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Taglio delle tasse: dobbiamo festeggiare? di Toni Iero

Festeggiamento

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A nessuno piace pagare le tasse, specialmente quando, in un sistema a forte accentramento istituzionale come quello italiano, non si riesce a controllare l’utilizzo delle imposte versate.

Ma, al di là di questa osservazione ovvia (ma non troppo), che cosa implica la manovra economica presentata dal governo al Parlamento? Non è una domanda oziosa, visto che l’effetto delle politiche governative è molto rilevante per la qualità della vita presente e futura della popolazione.

Senza entrare in superflui tecnicismi, la sostanza di questa manovra finanziaria può essere riassunta nei seguenti punti:

- abbassamento delle imposte sulle persone fisiche. In questo ambito le riduzioni di imposta maggiori (in euro, non in percentuale del reddito come invece, astutamente, sono state presentate dai furbacchioni del TG1) sono appannaggio dei redditi più elevati. In parole povere, saranno i ricchi (quelli che dichiarano i loro redditi) che ne avranno maggiore giovamento. Il reperimento delle risorse finanziarie per compensare i minori introiti dello Stato (derivanti dal calo del gettito fiscale) è affidato a una miriade di provvedimenti (aumento dei bolli, riduzione delle spese voluttuarie, aumento dele imposte su sigarette, etc.) che solo nella fervida immaginazione degli attuali ministri può effettivamente produrre delle entrate apprezzabili;

- lieve riduzione del carico dell’Irap, imposta pagata dalle imprese, che è più un’elemosina per cercare di tener buoni gli industriali, che non una scelta di politica industriale;

- aumento degli stanziamenti per la "Difesa" e "l’Ordine Pubblico".

Le reazioni a questi provvedimenti non sono tardate a manifestarsi. I sindacati concertativi, irritati perché non sono riusciti a concertare, hanno proclamato un rituale sciopero generale. Il capo della Confidustria, Montezemolo, si è adirato: come si fa a dargli torto, gli industriali non hanno bisogno di elemosine e poi sono abituati a qualcosa di più sostanzioso. Il centro sinistra ha dichiarato che le tasse sono state ridotte troppo poco per avere effetto (su cosa non ce lo hanno ancora spiegato). La Commissione Europea ha dichiarato la sua preoccupazione

 

per i conti pubblici italiani. Tuttavia, con ammirevole determinazione, la coalizione di governo sta procedendo nel suo progetto, senza neanche darsi la pena di ascoltare i lamenti di tutti questi noiosi comunisti.

Però, nonostante tutto, perché non dovremmo essere contenti di avere qualche euro in tasca più di prima? La risposta, lasciata da parte l’ideologia, sembrerebbe ovvia. Invece le cose sono un po’ più complicate.

 

Chi dovrà restituire il regalo?

Bisogna subito premettere che, a giudizio di tutti gli istituti di previsione che non ricevono finanziamenti statali, questa manovra peggiorerà il bilancio dello Stato, aumentandone il deficit. Vi sono dei vincoli europei che obbligano l’Italia a rispettare alcuni parametri (la ridente località di Maastricht non ricorda più niente?), pena il pagamento di salate multe. Anche se agli attuali governanti italiani farebbe piacere togliersi di dosso il controllo dell’Unione Europea, tuttavia, almeno per adesso, l’uscita dell’Italia dall’Europa non è neanche immaginabile. Conclusione: il deficit (e il conseguente aumento del debito pubblico) andrà ripianato.

Quindi i circa 6 miliardi di euro che la mano destra del governo ci regalerà generosamente, li dovrà riprendere la mano sinistra. E questo, di per sé, è piuttosto inquietante. L’inquietudine cresce se facciamo mente locale a quali saranno le vere vie attraverso cui lo Stato si riprenderà il denaro che dice di volerci munificamente elargire: abbassamento delle pensioni, ulteriore peggioramento dell’assistenza sanitaria, continuo decadimento dell’istruzione, aumento delle imposte locali (come l’Ici) e delle tariffe (trasporto pubblico, utenze). È interessante notare che le componenti dell’elenco sopra citato hanno tutte una cosa in comune: riguardano la maggioranza della popolazione, dai cosiddetti ceti medi in giù.

Cosa vuol dire? Vuol dire che questa manovra del governo altro non è che una ridistribuzione del reddito. La prosopopea della "Casa delle Libertà" cerca di nascondere il vero senso del flusso finanziario che sta per creare: dalle tasche delle classi sociali meno abbienti a quelle delle classi sociali più ricche. Che sia questa consapevolezza che ha guidato i nostri ministri nel prevedere un aumento delle spese per "l’Ordine Pubblico" …

 

Facciamo economia

Però c’è il rischio che gli effetti non si fermino qui. Ricordate, c’è il declino dell’Italia da contrastare! Infatti il governo afferma di voler ridurre le tasse (ai ricchi) per aumentare i consumi e rilanciare l’apparato produttivo nazionale. Come scusa non sarebbe male, solo che bisognerebbe tenere conto di due fatti:

- il declino economico dell’Italia dipende dalla scarsa competitività della nostra struttura produttiva. La maggioranza delle imprese italiane opera in settori a bassa tecnologia e non riesce a competere con i prodotti fabbricati nei paesi emergenti (come India e Cina) che hanno costi di produzione minori;

- abbassando le imposte ai nababbi non si aumentano molto i consumi (se c’è una cosa che contraddistingue chi ha buoni redditi è il fatto di non aver bisogno dei regali governativi per acquistare quello che desidera).

Quindi tenderanno a crescere (neanche molto) i consumi di lusso, mentre la maggioranza della popolazione potrà concedersi, al massimo, un cappuccino al giorno in più (forse la struttura industriale nazionale da salvaguardare è quella dei bar?).

Inoltre, in queste condizioni e con un euro destinato a rivalutarsi ancora rispetto a tutte le altre monete del mondo, è facilmente immaginabile che si assista ad un massiccio aumento delle importazioni dall’estero, che penalizzerà ulteriormente la produzione italiana. La prima a soffrirne sarà la quota di reddito nazionale destinata a retribuire i lavoratori. Non facciamoci ingannare dalle statistiche sull’aumento dell’occupazione: ormai l’Istat conteggia come occupato anche il tirocinante part time, fuori ruolo, in prova, a tempo determinato che ha lavorato almeno mezza giornata negli ultimi sei mesi. Si fa presto ad aumentare gli occupati in questo modo! Per capire come vanno le cose, è molto meglio osservare di quanto aumenta la massa salariale.

Insomma, viene il dubbio che, probabilmente, con questo abbassamento delle imposte, il nostro allegro governo ci stia facendo un regalo di Natale che si esaurirà già a Capodanno. Poi si sa: passate le feste … gabbato lo santo!

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