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Il ministro anarchico

 

Copertina del libro Il ministro anarchico

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Un libro che merita, senz’altro, d’essere letto. E fatto circolare.

non è, e non vuole essere, un saggio storico; ma ha l’indiscutibile pregio di far conoscere un personaggio, Juan Garcìa Oliver, ingiustamente trascurato dalla storiografia ufficiale e, purtroppo, anche da quella di parte anarchica. Inoltre, trasmette sensazioni che i libri di storia, in genere, non riescono a trasmettere.

L’autore, Fulvio Abbate, senza nasconderne i lati scabrosi, mostra la rivoluzione spagnola del 1936 in tutta la sua grandezza e, incredibilmente, pur soffermandosi a lungo sul disincanto e la rassegnazione dei libertari sconfitti, induce nel lettore il desiderio di riprendere quel cammino da dove è stato, sanguinosamente, interrotto.

Due sole le osservazioni. Innanzitutto sembra azzardato affermare, come viene fatto più volte nel libro, che le bandiere rosse e nere siano state inventate da Garcìa Oliver: rosse e nere erano già le bandiere della "banda del Matese", che operò negli anni ’70 dell’Ottocento. In secondo luogo appare discutibile la tesi che sembra suggerire l’autore, in base alla quale il mancato sviluppo della CNT, all’indomani della morte del dittatore Franco, sarebbe da attribuire alla distanza generazionale tra i vecchi militanti rientrati dall’esilio e i militanti più giovani: altri e ben più gravi problemi interni (come la mancanza di una strategia adeguata), uniti alle manovre di un potere che, invece, la strategia aveva ben chiara, hanno fermato la sua imponente crescita iniziale.

Luciano Nicolini

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