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Dopo gli scioperi nazionali, prosegue la lotta

 

Milano, 3 dicembre 2004 - Foto da www.cubnazionale.it

 

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Continua il dibattito, all’indomani degli scioperi nazionali del 30 novembre (CGIL, CISL, UIL e UGL) e del 3 dicembre (CUB e USI-AIT).

In un comunicato stampa la CUB sostiene che il 3 dicembre "un milione di persone ha incrociato le braccia" e che "50.000 persone, tra Milano e Napoli, sono scese in piazza per dire: no allo scippo del Trattamento di Fine Rapporto, alla politica dei redditi, al pacchetto Treu e alla legge 30, sì a salari europei e a un lavoro stabile e tutelato".

"La partecipazione di tanti lavoratori provenienti da tutto il territorio nazionale e da mille diverse realtà produttive – ha affermato Walter Montagnoli, coordinatore nazionale CUB - dimostra la forza del messaggio lanciato dalla CUB e la gravità della crisi che investe molte aziende"

Più prudentemente, Cosimo Scarinzi (CUB Scuola) – scrive su Umanità Nova che "le due manifestazioni, una a Milano e l’altra a Napoli, hanno visto la partecipazione di diverse migliaia di lavoratrici e lavoratori, un numero non esaltante ma, considerata la situazione, nemmeno da sottovalutare" (...)

"Credo – prosegue - che il giudizio sulla mobilitazione del 3 dicembre vada dato tenendo rigorosamente distinti due piani di riflessione:

- la necessità di mantenere chiara nei discorsi, nelle proposte, nelle piattaforme la distanza rispetto alle pratiche concertative dei sindacati istituzionali. Da questo punto di vista, la scelta dello sciopero del 3 dicembre era obbligata e va giudicata in prospettiva e non sulla base dei risultati immediati;

- un quadro generale non facile, caratterizzato da un basso livello di mobilitazione generale e da una forte capacità di pressione da parte dei partiti e sindacati istituzionali. Basta pensare, a questo proposito, all’ineffabile Fausto Bertinotti che, a più riprese, ha posto l’accento, per dimostrarne le buone ragioni, sulla partecipazione allo sciopero del 30 novembre del sindacato fascista UGL.

Credo anche che il giudizio sulla riuscita dello sciopero del 30 novembre, riuscita per molti versi enfatizzata, dimostri, certamente, la volontà di mobilitazione da parte di milioni di lavoratori e lavoratrici a fronte dell’impoverimento retributivo e del taglio del welfare ma, e non dobbiamo nascondercelo, soprattutto la forza del blocco neoconcertativo".

L’impressione, in questo caso, è che Scarinzi, nel ridimensionare la portata dello sciopero del 3 dicembre, tenda a sopravvalutare invece l’effettiva riuscita dello sciopero indetto da CGIL, CISL, UIL e UGL (dov’erano i "milioni di lavoratori e lavoratrici"?)

"Siamo di fronte – conclude - a una situazione assieme semplice e complicata. Le questioni di merito che oppongono il sindacalismo indipendente a quello concertativo sono assolutamente evidenti: salario, reddito e diritti. Ma queste questioni sono affogate nel comune sentire, anche di settori che si vogliono radicali, nel brodino antiberlusconiano".

Al di là degli scioperi a carattere nazionale, la lotta prosegue nei posti di lavoro, anche in quelli meno tutelati. Scrive l’8 dicembre la Confederazione COBAS che "Brescia non è solo tristemente famosa per la quantità spropositata di infortuni sul lavoro spesso mortali; ma anche per il primato dei licenziamenti facili nel settore delle cooperative sociali. In poco più di un mese sono state licenziate due lavoratrici: il 20 ottobre Fiorenza Antonelli, operatrice ecologica dipendente dalla cooperativa Andromeda facente parte del Consorzio il Sol.co (committente il comune di Montichiari); il 2 dicembre Daniela Bonafini, operatrice domiciliare, socia lavoratrice della cooperativa Dolce (committente il comune di Brescia)" (...)

"Le amministrazioni comunali di Montichiari e Brescia – conclude il comunicato - non devono permettere che le cooperative Andromeda e Dolce facciano scempio dei diritti dei lavoratori, procedendo a licenziamenti discriminatori e iniqui (...)" "Per questo lanciamo una campagna nazionale di sostegno finanziario alla lotta delle compagne per il reintegro nel proprio posto di lavoro.

La sottoscrizione può essere inviata al Conto Corrente 112357 intestato alla Confederazione Cobas di Brescia presso la Banca popolare Etica, filiale di Brescia, via dei Musei 31 – 25122 Brescia; cin L; abi 05018; cab 11200; causale del versamento: cassa di resistenza per le licenziate".

Anche per gli immigrati è venuto il momento di passare dall’autorganizzazione finalizzata alla soluzione dei loro problemi specifici a quella per migliorare le condizioni di lavoro.

Nei giorni 14, 15 e 16 dicembre, il Coordinamento Migranti di Bologna, ha dato larga diffusione a un volantino col quale denuncia quanto accaduto a un operaio immigrato: "si rifiuta di lavorare a una macchina che non rispettava le norme di sicurezza. E’ una macchina vibratrice per la pulizia dei pezzi che escono dalla fusione. Questa macchina è priva del sistema di aspirazione obbligatorio e quindi disperde polvere e sabbia. Nonostante le ripetute richieste al capo reparto e al responsabile della sicurezza dell’impresa, nulla cambia.

Viene risposto che l’aspiratore sarebbe arrivato a giorni. Intanto, però, numerosi operai sono costretti a lavorare in queste condizioni insopportabili. Quell’operaio migrante viene brutalmente cacciato dal padrone, che chiama i carabinieri per intimidirlo e allontanarlo." (...)

"Se la clandestinità, la detenzione e l’espulsione minacciano noi migranti – conclude il volantino - l’aumento dello sfruttamento del lavoro e la mancanza di sicurezza fuori e dentro i luoghi di lavoro ci coinvolgono tutti.

Per tutto questo, è ora di dire NO!

No! a queste condizioni di sfruttamento

No! alla legge Bossi – Fini e No! alla legge Trenta".

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