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Roma 4.12.2004 manifestazione dei migranti. Foto Angelo Pollara
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L’immigrazione dai paesi poveri continua

Sono state rese note dall’ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) le informazioni relative ai cittadini stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2004.

Gli stranieri iscritti nelle anagrafi comunali, a quella data, erano 1.990.000 (1.012.000 maschi e 978.000 femmine). Rispetto all’anno precedente erano quindi aumentati di 441.000 unità: un incremento superiore a quello di 214.000 registrato negli oltre quattordici mesi trascorsi fra il Censimento del 21 ottobre 2001 e il 1° gennaio 2003.

Agli immigrati iscritti in anagrafe in seguito ai normali flussi migratori, infatti, si sono aggiunti quei cittadini stranieri già presenti nel paese ma regolarizzati con le leggi n. 189 del 30 luglio 2002, art. 33, e n. 222 del 9 ottobre 2002. Sono circa 650.000 gli immigrati che hanno ottenuto la convalida della domanda di regolarizzazione: questi hanno avuto il permesso di soggiorno a partire dai primi mesi del 2003 e si sono poi gradualmente iscritti in anagrafe nel corso dell’anno.

Se al 1° gennaio 2004 la popolazione straniera regolare (cioè provvista di permesso di soggiorno) poteva essere stimata in oltre due milioni e mezzo di unità tenendo conto anche dei minori; l’ammontare della popolazione straniera residente invece era, come già detto, pari a quasi due milioni di individui.

L’incremento degli stranieri che vivono in Italia è dovuto anche all’aumento dei nati di cittadinanza straniera (figli di genitori entrambi stranieri residenti in Italia), aumento che si traduce in una differenza fra numero dei nati e numero dei morti pari a 31.000 unità.

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Irak: gli USA non controllano il paese

Malgrado la totale mancanza di notizie attendibili (in Irak, ormai, non ci sono più reporter indipendenti) appare chiaro che attualmente gli Occidentali non possono circolare liberamente, se non in ristrettissime zone della capitale. E anche gli Iracheni che collaborano con le truppe della coalizione si trovano in seria difficoltà. Ma quella della guerriglia non è l’unica voce a levarsi contro l’occupazione. Mentre proseguono incessanti le azioni dei gruppi armati iracheni, il 25 marzo si sono verificati due importanti episodi di mobilitazione popolare.

Nel sud i sindacati del settore petrolifero hanno bloccato quasi interamente l'esportazione del greggio dalla città di Bassora, con uno sciopero indetto per protestare contro le prepotenze degli occupanti e chiedere il ritiro delle truppe straniere.

Nel nord, in occasione del venerdì, giornata che per i musulmani è dedicata alla preghiera, la popolazione - guidata dai capi tribù e dai leader religiosi - è scesa in piazza, a Ramadi e Kirkuk, per chiedere la liberazione dei prigionieri detenuti dalle forze della coalizione.

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Colombia: liberata Luz Perly Cordoba

Abbiamo ricevuto il 21 marzo, dall’Associazione Nazionale Nuova Colombia, il seguente comunicato:

"E’ con grande allegria che comunichiamo che, il 16 marzo scorso, é stata rilasciata la dirigente contadina, sindacalista e militante per i diritti umani Luz Perly Córdoba, detenuta da oltre un anno nel carcere femminile del Buen Pastor di Bogotá. Anche Juan de Jesús Gutiérrez, altro dirigente dell’Associazione Contadina di Arauca e coimputato di Luz Perly, è stato scarcerato.

I due dirigenti popolari colombiani, arrestati ingiustamente nel febbraio 2004 mediante una montatura giudiziaria ed accusati di ‘ribellione’ ed ‘associazione a delinquere’, sono attualmente in libertà condizionale poiché la giudice competente ha sancito il non luogo a procedere nei loro confronti per quanto riguarda il secondo capo d’imputazione. Ciò significa che il processo penale a carico di Luz Perly e Juan de Jesún non è finito, dato che i due dovranno rispondere dell’accusa di ‘ribellione’.

Non bisogna abbassare la guardia, quindi, ed è imperioso continuare a sostenere i due compagni, così come tutti gli altri prigionieri politici ingiustamente rinchiusi nelle prigioni del regime fascista di Alvaro Uribe.

Chiamando tutti a continuare la campagna internazionale contro le detenzioni arbitrarie e di massa e di solidarietà con Luz Perly Córdoba, che negli ultimi tredici mesi ha prodotto migliaia di mobilitazioni, pronunciamenti, proteste e gesti concreti di sostegno, ringraziamo tutti quelli che l’hanno costruita, animata e sostenuta: forze e movimenti politici, sindacati, organizzazioni internazionaliste e di difesa dei diritti umani, istituzioni locali e singole persone.

Il loro sforzo ha dimostrato, con un’incessante ed incalzante pressione sul governo Uribe, che la solidarietà e la lotta pagano!"

Ricordiamo che, nei mesi scorsi, anche i Consigli Provinciali di Torino e di Milano avevano approvato mozioni di solidarietà nei confronti di Luz Perly.

La Colombia, come spiegato da Ilaria Leccardi in un articolo pubblicato sullo scorso numero di Cenerentola, è al centro degli interessi strategici degli Stati Uniti, che appoggiano il suo attuale governo.

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Bitonto: Gino Ancona ha interrotto il digiuno

Gino Ancona ha interrotto il lunghissimo sciopero della fame (durato 43 giorni) intrapreso per protestare contro la costruzione di un grande parcheggio interrato nel centro storico di Bitonto, in provincia di Bari.

Il digiuno è stato sospeso dopo aver ricevuto una nota dal Ministero ai Beni Culturali che, per il parcheggio interrato in Piazza Moro, ha chiesto lumi direttamente alla Direzione Regionale per i Beni Culturali in Puglia.

"Mentre tutte le altre città d'Italia – commenta ‘Lotta di classe’ - stanno facendo di tutto per liberare i loro centri storici dalle automobili, chiudendoli al traffico, Bitonto no: l'ente civico di centrosinistra intende ‘ingoiare’ auto, rumori e gas di scarico in pieno centro, sotto la piazza più importante. Ma non basta: Il Decreto Legislativo del 22 gennaio 2004 (art. 42 lettera G) afferma di fatto che tutte le piazze dei centri storici sono diventate Patrimonio Culturale e per cui tutelate dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Il Nucleo Promotore dell'Assemblea Cittadina Permanente di Bitonto ha più volte bloccato le ruspe, organizzando incontri per spiegare alla gente che razza di progetti il comune avrebbe voluto attuare senza rispetto della Città e dei cittadini, per non parlare delle petizioni firmate, anche, da quasi tutte le attività economiche del centro città, che la dicono lunga sulla volontà del paese di accettare quell'obbrobrio di cemento e gas. Ma queste petizioni successivamente non si sono rinvenute più, sparite, diceva qualcuno.

Intanto altre indagini si sono aperte presso la Procura della Repubblica di Bari sulle presunte violazioni di legge alla tutela del Patrimonio Artistico e Storico, in seguito a ben due esposti-denuncia di Gino Ancona, depositati uno dopo l'altro prima a novembre e dopo a gennaio scorsi".

(da www.lottadiclasse.it

22/3/2005)

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Rimini: corteo contro tutte le guerre

Il 19 marzo, a distanza di due anni dall'invasione dell’Irak, gli anarchici e le anarchiche hanno manifestato a Rimini "contro tutte le guerre, contro la patriottica retorica di morte dello stato, contro gli eserciti", per ricordare ancora una volta ai Riminesi che dall'aeroporto della città partono gli elicotteri militari italiani impegnati nella guerra irachena.

Il corteo, seguito con interesse da numerosi cittadini, ha visto la partecipazione di circa 700 compagni provenienti dalle regioni più vicine. Hanno concluso la manifestazione il discorso di Giordano Cotichelli e le canzoni di Alessio Lega.

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Ambigue precisazioni di Fassino

Il 25 marzo Piero Fassino, segretario dei Democratici di Sinistra, in seguito alle polemiche provocate da una sua intervista rilasciata a "La Stampa", ha scritto, sul medesimo giornale, una lettera di risposta a Vittorio Foa.

"Caro Vittorio – scrive - credo che solo un fraintendimento possa far interpretare la mia intervista a La Stampa come una condivisione acritica della politica di Bush.

Ho detto in quell'intervista quattro cose chiare e semplici:

1. L'affermazione delle libertà e dei diritti in ogni paese è una priorità irrinunciabile e non c'è ragione religiosa, etica, nazionale, che ne giustifichi la violazione.

2. Non sempre l'Occidente e l'Europa sono stati coerenti con questo principio. Troppo spesso è accaduto che per convenienza o per «realismo politico» si siano accettate in altri paesi e continenti violazioni e oppressioni che non accetteremmo mai in Europa.

E talora anche la sinistra europea non si è sottratta a questo errore.

Non dovrà accadere più e la sinistra deve essere alla testa di ogni battaglia di libertà, valore su cui è fondata la nostra stessa ragione di esistere.

3. Ciò è tanto più vero e necessario nel momento in cui Bush e i repubblicani americani - a differenza di quel che è accaduto nel passato - dichiarano di volersi battere per affermare la democrazia e i diritti. Bush lo fa ricorrendo alla guerra. E sbaglia, perché la democrazia non si esporta coi fucili.

Ma chi - come noi - non condivide questa scelta, ha il dovere di non limitarsi a dire no alla guerra, ma deve prendere nelle proprie mani la bandiera della libertà con una strategia che con gli strumenti della politica, dell'economia, della diplomazia, ottenga l'affermazione della democrazia e dei diritti là dove sono negati. E' quella che io chiamo «la politica preventiva» al posto della guerra preventiva.

4. E' intorno a questa strategia che l'Unione Europea deve ritrovare un suo ruolo attivo nel mondo e ricostruire un rapporto con gli Stati Uniti che li faccia uscire dall'unilateralismo di questi anni.

Sono sicuro che tu - che hai speso una vita per la libertà - non possa che essere d'accordo con queste mie affermazioni.

Ti ringrazio in ogni caso per l'attenzione, con amicizia"

Non solo Vittorio Foa, ma anche noi libertari non possiamo che essere d’accordo con tali affermazioni. In particolare è musica, per le nostre orecchie, sentir dire da un nipotino di Togliatti che "la sinistra deve essere alla testa di ogni battaglia di libertà, valore su cui è fondata la nostra stessa ragione di esistere"!

Ci viene però spontaneo domandare:

- Perchè, se è vero che Bush sbaglia ricorrendo alla guerra, il partito del quale Fassino è segretario, quando era al governo, ha pianificato e portato a termine insieme agli USA l’aggressione militare alla Jugoslavia?

A noi pare che nessun posto più che il Kosovo, nel quale era presente un grande movimento popolare a carattere nonviolento, fosse adatto a sperimentare un intervento di "politica preventiva".

- Perchè Fassino, all’inizio della lettera, parla di "affermazione delle libertà", usando il plurale?

A noi risulta che di libertà ce ne sia una sola, quella che ha come unico limite la libertà degli altri individui.

Non è che, per caso, per lui invece ce ne sia più d’una, compresa quella di sfruttare il lavoro altrui?

- Perchè, infine, Fassino, in tutta la lettera, parla di "libertà e diritti" e non, come si è sempre fatto, dalla rivoluzione francese in poi, di "libertà ed eguaglianza"?

Teme forse, parlando di eguaglianza, di fare cosa sgradita alle classi dominanti?

O e d’accordo con Rutelli, che vorrebbe togliere dal vocabolario della sinistra la parola "egualitarismo" e schierarsi quindi nettamente a favore della diseguaglianza?

 

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