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Siamo tanti, siamo vecchi, siamo istruiti
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Visto che la nostra rivista ha un bacino di utenza essenzialmente nazionale, faremo due conti riferiti allItalia, a partire da un breve esame dei dati meno manipolabili: quelli di natura demografica. Innanzitutto: quanti siamo? Al primo gennaio del 2004, secondo i dati forniti dallISTAT, i residenti in Italia erano circa 57 milioni e 888mila. Mai stati così tanti nella storia. E ad essi devono essere aggiunte le persone che sono presenti in Italia ma non hanno la residenza legale! La popolazione, dunque, continua a crescere, per via della costante immigrazione, anche se il numero annuo dei decessi supera quello delle nascite. Il numero medio di figli per donna continua a calare e, per unipotetica generazione di donne che sperimentasse, nel corso della propria vita, i livelli di fecondità registrati nel 2003, sarebbe di 1,3, contro i 2,4 degli anni sessanta. Cè chi, di fronte a questo fenomeno, grida allo scandalo. A noi il dato non sembra particolarmente preoccupante: sulla Terra cè chi, di figli, ne fa anche troppi. E, di questo passo, presto non si saprà più dove metterli. Letà media della madre al primo parto, nel frattempo, sembra essersi attestata, in Italia, intorno ai 28 anni, contro i 25 del 1971: un effetto del prolungamento del periodo di vita dedicato agli studi. Il numero di anziani (in età superiore ai 65 anni) per cento persone in età inferiore ai 15, invece, continua ad aumentare, ed è passato dai 46 del 1971 ai 135 del 2004. Come continua ad aumentare la speranza di vita alla nascita, che ha raggiunto e superato, per i maschi, i 77 anni e, per le donne, gli 82, con un aumento di 2-3 anni nel corso dellultimo decennio. Lindice di dipendenza, che rapporta le persone in età non attiva (0-14 e 65 ed oltre) a cento persone in età compresa fra i 15 e i 64 anni, si aggira invece attorno al valore di 50, contro i 56 del 1971. In altre parole, nel 1971 cerano 56 persone in età non lavorativa ogni 100 in età lavorativa; ora ce ne sono solo 50: la maggior percentuale di anziani allinterno della popolazione residente è largamente compensata dalla diminuzione della percentuale dei ragazzi. Checchè ne dicano in televisione, ogni giorno, coloro che intendono tagliare le pensioni. E diminuito ulteriormente il numero medio dei componenti per famiglia, passato dai 3,3 del 1971, a 2,8 nel 1991 e a 2,6 nel 2001. Ma, ciò nonostante, tutte le politiche sociali continuano ad essere pensate con riferimento alle "famiglie". Forse, perchè anche in Italia si cominci a parlare di diritti degli individui, occorrerà aspettare che scenda a 1,0 ... Per quanto riguarda le abitudini alimentari, nel corso degli ultimi cinque anni, non sembrano esserci state modificazioni significative, malgrado la crisi, mentre aumenta lievemente, nonostante i costi legati alluso delle automobili, la percentuale di occupati che si reca al lavoro (o che lavora) utilizzando tale mezzo. Effetto, probabilmente, della precarizzazione degli impieghi, oltre che degli ancor più elevati costi degli affitti urbani. Dato particolarmente rilevante: diventiamo sempre più istruiti. Il numero delle persone che, ogni anno, si laurea, o consegue un diploma universitario, è raddoppiato nel corso degli ultimi dieci anni. |
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