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| Bicicrazia
Strano libro, questopera del
giornalista-editore Zenone Sovilla. Lautore inizia facendosi interprete delle teorie
di Ivan Illich, profeta di una società a misura duomo; prosegue esaminando le
esperienze realizzate nei paesi nordeuropei in tema di mobilità incentrata sul binomio
bicicletta-mezzo pubblico; passa poi a raccontare le sue avventure in qualità di
cicloturista e, infine, dopo una digressione sulla corruzione del mondo del ciclismo
agonistico, conclude con una serie di consigli per chi utilizza la bicicletta.
"Lintento di questo breve volume dichiara era di indicare lurgenza di adoperarsi per porre al centro del dibattito sociale, dellimpegno politico e dellattività istituzionale una serie di questioni correlate con la qualità della vita e con il rischio di malattia e morte delle persone nel quadro di un modello economico e culturale che genera questi gravi effetti collaterali". E, ovviamente, di raccomandare luso della bicicletta. Nel complesso, bisogna dire, risulta piuttosto convincente, anche a chi, come me, per evitare di rimanere vittima della propria distrazione, ha fatto la scelta, assai più radicale, dellutilizzo delle scarpe. Ma, sembra opportuno ricordarlo, scelte di questo tipo, oggi, rappresentano un lusso. E vero che, come illustra lautore, chi utilizza per i propri spostamenti la bicicletta (e i mezzi pubblici) risparmia enormemente e può, in tal modo, dedicare meno tempo al lavoro; ma, per poterlo fare, deve essere un libero professionista, e di quelli che non sono costretti a rincorrere i capricci dei propri clienti. E vero che chi abita vicino al posto di lavoro risparmia energia, tempo e denaro; ma solo se lappartamento in cui abita è di sua proprietà, o se paga un affitto ragionevole. Ogni giorno, soprattutto nelle grandi città, a causa degli affitti insostenibili, molte persone, al contrario, proprio per riuscire ad arrivare a fine mese, vanno ad abitare lontano dal posto di lavoro! Certo, se si vuol cambiare radicalmente questa società, da qualche parte bisogna pur cominciare... Il libro ci dimostra con dovizia di particolari che, almeno chi può permetterselo, può anche cominciare con lutilizzare, al posto dellautomobile, la bicicletta. Luciano Nicolini
Torce nella notte A settantanni dalla prima e (immagino, non a caso) unica edizione data alle stampe negli Stati Uniti dAmerica, questo libro, scritto da Virgilia DAndrea nel 1933, è stato ripubblicato, per la prima volta in Italia, nella collana "Atti e memorie del popolo", da Galzerano (per richieste: galzeranoeditore@libero.it) . Contiene sedici scritti nei quali lautrice parla, oltre che della sua breve ma intensa vita, di Gaetano Bresci, Pietro Gori, Nicola Sacco, Bartolomeo Vanzetti, Sante Pollastro, Sergio Modugno, Ottorino Manni, Gino Lucetti, Anteo Zamboni e Michele Schirru. Con tutto il rispetto dovuto alla DAndrea che, a prezzo di unesistenza durissima, ha dedicato tutte le proprie energie allemancipazione del proletariato e, in particolare, allo sviluppo del movimento anarchico, lopera esprime idee che mi risultano totalmente inaccettabili. Come scrive leditore, il libro "nasce nel dolore e nella sofferenza". Ma nessun dolore, e nessuna sofferenza, può portare a giustificare, come accade allautrice, la violenza feroce e indiscriminata dellattentato al Diana. "Noi che spesso, e con la parola e con lo scritto, - argomenta Virgilia DAndrea - abbiamo denunciato le criminose ingiustizie, di cui siamo circondati; noi che più volte, e con la parola e con lo scritto, abbiamo battuto sulla necessità della rivolta; noi, di cui forse qualche frase apocalittica si sarà incisa nella giovane mente che oggi ha agito; noi dobbiamo sentirci in qualche modo responsabili del suo gesto; responsabili morali, e come tali, nulla rinnegare, non rinnegando lui, il vendicatore!" Non sarebbe stato meglio, piuttosto, evitare le "frasi apocalittiche", in modo da esser certi di non doversi mai sentire "in qualche modo responsabili morali"? Luciano Nicolini |
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