E RIDENDO L'UCCISE

Lucrezia Avitabile

 

Locandina del film "E ridendo l'uccise"

sei in Cenerentola>archivio>numero57>cinema

Udine porta a Oriente

Il cuore di Udine continua a battere a Oriente. Per la settima volta, infatti, il capoluogo friulano ospita quella che, a tutti gli effetti, si può considerare la più grande vetrina occidentale di cinema asiatico. Sono passati appena due anni da quando la S.A.R.S. rischiò di annullare la manifestazione, ma del terribile virus killer nato in Cina, e destinato a contagiare l’umanità intera, non sembra essere rimasta alcuna traccia, dando così sostegno alle tesi che ipotizzavano che il pericolo fosse stato, quantomeno, esagerato, al fine di danneggiare l’economia di quel paese.

Forte di una solida tradizione culturale, e dei cospicui finanziamenti regionali (non dimentichiamo che trattasi di Regione a Statuto Speciale), il settimo compleanno del Festival presenta, oltre alla consueta cortesia, un’organizzazione oliata ed efficiente più che mai. Alla elegante sede del Teatro Nuovo Giovanni da Udine si affianca da quest’anno il Visionario, nuovo centro per le arti visive con tre sale cinematografiche (perlopiù destinate al circuito d’essai), uno spazio espositivo e una fornita libreria. Sessantasei i film presentati, con anteprime europee ed internazionali, oltre ad un’ampia retrospettiva dedicata alla Nikkatsu, famosa casa di produzione giapponese, attiva dal 1954 al 1971, specializzata in film d’azione. A cornice del ricco programma, un allestimento di forte impatto nel foyer del teatro, per esporre più di duecento foto di scena, firmate dall’hongkonghese Jupiter Wong, che ripercorrono la produzione cinematografica della ex-colonia britannica negli ultimi sette anni.

La prima caratteristica che salta all’occhio, curiosando tra i vari spazi predisposti con estro e assistendo alle proiezioni, è l’assoluta assenza di snobismo. Si tratta di un festival nato dalla passione e destinato, oltre che agli addetti ai lavori, a chiunque abbia curiosità verso culture lontane e spesso conosciute solo attraverso banali luoghi comuni geografici. Un festival, quindi, della città per la città. Fa inoltre piacere che per una volta (non che debba essere sempre così, ma che qualcuno ci pensi e lo faccia è importante) l’oriente cinematografico in visione perda l’aura di arte tout-court per scendere ai livelli, non per forza infimi, di un onesto artigianato. Le opere presentate, infatti, spaziano dal film d’autore al film di genere, ma sono perlopiù destinate al grande pubblico e non create con l’intenzione di compiacere qualche capriccioso festival occidentale. Questo aspetto rischia di scontentare il palato fine (e irritabile) del "cinephile", ma si rivela un ottimo strumento per entrare in contatto con la cultura di un popolo. Uno dei film più significativi tra quelli presentati, perfetto esempio del buon livello raggiunto dalla cinematografia di Hong Kong, è il pluripremiato "One Nite in Mongkok".

ONE NITE

IN MONGKOK

(Una notte a Mongkok)

Anno: 2004 Durata: 110 min. Regia e Sceneggiatura: Derek Yee Musica: Peter Kam Interpreti: Daniel Wu, Cecilia Cheung, Alex Fong Produzione: Cary Cheng, Stephen Lam

TRAMA

Un killer proveniente dalla Cina continentale viene assoldato da un capobanda di Hong Kong per uccidere un boss rivale, ma il piano inizia a vacillare quando il sicario incontra per caso una prostituta cinese e la protegge da un cliente manesco.

RECENSIONE

Ancora conflitti fra le triadi di Hong Kong con doppi giochi e scontri violentissimi. Il tutto sulle strade affollate di uno dei quartieri più movimentati della metropoli alla vigilia del Natale, dove lo shopping all'ombra dei grattacieli cede il passo ai festeggiamenti notturni.

Ovviamente non è l'originalità il punto di forza del lungometraggio di Derek Yee, perché di guerre tra bande rivali, soprattutto calate nella realtà orientale, si rischia davvero di non poterne più. Ma superata la banalità delle premesse, ci si trova invischiati in un racconto molto ben strutturato dove l'azione ha un ritmo vorticoso e non prova mai a sostituirsi alle psicologie dei personaggi che, infatti, risultano caratterizzati in modo organico. Non tutto è subito chiaro nel copione imbastito da Yee, ma la narrazione permette di capire le dinamiche essenziali dell'azione e di approfondire a posteriori gli interrogativi in cerca di risposta. C'è sempre un'esigenza contingente a cui sottostare e manca il tempo per porsi domande sul come e il perché. La coralità della sceneggiatura trova sbocco in almeno due personaggi molto bendelineati, il sicario e la prostituta. Anche in questo caso nessuna originalità nella contrapposizione tra l'uomo silenzioso con parecchi segreti e la donna disperata ma vitale, accomunati da uno spaesamento geografico e culturale (sono entrambi immigrati cinesi). Il merito è anche delle intense interpretazioni di Daniel Wu, che agisce di sottrazione per dare spessore all'introversione del personaggio, e Cecilia Cheung, perfetta simbiosi di grazia e determinazione. Meno efficace la descrizione della squadra di poliziotti, con troppi personaggi a cui risulta difficile abituarsi e, di conseguenza, affezionarsi. Ironica anche la presa di posizione, certamente non casuale, nei confronti della polizia che, nonostante la grande organizzazione interna, arriva al successo solo per caso e dopo una serie di imperdonabili errori. Molto ben girato, con una colonna sonora ad effetto e un montaggio che accentua l’incalzante progressione della storia, il film centra l'obiettivo di intrattenere non azzerando l'intelligenza dello spettatore. Nel marzo del 2005 "One Nite in Mongkok" ha vinto i premi per il Miglior Regista e la Migliore Sceneggiatura al 24° Hong Kong Film Awards.

 

Luca Baroncini

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E ridendo l'uccise

di F. Vancini

con M. Dovì e S.Colle

Non male, per gli amanti del film storico.

Vancini ricostruisce in modo credibile la Ferrara degli Estensi nell’epoca, feconda e raccapricciante, del Rinascimento italiano. I contadini lavorano come bestie, e come tali vengono trattati; i potenti si divertono, e si scannano, senza grandi freni morali; tra essi e il popolo ci sono i cortigiani, dal grande pittore all’ultimo dei servi. Protagonista della pellicola è uno di loro, un giullare, del quale Vancini narra la storia.

Il risultato ricorda, per certi versi, "Il mestiere delle armi" di Olmi, pur essendo più leggero, e, per altri, "La ragazza dall’orecchino di perla" di Webber, pur essendo, forse, meno riuscito.

Buone le interpretazioni dei protagonisti.

Lucrezia Avitabile

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