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Lo sciopero dei ferrovieri

 

Sciopero dei ferrovieri nel primo dopoguerra

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Il 7 gennaio, come abbiamo accennato nell’editoriale, si è verificato un tragico incidente sulla linea Bologna-Verona. Diciassette persone sono morte in uno scontro frontale fra due treni.

La risposta dei lavoratori non si è fatta aspettare. Il 12 gennaio, riuniti in assemblea a Bologna, hanno proclamato, in completa autonomia, uno sciopero nazionale per il giorno 17, sciopero che è pienamente riuscito. Di seguito, riportiamo il testo della mozione approvata dall’assemblea e alcuni brani di un lungo commento di Cosimo Scarinzi, pubblicato su Umanità Nova del 23 gennaio.

 

Mozione approvata dall’Assemblea dei ferrovieri

L’assemblea dei ferrovieri riunita a Bologna il giorno 12 gennaio 2005 nella sala Silver Sirotti per esprimere cordoglio per le vittime del disastro ferroviario del giorno 7 gennaio 2005 e per denunciare la mancanza di sicurezza della rete ferroviaria ha dato mandato ad un gruppo di Rappresentanti dei Lavoratori alla Sicurezza (RLS) di presentare in data odierna un esposto denuncia alla Procura di Bologna su otto elementi determinanti di criticità per la sicurezza e la circolazione ferroviaria.

L’Assemblea ha deciso lo sciopero nazionale di tutti ferrovieri in difesa dell’incolumità e della sicurezza di tutti i viaggiatori e lavoratori dalle ore 21.00 di domenica 16 alle ore 21.00 di lunedì 17 gennaio 2005, nel rispetto di quanto previsto dalla leggi vigenti in caso di gravi eventi lesivi dell’incolumità pubblica e della sicurezza (art. 2 comma 7 l. 146/90 e 83/2000) e con l’effettuazione dei servizi minimi previsti. In tal senso, dà mandato ai RLS presenti di proclamare formalmente lo sciopero ed invita tutte le Organizzazioni sindacali a fare altrettanto. 

Lo sciopero viene indetto per rivendicare:

- revoca delle disposizioni RFI n° 35 e 36 del 2002 riguardanti la riduzione dei macchinisti da due a uno e l’introduzione dell’ "Uomo Morto";

- revoca dei licenziamenti e di tutte le sanzioni disciplinari relative alle denunce pubbliche ed ai comportamenti posti in essere dai ferrovieri sui problemi della sicurezza rivelatisi tragicamente veritieri ed attuali;

- ritiro di tutti i procedimenti disciplinari contro i Macchinisti ed i Capitreno che, rispettivamente, si sono rifiutati di utilizzare "l’"Uomo Morto" e il modulo di condotta ad agente unico (vertenza 464) come forma di tutela per se e per i viaggiatori;

- assunzioni subito del personale mancante per evitare l’abuso del lavoro straordinario e per il rispetto dell’orario di lavoro; abolizione dei contratti atipici e precari per tutte le lavorazioni collegate alla circolazione dei treni;

- generalizzazione della ripetizione dei segnali in macchina e priorità a concreti investimenti per il raddoppio delle linee ferroviarie;

- attivazione immediata del sistema di comunicazione telefonica terra-treno per consentire collegamenti di urgenza e l’invio dell’allarme generalizzato ai treni. 

La sicurezza dei treni è la sicurezza di tutti.

Ferrovieri, nel ricordo dei compagni di lavoro e di tutte le vittime, scioperiamo compatti.

 

Da: Binari in rivolta (di Cosimo Scarinzi)

(...) Nell’attuale universo del lavoro e della vita destrutturati, le ferrovie rappresentano una corposa eccezione.

Senza farne alcun mito, i ferrovieri sono ancora oggi una categoria con una storia, un’identità, una cultura, luoghi di relazione e di confronto. Una tradizione di lotte ha, comunque, sedimentato una cultura sindacale che regge alla deriva corporativa ed alla corruzione del sindacalismo istituzionale. Fra i ferrovieri, in altri termini, concetti come solidarietà ed azione collettiva hanno un senso preciso. Basta pensare alle lotte autonome che hanno coinvolto le ferrovie negli anni passati. (...)

Le modalità dello sciopero del 16 e 17 gennaio la dicono lunga da questo punto di vista. Un’assemblea autoconvocata, al di là delle appartenenze sindacali, è stata velocemente organizzata ed ha avuto sia la forza di indire uno sciopero che la sapienza tattica di trovare le forme per aggirare la normativa antisciopero. Nulla di meno spontaneo se con questa parola si vuol dire irriflesso, nulla di più spontaneo se per spontaneo si indica la capacità di produrre nuove pratiche e nuove identità.

Lo stesso universo dei pendolari, che vede sue forme di interessante organizzazione a livello locale, siti, mailing list, comitati, è un esempio di comunità proletaria. I pendolari, a differenza della massa indifferenziata degli automobilisti, consegnati alla loro situazione individuale ed all’isterismo, costituiscono un universo ricco di relazioni sociali. Sui treni nascono amicizie, amori, dialoghi. Chiunque abbia condotto questa vita sa bene che le persone costrette a prendere per anni un certo treno, finiscono per occupare sempre lo stesso posto, se posto c’è, per intavolare discorsi, per giocare a carte, per porre in relazione vissuto quotidiano e lavoro.

I pendolari, come i ferrovieri, pagano di persona il degrado del trasporto ferroviario, sono un esempio di come l’Innovazione – chi non ricorda con fastidio lo slogan "Trenitalia lavora per voi" – si rovesci sugli strati più deboli attraverso l’aumento dei prezzi, l’inefficienza, l’abbandono. (...)

Lo sciopero del 16 e 17 gennaio, ancora una volta, unisce e divide, come è giusto e bene facciano gli scioperi veri.

Unisce i lavoratori al di là delle appartenenze sindacali e divide lavoratori e burocrati. (...)

L’assemblea del 12 gennaio ha:

- elaborato una piattaforma articolata sul problema della sicurezza, una piattaforma che ricompone ferrovieri e viaggiatori su obiettivi comuni;

- deliberato uno sciopero su questa piattaforma affidandone l’indizione ai Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) disponibili.

Un’indizione con queste caratteristiche non è certo usuale ma è indubbiamente interessante. Che lo sciopero sia stato indetto dagli RLS è singolare ma rende evidente la centralità, appunto, della questione della sicurezza. (...)

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