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Casta e schiavitù. Modelli alternativi della dipendenza?

 

India - Foto Arcobaleno

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Lunedì 21 marzo, presso il Laboratorio di Etnologia dell’Università di Modena, si è tenuto il previsto incontro sul tema "Casta e schiavitù. Modelli alternativi della dipendenza?".

L’iniziativa, che si inquadra nel seminario di ricerca su "Dipendenza, lavoro, diritti. Prospettive comparative" (vedi Cenerentola numero 54), ha suscitato l’interesse dei numerosi studenti presenti, e non solo di essi (il seminario è aperto a tutti). Relatore, questa volta, è stato l’antropologo Pier Giorgio Solinas, autore di ricerche sul campo riguardanti l’India contemporanea.

La domanda dalla quale è partito è la seguente: il sistema sociale basato sulle caste e quello basato sulla schiavitù sono esiti alternativi fra loro, oppure esiste una gradualità tra le due forme di dipendenza?

Solinas sembra propendere, sia pure con qualche dubbio, per la prima ipotesi. Lo schiavo, a suo parere, è una figura caratteristica della civiltà occidentale, il "soggetto di casta" lo è di quella indiana. In quest’ottica, l’uomo indiano tenderebbe a identificarsi con la propria posizione sociale, mentre l’occidentale, a causa di un più accentuato individualismo, tenderebbe all’affermazione di sè sugli altri e, nell’impossibilità di realizzarla per tutti, sarebbe progressivamente arrivato a teorizzare l’egualitarismo.

Lo schiavo, inteso come "essere umano posseduto, comprato o razziato che sia piena proprietà di un altro uomo" sarebbe stata una figura relativamente rara nella società indiana. In essa, il posto di ciascuno nella società era infatti definito, per nascita, dalla casta di appartenenza, all’interno di un sistema nel quale le caste erano viste come le diverse parti (più o meno nobili) di un unico corpo. Le Troiane, dopo la sconfitta, diverranno schiave dei Greci vincitori, perdendo la propria posizione sociale; nella società tradizionale indiana, invece, salvo rare eccezioni, si rimarrà sempre ciò che si è nati.

Questo non significa che, all’interno di tale società, la schiavitù non esistesse: esisteva ed era del tutto normale; il sistema economico, però, a differenza di quanto è avvenuto per secoli in occidente, non era basato su di essa.

Alla relazione è seguita una vivace discussione, nel corso della quale Fabio Viti, del Laboratorio di Etnologia dell’Università di Modena, allo scopo di fornire ulteriori elementi al dibattito, ha ricordato la posizione dell’antropologo marxista Meillassoux, recentemente scomparso, secondo il quale in India non esistevano caste, ma soltanto classi sociali. Una posizione difficilmente sostenibile nella sua formulazione più estrema, ma non infondata, se si pensa al sistema delle caste come a una variante del sistema feudale.

Il "soggetto di casta", tuttavia, a differenza del servo, secondo Solinas, ha la possibilità di non collaborare; e questo spiegherebbe, tra l’altro, l’origine della nonviolenza gandhiana, che si collegherebbe, a suo parere, al tradizionale strumentario negazionistico indiano.

Luciano Nicolini

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