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Acqua

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Quasi un diario

Giovedì 27 gennaio, a sessant’anni dalla liberazione dei detenuti nel lager nazista di Auschwitz, in tutto il mondo è stata celebrata la "giornata della memoria", per ricordare l’orrore dei campi di sterminio nei quali il governo nazista e quello fascista fecero deportare, e uccidere, milioni di Ebrei. Di questa strage, della quale buona parte delle nostre popolazioni si rese complice (vi pare possibile che nessuno sapesse?), è bene non perdere la memoria, così come è bene ricordare che, insieme agli Ebrei, furono deportati Zingari, compagni e omosessuali.

Mai più deve accadere una cosa simile, e ciò dipende solo da noi.

Due giorni prima, il 25 gennaio, su "la Repubblica" era apparsa una curiosa notizia: "Se ne è andato l'ultimo fante della prima guerra mondiale: Carlo Orelli era nato nel 1894 a Perugia e aveva festeggiato i 110 anni il 23 dicembre scorso". Non sappiamo se fosse davvero "l’ultimo fante", ma la cosa è verosimile. Siamo nel 2005: i "ragazzi del ‘99" sopravvissuti, quelli dell’ultima leva partita per il fronte, dovrebbero avere più di centocinque anni.

Se è così, è scomparso l’ultimo testimone diretto di quello che fu il massacro di un’intera generazione, mandata al macello senza alcun valido motivo. I morti italiani furono centinaia di migliaia, e il risultato fu l’avvento del fascismo, che trascinò il paese in altre disastrose guerre, oltre che nella vergogna. Sono anziani ormai anche coloro che hanno vissuto il secondo conflitto mondiale, dal quale gli Italiani erano usciti proclamando solennemente che la repubblica "ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali". Forse per questo siamo, di nuovo, coinvolti in un conflitto.

"Mi sembra un sogno" pare abbia detto ai giornalisti la moglie del maresciallo Simone Cola, ucciso il 21 gennaio a Nassiriya.

Un sogno? Non lo sapeva che in Irak c’è la guerra? Certo che lo sapeva: ma una cosa è sapere, un’altra è averla vissuta. E chi l’ha vissuta farebbe bene a raccontare agli altri che cos’è. Perchè non se ne perda la memoria.

Il 24 gennaio, invece, tra le ire di gran parte dei politici, un coraggioso magistrato, Clementina Forleo, ha assolto alcuni imputati dall’accusa di "associazione terroristica internazionale". Non sappiamo, né possiamo sapere, se fossero terroristi o meno ma, puntualizza il giudice, "non risulta provato che tali strutture paramilitari prevedessero la concreta programmazione di obiettivi trascendenti attività di guerriglia da innescare in detti o in altri prevedibili contesti bellici, e dunque incasellabili nell'ambito delle attività di tipo terroristico". E neppure "risultano legami penalmente rilevanti di tali gruppi con quelli, pur della stessa matrice ideologica, responsabili di attacchi di pacifica natura terroristica".

Ci ha ricordato cioè (importanza della memoria) che, in Italia, per arrivare a una condanna, occorre, almeno in teoria, che le accuse siano provate. A differenza di quanto sta accadendo negli Stati Uniti dove, come scrive Giuseppe D’Avanzo su "la Repubblica" del 25 gennaio: "I fatti non hanno più alcun rilievo o importanza". Il prigioniero classificato come "nemico combattente" è soltanto "una ‘risorsa’, uno ‘strumento informativo’ utile a colmare il vuoto di ‘intelligenza’ dei governi".

Una logica che porta all’uso della tortura, prima, e ai campi di sterminio, poi. Campi di sterminio la cui scomparsa dalla storia, come si diceva, dipende solo da noi, da semplici gesti di piccolo coraggio quotidiano.

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Bolivia: l’acqua è di tutti

Lunedì 10 gennaio le organizzazione di quartiere della città boliviana di El Alto hanno indetto uno sciopero generale a tempo indeterminato, esigendo che Aguas del Illimani - una società gestita dal gigante francese Suez - restituisse immediatamente il sistema idrico cittadino al controllo pubblico. Martedì 11 hanno marciato in massa sulla capitale per festeggiare la loro vittoria e per avanzare richieste analoghe con riferimento alle forniture di elettricità e gas.

Gli eventi di El Alto fanno seguito alla "guerra dell'acqua", una vertenza scoppiata nel 2000 nella terza città più grande della Bolivia, Cochabamba. Dopo cinque mesi di drammatiche rivolte popolari, gli abitanti di Cochabamba riottennero il controllo del loro sistema idrico, precedentemente nelle mani del gigante statunitense Bechtel e dei suoi partner.

Per comprendere pienamente l’importanza di tali successi occorre considerare che la spesa per l’approvvigionamento idrico costituisce in quel paese una voce considerevole nei bilanci delle famiglie proletarie.

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Brasile: terminato il Forum Sociale Mondiale

Si è concluso a Porto Alegre il Forum Sociale Mondiale. Non ci sembra sia emerso molto di nuovo: alla solita condivisibile richiesta della cancellazione del debito dei paesi poveri, vista come primo passo per la realizzazione di un mondo liberato dalla fame e dalle malattie curabili, si sono affiancate le consuete critiche al "neoliberismo" (piuttosto che al capitalismo) e alle multinazionali (delle quali gli USA sono, in genere, visti solo come "braccio armato"). A conferma della tendenza sostanzialmente statalista del movimento è saltata fuori nuovamente la proposta della Tobin tax ed è stata ribadita la rivendicazione del ruolo dell’ONU.

Unica vera novità: la popolarità di Chavez, tra i partecipanti, sembra aver superato di gran lunga quella di Lula.

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Bush e i giornalisti

"Pagare i commentatori per sostenere la nostra agenda politica è stato un errore", ha dichiarato il presidente degli USA. Almeno così si può leggere su "City" del 27 gennaio, secondo cui "sono diversi i giornalisti pagati, tra i quali la columnist del Washington Post, Maggie Gallagher, per sostenere i piani dell’Amministrazione".

"E’ stato un errore" in che senso? Forse non è servito a convincere buona parte dell’opinione pubblica della validità delle sue proposte? Ma, se è stato appena rieletto!

Forse intendeva dire che ha commesso un errore nell’effettuare i pagamenti...

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Modena: manifestazione contro l’autodromo

Sabato 29 gennaio si è svolto a Modena il previsto corteo contro la realizzazione del nuovo autodromo, decisa dall’amministrazione comunale malgrado le numerose proteste della popolazione locale.

Alla manifestazione, effettuata nel centro della città, hanno partecipato oltre cinquecento persone. Non poche, se si considera il freddo siberiano. Presenti, oltre agli anarchici e a diversi collettivi studenteschi, i militanti dell’USI-AIT, dei Verdi e del Partito della Rifondazione Comunista.

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