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Passaggi di tempo

 

Locandina del film Passaggi di tempo

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Non è nostra abitudine recensire film che non abbiamo visto. Fino ad ora, non lo abbiamo mai fatto. Ma c’è sempre una prima volta.

Mi sembra opportuno farlo perchè sto parlando di una di quelle pellicole che restano nelle sale pochi giorni e, se non si fa attenzione, si rischia di perdere. Come è capitato a me, quando, l’11 marzo, è stato proiettato a Bologna.

Gianfranco Cabiddu è un regista che non si fa condizionare dal mercato. Basti dire che, in vent’anni ha fatto solo tre film: il primo "Disamistade", una storia di vendette ambientata nella Sardegna degli anni ’50, mi è parso ben fatto, ma non pienamente riuscito; il secondo, "Il figlio di Bakunin", lo ritengo un capolavoro. Tratto da un romanzo di Sergio Atzeni, racconta la storia di Tullio Saba, minatore, cantante, sindacalista. E lo fa attraverso una serie di interviste verosimili, dalle quali emerge una figura contraddittoria ma profondamente umana.

"Passaggi di tempo" è il terzo, e più recente, film di questo interessante autore, nel quale regista e musicisti, stimolati da inediti materiali d’archivio, vanno alla scoperta della Sardegna: «All'inizio del '93 ho trascorso molto tempo nell'Archivio Storico Cinematografico dell'Istituto Luce a visionare centinaia di metri di pellicola per portare avanti una ricerca su materiali cinematografici riguardanti la Sardegna sparsi nelle cineteche italiane – ha raccontato Cabiddu - Lo stupore per la forza di certe immagini, i mondi sommersi fatti di gesti e pratiche che venivano a galla dalla polvere del tempo, l'emozione che tutto questo mi ha dato mi hanno spinto a fare un film di montaggio utilizzando solo immagini di repertorio».

La colonna sonora, ideata da Paolo Fresu, utilizza al suo interno frammenti di forme musicali della tradizione rielaborandoli.

 

Luciano Nicolini

 

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