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SAGGI E LUCIDI BIANCOSI, UNITEVI!

di EreticoBibliotecario

(da Cenerentola n.54)    

EreticoBibliotecario

       HO RIFLETTUTO CON SAGGEZZA (NEI LIMITI DELLE MIE POSSIBILITA')   

di Luciano Nicolini

 

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Sul numero 54 di Cenerentola, avevamo pubblicato, per il dibattito, una lettera inviata da EreticoBibliotecario al "Gazzettino di Mestre" che, ovviamente, si è guardato bene dal pubblicarla. Avevamo anche promesso di tornare sullo spinoso argomento in essa sollevato...

 

Saggi e lucidi biancosi, unitevi!

 

(da Cenerentola n. 54)

Prendo tardivamente spunto dall'articolo di Da. Sca. "La farsa della raccolta firme per le candidature: quando contano i partiti e non il cittadino" su Il Gazzettino di Mestre p. II del 1° marzo 2005 nella rubrica Il Caso e da quello di Massimo Andreoli, Presidente del Centro Rievocazioni Storiche Italia, a p. XIX dello stesso giornale nella rubrica L'opinione. Ad entrambi ed al corpo elettorale tutto, più ancora, consiglio veramente di cuore, vista l'amarezza con cui entrambi (e non sono certo i soli sotto elezioni!) stigmatizzano i comportamenti di partiti e politici (navigati, ma a volte anche di primo pelo), consiglio, dicevo, di leggere il Saggio sulla lucidità (Torino, Einaudi, 2004) di Josè Saramago, premio Nobel portoghese per la letteratura nel 1998. Non è forse un'opera di facile e gradevole lettura (fosse anche solo per l'uso particolare della punteggiatura) pur non essendo uno studio accademico e specialistico come il titolo potrebbe far pensare. Non è forse tra le prove migliori del nonno (1922) terribile della letteratura portoghese, ma sicuramente si svolge (con tante divagazioni) attorno ad un'idea/ provocazione geniale: cosa succederebbe se in occasione di un'importante tornata elettorale in un'imprecisata capitale europea diciamo il 70% del corpo elettorale, appunto, votasse ripetutamente scheda bianca evidenziando, fra le altre cose, che alle clientele partitiche (gli zoccoli duri!) resta da dividersi, fra maggioranza ed opposizione, il solo 30%?? "Saramago lucidamente porta il lettore nelle pieghe del potere, nei suoi meccanismi, e parallelamente, pur senza spiegarci in modo esplicito né la genesi di questa ‘rivolta’ del tutto pacifica né le sue motivazioni fondamentali, ci fa comprendere come una popolazione scoraggiata e disillusa possa arrivare con un invisibile e inudibile passaparola a questa scelta estrema, ma legale.(...) Molti romanzi di Saramago potrebbero essere definiti ‘politici’ (e in qualche modo questa sua visione della realtà è stata in gran parte la motivazione del premio Nobel), ma Saggio sulla lucidità lo è in misura ancora maggiore. Un´analisi impietosa, dura, caustica e pessimista del sistema delle democrazie occidentali, una denuncia critica e tristemente ironica delle armi che la democrazia usa per difendere sé stessa, una teorizzazione della possibile autonomia `anarchica´ di una città che non porta affatto allo sfacelo" (Tratto dalla recensione di Giulia Mozzato su www.caffeletterario.it 12.11.2004). Insomma che la distanza fra paese legale (lobbies civili, militari, religiose e loro clientele) e paese reale (parliamoci chiaro, la massa "de mone" che, pur con le dovute differenze, porta a casa 1000 euro a testa) sia sempre più accentuata dovrebbe essere chiara e chiarita non solo in occasione di elezioni. E che cosa manca a 'sta massa "de mone" per riprendersi la "responsabilità del proprio potere", quel potere popolare che nei roboanti discorsi di "comandanti" piccoli e grandi è sempre posto alla base delle nostre democrazie e ridotto di fatto al più squallido "culto della delega", magari costruita telegenicamente?! Che cosa manca alla massa "de mone" per costringere, con l'occasione e senza voler arrivare all'autonomia anarchica, la lobbies dei politici, intanto per cominciare, ad accontentarsi di retribuzioni, privilegi e titoli (avete presente le inchieste di Rai-Report?) assai più "popolari" ed evitarci un certo non so che di presa per il culo alla lettura di dichiarazioni come quelle riportate nell'articolo di Roberta Benedetto "Sindaco gratis? Non siamo nababbi" alla p. II de Il Gazzettino di Mestre del 10.03.2005? Chissà come si comporterebbero le altre lobbies (comprese quelle del mondo del calcio o di quello dello spettacolo). Faranno (o)pressioni per ottenere una nuova legge elettorale che dichiari essere maggioranza il 20% + 1 del sempre più smilzo corpo elettorale? Ai posteri e ai "posteriori" (dei "mone"?) l'ardua sentenza! Dateci sotto con il romanzo di Saramago, anche se ha il limite di non essere certo alla portata di tutti, riflettete con saggezza ed agite con lucidità, vi stupirete di essere il 70% del corpo elettorale e vi verrà voglia di ribaltare il finale pessimistico di Saramago. O avete paura di finire sul rogo con me?!

 

EreticoBibliotecario

 

 

Ho riflettuto con saggezza

(nei limiti delle mie possibilità)

 

L’idea di delegittimare il potere attraverso l’uso massiccio della scheda bianca (o, meglio, dell’astensione, visto che trasformare le schede bianche in voti espressi è troppo facile) non è nuova. Tra gli anarchici, in particolare, ha sempre avuto numerosi sostenitori.

Josè Saramago l’ha formulata solo recentemente nel "Saggio sulla lucidità" e, a quanto sembra leggendo alcune sue interviste, non gli dispiacerebbe vederla mettere in pratica.

"Cosa succederebbe – si chiede EreticoBibliotecario, dopo aver letto il romanzo – se in occasione di un'importante tornata elettorale, in un'imprecisata capitale europea, diciamo il 70% del corpo elettorale, appunto, votasse ripetutamente scheda bianca evidenziando, fra le altre cose, che alle clientele partitiche (gli zoccoli duri!) resta da dividersi, fra maggioranza ed opposizione, il solo 30%?"

Se fosse una città italiana, temo che non succederebbe nulla. Non ce ne accorgeremmo neppure, anche perchè, con ogni probabilità, qualcuno coglierebbe l’occasione per trasformare le schede bianche in voti espressi, operazione assai più facile e meno pericolosa che inventarsi, come pure molti hanno fatto, firme false a sostegno di una lista.

E se il 70% del corpo elettorale annullasse la scheda o non si presentasse alle urne? Succederebbe ben poco, credo. Ci sono paesi, come gli Stati Uniti d’America, nei quali le percentuali di votanti sono bassissime. E la cosa non turba gli eletti: "Chi tace – dicono – acconsente".

Del resto, senza andare in America, quanti sono, in Italia, gli organismi elettivi le cui elezioni vengono regolarmente disertate? Tanti, compresi quelli di istituzioni importanti come gli ordini professionali o i consigli d’amministrazione delle grandi cooperative di consumo. Vi sembra che gli eletti se ne preoccupino?

Non a caso Saramago, nel suo splendido romanzo (sì, vale la pena di leggerlo, eccome!), per rendere credibile il racconto, parla di una percentuale di "biancosi" dell’83%; percentuale difficilmente raggiungibile, almeno in Italia, perchè sono più, molto più del 17%, coloro che, pur appartenendo alle classi subalterne, hanno, per un motivo o per l’altro, un forte interesse a che Tizio, piuttosto di Caio, venga eletto.

Insomma, che la distanza fra paese legale (lobbies civili, militari, religiose e loro clientele) e paese reale (la massa costituita da chi, pur con le volute differenze, porta a casa mille euro a testa) sia sempre più accentuata resta, a mio parere, tutto da dimostrare: una cosa, infatti, è la distanza economica, altra quella politica.

La delegittimazione del potere sarà possibile solo quando il paese reale sarà capace, come avviene nella città ideata da Saramago, di autogestirsi facendo a meno di esso. Nè la cosa, pur necessaria, sarà di per sè sufficiente. E tutto il romanzo, anche a prescindere dal finale che, per rispetto di chi ancora non l’ha letto, evito di raccontare, sta lì a dimostrarlo...

Qualcuno, dopo questo mio breve intervento, dirà senz’altro che sto propagandando la partecipazione alle elezioni. Niente di più lontano dalle mie intenzioni. Semplicemente non vorrei che la rincorsa alle chimere elettorali fosse sostituita dalla rincorsa alle chimere astensioniste.

 

Luciano Nicolini

 

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