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Il vertice di Venezia, lo sciopero generale e i migranti

 

Costa d'Avorio - Foto Fabio Viti 2003

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E’ spiacevole, in un mondo in cui gli avvenimenti che accadono nelle diverse nazioni sono sempre più connessi tra loro, aprire la rivista parlando dei fatti di casa nostra, quasi fossero più importanti di quanto sta succedendo, ad esempio, in Irak o nei paesi africani. Ma qui viviamo, qui partecipiamo con passione ai movimenti a carattere socialista e libertario, e su di essi non possiamo fare a meno di esprimerci.

Sabato 13 novembre, a Venezia, nel quadro delle iniziative contro la guerra, si sono svolte diverse manifestazioni di protesta in occasione del vertice della NATO. Mentre in città i "disobbedienti" contestavano l’incontro e alcune centinaia di militanti del partito della Rifondazione Comunista effettuavano un corteo di barche, a Mestre oltre cinquecento libertari hanno dato vita a una manifestazione antimilitarista.

Da subito il clima è stato pesante, a causa della sproporzionata mobilitazione di polizia e carabinieri, questi ultimi muniti di cani, supportata dalla presenza di un elicottero. Il corteo si è snodato fino al centro cittadino letteralmente in stato d’assedio. Palese l’intenzione, resa chiara dai titoli dei giornali locali, di isolare completamente i manifestanti dal resto della popolazione.

Arrivato nonostante tutto in centro, il corteo si è concluso in piazza Ferretto, dove, sotto la pioggia e sottoposti ancora a una blindatura totale, si sono susseguiti vari interventi, tra cui quelli del Coordinamento Anarchico Veneto e del segretario dell’Unione Sindacale Italiana.

Per venerdì 3 dicembre era invece previsto lo sciopero generale nazionale indetto da CUB e USI-AIT contro la legge finanziaria proposta dal governo Berlusconi. Ma CGIL, CISL, UIL e UGL ne hanno proclamato un altro per il 30 novembre. La Commissione di garanzia per il diritto di sciopero, con decisione a dir poco discutibile, ha invitato tutti a non astenersi dal lavoro nel pubblico impiego.

L’invito non è stato accolto dai sindacati concertativi che, il 30 novembre hanno dato vita, in tutto il paese, a imponenti manifestazioni cui hanno preso parte oltre 300.000 persone, e neppure dalla CUB che, il 3 dicembre, ha manifestato, insieme all’USI-AIT, a Milano e a Napoli, facendo scendere in piazza, nel complesso, circa diecimila lavoratori.

Ma la notizia più bella degli ultimi giorni è senz’altro quella della riuscita manifestazione nazionale contro la legge Bossi-Fini, promossa dai migranti e da numerose organizzazioni della sinistra.

Il 4 dicembre, a Roma, sotto una pioggia battente, hanno sfilato in corteo oltre diecimila persone, per lo più immigrati, chiedendo l’abolizione della legge Bossi-Fini (ma anche della Turco-Napolitano), la chiusura immediata dei Centri di Permanenza Temporanea, la rottura netta del legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro. Una manifestazione con obiettivi chiari e condivisi, unitaria, decisa ma gioiosa. Un insegnamento che il nuovo movimento operaio ha dato a tutta la sinistra.

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