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Sottomarino

 

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Una notizia  da poche righe

Il 21 dicembre 2004 i maggiori quotidiani nazionali hanno riportato, in poche righe, la seguente notizia: secondo un’affidabile indagine francese, il sottomarino russo Kursk, il cui intero equipaggio (118 persone) morì in fondo al mare il 12 agosto 2000, non fu danneggiato dall’esplosione di uno dei suoi ordigni, ma fu colpito da un siluro del sottomarino statunitense Memphis.

Per qualche ora il mondo si sarebbe così trovato sull’orlo del baratro di un conflitto nucleare.

All’epoca tutti i quotidiani, le radio e le televisioni parlarono per giorni dell’incidente, senza accennare minimamente a questa possibilità. Non solo ci fanno sapere soltanto ciò che vogliono far sapere, riescono anche a parlarci a lungo di un evento senza dire nulla.

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Cina scatenata

Bisognosa di carburante per la sua economia in corsa, e assediata dagli USA sul continente asiatico, la Cina risponde "assediando", a sua volta, gli Stati Uniti. Un corteggiamento spietato del Canada, dei suoi giacimenti petroliferi e delle sue potenziali riserve future, è stato avviato negli ultimi mesi dalle grandi società energetiche cinesi.

Secondo un articolo pubblicato alla vigilia di natale dal New York Times, un primo accordo tra Cina e Canada dovrebbe essere firmato nel gennaio 2005.

Dopo essere diventata il maggior acquirente di idrocarburi dell'Arabia Saudita, la Cina ha firmato accordi con l'Iran, ha concluso buoni affari in Africa (Gabon e Sudan) e, di recente, nel giardino degli USA: l’America Latina (vedi Cenerentola n. 47).

A proposito di idrocarburi: negli ultimi giorni del 2004 Fidel Castro ha annunciato che, a due chilometri e mezzo dalla costa cubana, c'è un giacimento di petrolio che dovrebbe poter fornire cento milioni di barili. L'ha scoperto l'impresa canadese Sherritt, alla quale era stata commissionata l'esplorazione dei fondali a est dell'isola.

La cosa potrebbe interessare al governo cinese.

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Italia: sono partiti gli ultimi militari di leva

Un’altra notizia passata inosservata: buona, questa volta. Nel mese di dicembre sono partite le ultime reclute dell’esercito. Dovevano essere circa duemila ma, grazie agli esoneri, ai Centri Addestramento Reclute si sono presentati soltanto in ottocento, e quasi tutti puntano alla carriera militare.

Si conclude così, felicemente, una lotta cominciata nel secondo dopoguerra, quando poche persone, anarchici, cattolici e testimoni di Geova, rifiutarono di indossare la divisa rivendicando il diritto all’obiezione di coscienza. Patirono carcere e umiliazioni, poi, dopo vent’anni, uscirono le prime leggi che consentivano lo svolgimento del servizio civile alternativo. Altri libertari, testardamente, rifiutarono questa possibilità.

Oggi, anche grazie a loro, il servizio di leva è soltanto un ricordo del passato. Non ci nascondiamo i pericoli che la cosa comporta: gli eserciti professionali costituiscono, in genere, una minaccia per la democrazia. Ma siamo felici per i giovani, che potranno godere, almeno riguardo agli obblighi militari, di maggior libertà rispetto a coloro che li hanno preceduti.


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