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Intervista ad Alessio Lega di Roberto Zani
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Quando sei nato? "Trentadue anni fa a Lecce. Mi sono trasferito a Milano nel 90, a 18 anni circa; cominciai a frequentare una scuola di fumetto, poi ho smesso di fare il fumettista ed ho iniziato a fare limpiegato! Parallelamente ho però intrapreso la strada da cantautore e questa attività ha preso sempre più piede fino agli esiti attuali". Ti sei sempre caratterizzato come cantautore anarchico? "Assolutamente sì. La passione per i cantautori e lintenzione di scrivere sono nate proprio per il fascino che esercitavano su di me certe canzoni, che durano tre minuti eppure affrontano significati grandiosi proponendosi addirittura di entrare nel grande sogno e cambiare la vita. Io sono figlio di due ex militanti di Lotta Continua e quindi avevamo in casa i Dischi del Sole, le canzoni popolari, le canzoni di lotta insieme al normale repertorio delle persone nate intorno al 50, perciò i cantautori e principalmente Fabrizio De Andrè. Poi quando mi trasferii a Milano maturò il distacco dal marxismo paterno di riferimento e cominciò la passione e la militanza nella corrente libertaria. Iniziai a fare concerti negli spazi sociali e continuo tuttora, anche se adesso mi può capitare di finire in un luogo diverso; ma io penso alle radici e le ali come insegnano i Gang, è indispensabile avere delle radici solide in un terreno. E come diceva Violeta Parra: "Io non canto per cantare, io canto la differenza che cè tra il vero e il falso, se no non canto". Poi un difetto della canzone dautore in Italia è stata quella di avere troppi steccati: ed esempio ci sono cantautori che avevano al 95% un repertorio di canzoni di lotta, invece i cantautori intimisti se azzardano un accenno politico, lo fanno con il timore di essere eccessivi. A me piace lidea di essere un cantautore romantico, ma se parlo di politica lo faccio in maniera esplicita e schierata". Quando ti capita di suonare al di fuori degli spazi sociali, il tuo essere politicamente schierato come viene accolto? "Cè una varietà enorme di possibilità che va dallincomprensione totale per arrivare ad un contrasto a volte proficuo. Mi è capitato di finire in zone neutre ma anche dialettiche, come Feste de LUnità o di Liberazione, in cui la gente non era daccordo con quello che dicevo e ne sono nate discussioni interessanti sotto il palco. Lestate scorsa ci è anche successo di essere quasi aggrediti proprio mentre cantavo la canzone su Genova, si sono levati fischi, cori contrari Mi sono sentito quasi divertito e fiero di aver creato una reazione, mi spaventa di più lindifferenza". Frequentando gli ambienti "del movimento" che cambiamenti hai notato in questi anni? "Ovviamente la cosa che ho vissuto di più anche in prima persona è stata Genova e quello che si è animato dopo. A Milano, la realtà che conosco meglio, mi è sembrato che tra gli ultimi anni 90 fino al periodo successivo a Genova succedessero più cose, che ci fosse più curiosità ed interesse. Ora vedo crescere una forma di rabbiosa stanchezza". Ed il movimento anarchico in particolare? "Io considero il movimento anarchico come una delle componenti, a mio parere la più interessante, del movimento operaio: non sono unindividualista, sono sempre stato della corrente malatestiana ed organizzatrice. Vedo un grande interesse intorno al movimento anarchico, credo che in realtà non sia mai venuto meno del tutto". Da tempo ci si attendeva un tuo CD e finalmente nel 2004 è uscito "Resistenza e Amore". Come mai ci hai impiegato tanto tempo? "Perché mi piace suonare dal vivo, invece la sala di registrazione mi innervosisce e sono sempre scontento del risultato. Io ho smesso di fare il fumettista anche perché quando la persona legge il fumetto e si emoziona, lautore ha già finito il suo lavoro. Il cantante invece scrive le sue cose, ma poi ha anche la possibilità di misurare le emozioni e le reazioni del pubblico mentre sta cantando. Io mi trovo allestremo opposto dallidea di artista che vive nel suo mondo: sposo la concezione dellartista come artigiano, che fa qualcosa di utile per gli altri e questo mi ha condotto a cantare tantissimo in giro anche con altri musicisti. Ad un certo punto sono cresciute le pressioni per fare questo primo disco, le canzoni erano diventate numerose e cera il rischio che si archiviassero troppo. Cercavo qualcosa che mi rendesse un po meno gravosa la sala di registrazione e la situazione giusta lhanno creata i Mariposa: alcuni di loro suonano con me da una vita ed hanno un linguaggio tra i più innovativi e disarticolanti che ci sono in giro. Avevo bisogno di qualcosa che fosse rivoluzionario a livello di linguaggio almeno quanto lo sono le tematiche che cerco di sviluppare. Siamo così riusciti a raggiungere quellequilibrio tra forma e contenuto abbastanza significativo da mettere in qualcosa che è comunque un prodotto con cui mi consegno. Mi è difficile riascoltare il disco e un po mi imbarazza, ciononostante so che lì dentro cè qualcosa che conserva una sua parte di vita che non poteva essere quella del concerto. Serviva però questa situazione particolare, suonare in sala di registrazione con dei musicisti che non prendono sul serio la musica, o che forse la prendono talmente sul serio da volerla ricostruire. E se ci sono arrivati dei riconoscimenti credo che sia in gran parte per merito loro". Te laspettavi il Premio Tenco per la migliore opera prima? "No, speravamo al limite di essere invitati. Come libertario considero i premi e le punizioni come due facce di una medaglia che non mi interessa. Ma il Tenco è unaltra cosa: fin da bambino aspettavo fino alle due di notte che trasmettessero in TV quella rassegna; due terzi dei cantautori di cui scrivo nella mia rubrica su A/Rivista sono passati da lì. Il Tenco è veramente organizzato da un manipolo di pazzi ed è percepibile lamore con cui lo fanno. Allora devo riconoscere che il premio ha avuto leffetto di una bistecca enorme servita al mio ego". Tu sei un ricercatore ed hai una vastissima conoscenza della canzone dautore, ma che cosa consideri centrale nella tua formazione? "I tre mostri sacri francesi: Ferrè, Brassens e Brel. Restano fondativi anche perché sono diversi e complementari. Intanto due di loro sono dichiaratamente anarchici ed il terzo è comunque molto libertario come spirito Ferrè e Brassens sono differentissimi, ma sono entrambi molto tipici come libertari. Ferrè era esplosivo, si faceva travolgere e trasportare da ogni idea, poi magari era pronto a disilludersi e a disperarsi. Non aveva problemi ad assumersi lonore e lonere di rappresentare la generazione del maggio 68 e dopo trentanni continuava per quella strada anche se tutti avevano cambiato idea. Brassens era chiuso in se stesso, distante da tutto ma con un senso di vera giustizia, uguaglianza e tolleranza che lo portava a non sopportare i soprusi del potere. Ciò lo rendeva come colui che forse non tutti conoscono come anarchico, ma che tutti sanno che è una brava persona. Ferrè era lanarchia che va oltre i limiti, dalla canzone si allarga alla sinfonia, fino al libro di poesie; Brassens era sempre chitarra e voce per tutta la carriera. Due geni dal punto di vista compositivo. Brel è invece la vita che brucia sul palco, lidea che non puoi fermarti e che devi sempre correre, luomo inseguito dallansia di vivere, che gli fa assumere un ruolo di eterno bambino non per una sindrome di Peter Pan bensì, come diceva lui, per aver il talento di diventare vecchi senza essere mai diventati adulti. Queste tre forme sono talmente genuine che ancora oggi chiunque suoni, anche se fa un genere completamente diverso, può ispirarsi a loro per affrontare la propria musica con quella sincerità di uomo e di artista". Oggi il panorama della canzone dautore in Italia appare un po desolante "Cè una gravissima crisi determinata dalla stupidità e dalla superbia del mercato. La cultura non è smerciabile come un bene qualsiasi. Se tu hai un panino lo puoi dividere con uno che non ha niente per un senso di giustizia, ma oggettivamente resti con un mezzo panino. Se invece tu sai delle cose e le comunichi ad una altro, rimani in possesso di quello che hai e forse ti arricchisci, perché comunicando ottieni dei riscontri, dei ritorni positivi. Ecco, questo col mercato non va daccordo. La canzone dautore è stata vendibile per molto tempo, forse perché allora il mercato non aveva capito bene di che cosa si trattasse, poi quando lha capito ha preferito servirsi di personaggi preconfezionati che sono più comodi, si tolgono di mezzo più facilmente. Il mercato ha dato il suo ostracismo alla canzone dautore a volte in modo grottesco, dicendo: Ma quelli sono tristi. Le canzoni esprimono stati danimo, delle condizioni esistenziali e possono essere allo stesso tempo tristi ed allegre. Per il mercato bisognerebbe fare 10.000 ore di tv, megaconcerti dove non riesci nemmeno a vedere il pubblico che sta dietro le transenne. Forse questo fa crescere il conto in banca, ma non lartista. Certo, la vita non dovrebbe essere neanche questo disastro in cui fai fatica a mettere insieme il pranzo con la cena se non fai un altro lavoro, ma a me non interesserebbe essere un musicista a quel modo. Trovo più adatto al mio modo di comunicare le piccole comunità, i baracconi in cui arriva dallalto il semidio non mi interessano. Quindi forse siamo stati abbandonati, ma se ci fossero le sale in cui fare musica agevolmente, se ci fosse una piccola rete (che però ancora non cè, anche se cerchiamo faticosamente di costruirla), la considererei molto più produttiva". Tu hai fatto anche musica popolare e collabori ancora con artisti che suonano questo genere. In questo settore sembra esserci una rinascita. "La musica popolare non si è mai spenta e la globalizzazione spinge a cercare qualcosa di un po più vero e di meno omologato, a guardarsi indietro per ritrovare unidentità. Io sono stato tra i primi della mia generazione a riprendere in mano questo genere, ma come tutte le forme musicali non si può mettere tutto su un piedistallo e considerarlo bello in assoluto. Anche nella musica popolare ci sono cose più ispirate e cose meno, cose che si rivolgono a sopra la cintola ed altre a sotto .Non cè nulla di male a far ballare le persone, ma la pizzica non può fungere da discoteca per finti intellettuali. La musica popolare possiede forme poetiche che sono sistematicamente ignorate, quindi mi piacerebbe che accanto a questo interesse verso la musica popolare più danzereccia e aggregativa ci fosse una riscoperta di quella più poetica che personalmente continua a ispirarmi". Hai realizzato anche dei progetti che coinvolgono poesia, musica e teatro attraversando una pluralità di linguaggi. "Viviamo in un mondo molto settorializzato. Per me quella di mettere accanto ed affrontare contemporaneamente diversi linguaggi artistici resta una delle grandi strade da battere. E una strada difficile e bisogna trovare il tempo per sperimentare, ma può dare grandi soddisfazioni". Progetti futuri? "Due in particolare. Un disco insieme alla cantautrice Isa ed al pianista Marco Spiccio sulla tematica dei migranti, con un occhio particolare allItalia che può fregiarsi di una legge come la Bossi Fini; dovrebbe essere promosso da unassociazione e distribuito nelle botteghe del mercato equo e solidale. Laltro, ancora con i Mariposa, è unincisione di canzoni francesi tradotte e adattate in italiano di Brel, Brassen, Ferrè più due cantautori viventi: Allain Leprest e Renaud. Il primo è un comunista sui generis, il secondo è dichiaratamente anarchico ma è arrivato a vendere 5 milioni di copie diventando celebre in Francia come da noi Vasco Rossi, pur dicendo cose anche molto dure e schierate. Renaud riprende alcune delle tematiche libertarie di Ferrè, Leprest ha un piglio che ricorda Brel pur essendo assolutamente originale. La canzone dautore francese sta alla base della canzone dautore italiana a cui mi riferisco: De Andrè, Paoli, Tenco, Bindi Mi sembra che limperialismo culturale della musica angloamericana si sia imposto soffocando qualsiasi altro rapporto, anche quello tra canzone dautore francese ed italiana che pure è stato così proficuo. Ma se si va a vedere cosa succede in Francia, si scopre che là continuano ad esserci delle cose molto interessanti. La canzone dautore francese non è morta e con le mie piccolissime possibilità, ma con le mie grandi passioni, ho lintenzione di riaprire un dialogo".
Il CD di Lega, che ovviamente consigliamo, contiene alcuni momenti di rara intensità: ad esempio "Dallultima galleria" è la canzone migliore che sia stata scritta sui fatti del G8 di Genova e viene valorizzata alla grande dai Mariposa. Ma anche molte canzoni di Alessio arrangiate più semplicemente conservano il loro fascino: sul sito www.alessiolega.it sono liberamente disponibili, grazie alla generosità e alla voglia di comunicare che caratterizza questo artista.
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