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Il 17 novembre scorso il presidente russo Putin ha annunciato che la sua nazione sarà presto in possesso di nuovi armamenti strategici nucleari. Si tratterebbe di sistemi missilistici di nuova generazione, la cui sperimentazione è imminente e la cui consegna allesercito è prevista per il 2006. Che scopo ha oggi una mossa di riarmo simile da parte di Mosca? La dichiarazione di Putin in merito è stata piuttosto eloquente, infatti, pur additando come primo obiettivo il terrorismo internazionale, il presidente russo ha parlato di potenziali "altre minacce". A chi si riferisse è chiaramente immaginabile. La posizione di attore subalterno nello scenario politico internazionale, che si era prospettata con la Russia di Eltsin, sta stretta allattuale uomo forte di Mosca. Al di sotto degli ultimi cordiali incontri con rappresentanti degli stati europei, tra cui Berlusconi, e degli Stati Uniti, Putin si sta preparando per un futuro in cui la Russia proverà ad essere protagonista. La presunta capacità nucleare russa non sembra daltronde essere un bluff. Negli ultimi anni lindustria bellica di Mosca ha fatto notevoli progressi, diventando fornitrice di diversi altri stati. Il nuovo missile progettato dalla Russia, per cui neanche il gigante statunitense sembra aver un "antidoto", si chiama 3M-82, detto Moskit. Ha un raggio dazione di 100 miglia e viaggia alla velocità doppia di quella del suono. Ma soprattutto ha la possibilità di effettuare rapidi ed improvvisi cambi di rotta. Lo scudo spaziale statunitense, di fronte a queste preventivate innovazioni, sembra essere obsoleto. Nonostante ciò, la risposta americana è stata di estrema cautela. Il portavoce del Dipartimento di Stato avrebbe detto: "Non vediamo le attività nucleari russe come una minaccia". Reazione diplomatica, ma sembra difficile credere che Washington non prenderà provvedimenti. Le mire di Putin a fare della Russia uno stato forte e protagonista a livello internazionale non sono nuove. Va in questa direzione tutto il suo programma politico, che punta a garantire maggiore stabilità ad uneconomia in pezzi dopo il crollo dellUnione Sovietica, un mantenimento del sistema capitalistico e il sostegno ad un nuovo nazionalismo. Per questo le ultime riforme attuate dalla Duma, il parlamento russo, hanno portato ad un rafforzamento del ruolo e dei poteri del presidente, che rischiano di trasformare la già debole democrazia russa in un vero e proprio sistema autoritario. Un provvedimento garantirà al presidente la facoltà di designazione e destituzione dei governatori regionali, abolendo così a questo livello ogni forma elettiva. Un altro permetterà di registrare legalmente un partito solo con la raccolta di 50.000 firme, quando prima ne bastavano 10.000. Inoltre il Consiglio federale, la camera alta del Parlamento russo, ha dato il via ad un progetto di legge che prevede il controllo pressoché totale del Cremlino sul potere legislativo. La motivazione data da Putin per queste scelte politiche è stata la necessità di rafforzare lo stato contro il terrorismo ceceno ed internazionale, ma è chiaro che le minacce a cui deve far fronte Putin sono anche di altra natura. E queste minacce vengono sia dallinterno del proprio Paese e della propria area di influenza, che dallesterno. E in questo contesto che si inseriscono perfettamente i problemi dellarea caucasica, di estrema importanza strategica, il cui ritmo è dettato sia dalla questione cecena che dalla recentissima crisi ucraina, ma non solo. Lo scontro internazionale ha trovato negli ultimi anni grande sfogo proprio nellarea delle ex repubbliche sovietiche. Gli Stati Uniti sono riusciti ad imporre la propria influenza sulla Georgia, dopo le dimissioni del presidente Shevardnadze nel 2003, sostenute fortemente da Washigton, ma anche su Azerbaijan, ai confini con la Cecenia, e Turkmenistan. In questi territori gli USA hanno costruito diverse basi militari e i governi locali si sono dimostrati disponibili ad ospitare il passaggio di oleodotti e gasdotti che vanno dal Caspio al Golfo Persico. Nonostante ciò, i rapporti tra Stati Uniti e Russia hanno mantenuto negli ultimi tempi lapparenza di una notevole intesa e sintonia, soprattutto nellunità contro il "terrorismo internazionale". Putin però non è stato a guardare. Ha rafforzato la sua intesa con la Bielorussia, che sembra ormai entrata a far parte della vecchia "madre Russia", e ha lavorato sul piano del riarmo. Nel frattempo la rivalità tra le due potenze influenti sullarea non ha fatto che rinvigorire gli scontri nei diversi piccoli stati caucasici, dallOssezia del nord e del sud allInguscezia, le cui popolazioni sono in gran parte allo stremo. Daltronde, come ha fatto più volte intendere lo stesso Putin, sembra che il terrorismo ceceno e i sommovimenti che hanno avuto luogo recentemente nelle altre repubbliche ex sovietiche, non operino completamente da soli, ma aiutati da qualcuno il cui obiettivo è lindebolimento della Russia dallinterno. I nemici di Putin in casa sua sono molti. Tra questi pare ci siano forti uomini daffari, in parte intenzionati a fare cadere il governo, in parte attenti soprattutto al contatto con le banche occidentali. Allepoca di Eltsin cera stato chi, specialmente in Occidente, aveva puntato a rendere la Russia un ricco mercato, senza però concederle la possibilità di sviluppare un apparato politico forte e rappresentativo a livello internazionale. Ma Putin, dopo lo scoppio della seconda guerra cecena nel 1999, delineò bene il suo programma: ricreare la grande Russia, con lavvicinamento di quante più possibili ex repubbliche sovietiche, instaurare per sé un potere forte e accentrato ed utilizzare tutte le armi in proprio possesso per eliminare le mire separatiste cecene e lintegralismo islamico. Questa condotta danneggiò fortemente chi sperava, allinterno e allesterno dei confini, di poter mantenere una situazione simile a quella dellepoca Eltsin. E oggi, probabilmente, è proprio questo qualcuno, che non disdegna lappoggio straniero, ad alimentare gli scontri e a non fare nulla per risolvere effettivamente il problema ceceno. Ed ecco che, quasi a conferma che al di sotto dei problemi interni russi ci sia in realtà un più ampio scontro internazionale, che scoppia la polveriera ucraina. Le dichiarazioni di Putin sugli armamenti nucleari sono avvenute non a caso proprio pochi giorni prima del contestato esito delle elezioni tenute in Ucraina. Questa è una carta fondamentale sul piano strategico. Lo sa Putin, ma lo sanno soprattutto gli Stati Uniti e la loro appendice europea. Nellultimo anno il presidente ucraino, Leonid Kuchma, aveva condotto un notevole riavvicinamento a Mosca, da una parte rinunciando ad aderire alla NATO e allUnione Europea, dallaltro invertendo il senso dellimportante oleodotto di Odessa-Brody a vantaggio russo. Le ultime elezioni hanno dichiarato in un primo momento la vittoria del candidato di Kuchma, lex primo ministro Yanukovych, ma lopposizione che sostiene loppositore Yushchenko, appoggiato dallOccidente, è insorta. I diversi giorni di protesta dei sostenitori di Yushchenko e le pressioni della comunità internazionale e dellOSCE (lOrganizzazione per la sicurezza e la cooperazione economica) hanno portato la Commissione elettorale a bloccare i risultati del voto per esaminare il ricorso. Da parte sua Putin ha glissato sulle proteste, facendo i propri complimenti per la vittoria del filo-russo Yanukovych. La conduzione politica di Kuchma negli ultimi anni non era certo stata delle migliori. LUcraina oggi è un paese povero, insicuro e corrotto, ma il punto principale è che lUcraina è soprattutto una pedina strategica fondamentale. Ed è in primo luogo per questo che lattenzione delle grandi potenze si addensa sul suo futuro. Da una parte Putin non può permettersi di perderla, come era stato per la Georgia lo scorso anno, dallaltra gli Stati Uniti, e lEuropa, faranno di tutto per conquistarla. Il rischio vero a questo punto è il possibile scoppio di una guerra civile. Come si può ben vedere limpegno futuro di Putin per conseguire i propri obiettivi non è semplice. Dovendo guardare ai rischi sia interni che esterni, sta provando a dar vita ad uno stato forte, che accontenti in parte anche i nostalgici della grande Unione Sovietica, e a mantenere buoni rapporti con le altre potenze mondiali puntando sulla lotta al "terrorismo internazionale". Emblematica a questo proposito è stata lesultanza, in occasione della rielezione di Bush, da parte di Putin, che ha detto: "Posso solo rallegrarmi. Il popolo americano non si è fatto impaurire. I terroristi internazionali puntavano ad impedire la rielezione di Bush", che è "un uomo fermo, un politico coerente, un partner affidabile". Quello che in realtà si prospetta è proprio una nuova corsa agli armamenti, sempre più tecnologicamente avanzati e potenzialmente distruttivi, campo in cui la Russia, che a livello sociale e di democrazia è un vero e proprio disastro, non sembra essere arretrata. Gli Stati Uniti, dal canto loro, continuano nelle proprie operazioni di conquista di zone strategiche, sia tramite interventi militari che mediante larma economica. In questa corsa ovviamente non può stare a guardare la Cina, che prosegue la propria marcia silenziosa ma tuttaltro che disinteressata. Ilaria Leccardi
Ucraina: un altro punto di vista Carlos Taibo, docente di Scienze Politiche all'Università Autonoma di Madrid, ha dichiarato, nel corso di unintervista recentemente rilasciata a Dabid Lazkanoiturburu e pubblicata sul quotidiano basco "Gara", che "se esaminiamo i curricula di entrambi i candidati (Yushchenko e Yanucovich, n.d.r.), scopriamo che sono troppo simili. Rappresentano probabilmente segmenti del capitalismo mafioso che si scontrano tra loro in una dimensione o nell'altra. Non ho nessun motivo per difendere Yanucovich, un personaggio nefasto, però questa idealizzazione della figura di Yushchenko mi sembra un po' patetica, tanto più che ho il sospetto che, se diventerà presidente, finirà per mettere in pratica politiche molto simili a quelle di Yanucovich". Circa la posizione della Russia nei confronti della crisi in atto, ha poi aggiunto: "Il franco appoggio di Putin a Yanucovich è comprensibile ma allo stesso tempo delicato. La relazione bilaterale è vitale per la Russia. In ogni caso, non credo che incontrerà alcun problema nel raddrizzare un eventuale atteggiamento oppositore di Yushchenko. Sfortunatamente, ha in mano due strumenti per legare l'Ucraina. Il primo sono le materie prime energetiche. LUcraina praticamente non ne produce e dipende letteralmente dal petrolio e dal gas naturale che arriva dalla Russia. Il secondo è la pressione esercitata dalla minoranza russa, la maggioranza nella parte orientale della repubblica e in Crimea". A pprendiamo da Manlio Dinucci ("il Manifesto", 18 novembre) che "un aereo senza pilota, l'X-43A della NASA, ha volato martedì a circa 11.000 km/h, quasi 10 volte la velocità del suono (Mach 10). Il record è stato reso possibile da un motore di nuova concezione, lo scramjet: una volta che l'aereo viene sganciato a 12.000 metri di quota da un bombardiere strategico B-52A ed è portato a una velocità di Mach 4 da un propulsore a razzo, lo scramjet si autoalimenta con l'aria stessa. Può così raggiungere velocità ipersoniche, probabilmente fino a Mach 15, senza dover trasportare serbatoi di ossigeno come invece deve fare un razzo e, a differenza di questo, è riutilizzabile per altri voli. A brindare per la riuscita prova dell'X-43A non sono stati solo i tecnici della NASA, ma anche gli strateghi del Pentagono. Il Comando spaziale ha infatti stipulato con la NASA, nel 1997, un importante accordo per "lavorare insieme per ridurre i costi di entrambe le organizzazioni e condividere le nuove tecnologie a vantaggio dei futuri voli e veicoli spaziali" (NASA, 16 aprile 1997). Tra i futuri "veicoli spaziali" che il Pentagono intende costruire c'è lo space bomber, il cui progetto è stato ufficialmente annunciato dal segretario alla difesa Rumsfeld nel luglio 2001.E' sulla base dello X-43A, presentato come veicolo spaziale per uso civile, che l'aeronautica intende realizzare un bombardiere spaziale in grado di raggiungere i 100 km di altitudine e colpire qualsiasi obiettivo sulla faccia della Terra con bombe non-nucleari o nucleari, rientrando quindi negli Stati Uniti". Cina: investimenti in Argentina Il presidente cinese Hu Jintao, intanto, ha firmato, insieme al presidente argentino Nestor Kirchener, unintesa che prevede investimenti cinesi per quasi venti miliardi di dollari nei prossimi dieci anni in Argentina. Hu Jintao ha effettuato un viaggio daffari in diversi stati dell'America Latina, nei quali dovrebbero essere investiti complessivamente circa cento miliardi di dollari.I settori in cui la Cina investirà in Argentina comprendono le comunicazioni e la tecnologia satellitare, edilizia e infrastrutture, settore energetico, trasporti ferroviari. Hu Jintao ha anche promesso che milioni di turisti cinesi visiteranno il paese. Arresti eccellenti in BasilicataSe cè una cosa per cui la Sicilia è nota in tutto il mondo, questa è la mafia. Ma, ci dicono, attualmente tale organizzazione criminale non ha la forza della ndrangheta calabrese. Meno famosa, e meno potente, sarebbe poi la camorra campana che, tuttavia, solo negli ultimi due mesi, ha ucciso oltre cento persone. Della Basilicata, a proposito di criminalità organizzata, non si parla quasi mai. Ciò nonostante, nel corso delle ultime settimane, proprio in questa regione si è assistito a unondata di "arresti eccellenti", al termine di unindagine che ha ipotizzato un "diffuso e metodico rapporto collusivo" tra criminalità, imprenditori e ambienti politici locali. I reati contestati agli oltre cinquanta arrestati sono: associazione per delinquere di tipo mafioso, turbativa dasta, estorsione, usura, riciclaggio e corruzione. Si parla di lavori pubblici assegnati a ditte compiacenti e di tangenti. Tra i numerosi politici sotto accusa (appartenenti a quasi tutti i partiti) alcuni avrebbero ricevuto sostegno elettorale dalla criminalità organizzata in cambio di appoggio nelle gare dappalto. Metà dellItalia sembra essere in larga parte controllata dalla piovra. Di fronte a questa constatazione, la sinistra istituzionale non sa far altro che chiedere un maggior intervento dello stato. Dimenticando, o fingendo di dimenticare, che, non solo molti esponenti delle istituzioni sono risultati collusi, ma che sono stati proprio i grandi interventi statali "per lo sviluppo del Mezzogiorno" a trasformare in multinazionali del crimine quelli che erano, come nel caso della ndrangheta, piccoli clan locali. Quanto ai libertari, sembrano quasi negare lesistenza del problema specifico della criminalità organizzata, riconducendolo a quello, più generale, del potere. Il che, in prima approssimazione, è senzaltro vero. Ma solo in prima approssimazione. Dello strapotere della piovra, scrivevamo sullultimo numero di Cenerentola, i politici sembrano non preoccuparsi più di tanto: sono troppo impegnati a discutere dei cosiddetti "espropri proletari". In molti casi, purtroppo, ciò vale anche per noi. Pinocchio e i gendarmiRiceviamo, e volentieri pubblichiamo, questo volantino inviatoci dalla CUB scuola: parole di buon senso in un paese che sembra in preda alla follia. "Nelle scuole meno insegnanti ed ATA? Non preoccupiamoci, cè già chi pensa a sostituirli con i gendarmi. Sembra che qualcuno pensi che le telecamere nelle scuole, le timbratrici per gli studenti e, comunque, i mezzi di controllo informatici non bastano. Evidentemente sono troppo freddi e non permettono un dialogo diretto fra sorveglianti e sorvegliati. Lultima trovata è di stile più antico e di effetto più suggestivo: nel convitto Umberto I, nelle Scuole Medie Statali Nigra e Viotti, nelle Direzioni Didattiche Antonelli e Allievo e nella Scuola media Parificata Madre Mazzarello entra la polizia di prossimità. Una volta alla settimana due poliziotti di quartiere entreranno a scuola e si metteranno a disposizione di chi vorrà confidarsi con loro. Apparentemente una misura ragionevole. Chi non è preoccupato per i propri figli in una società sempre più povera di relazioni sociali, sempre più nervosa, sempre più, per troppi versi, degradata? Peccato che, in questo modo, perdiamo un altro segmento della nostra libertà, del diritto alla riservatezza, della natura stessa di una scuola pubblica intesa come comunità educante, come luogo dove adulti, insegnanti e genitori, bambini ed adolescenti operano assieme, si confrontano, e, se necessario, si scontrano. Da una parte si tagliano i servizi sociali, si riduce il personale della scuola, e non solo pensiamo agli educatori comunali e in genere al personale addetto allassistenza -, dallaltro si garantisce lordine ricorrendo a un controllo capillare sul territorio.Veniamo così addestrati, sin dallinfanzia, alla logica del sorvegliare e punire, la stessa logica per la quale gli autoferrotranvieri che hanno scioperato per i propri diritti vengono sanzionati mentre le imprese che non hanno rispettato le norme contrattuali non pagano dazio. La CUB Scuola invita insegnanti, genitori e studenti a denunciare questa deriva liberticida e a battersi per la libertà della scuola e nella scuola". Il 25 novembre, a Bologna, nel corso di unapposita conferenza stampa, è stato distribuito un comunicato che denuncia lo scandaloso mercato delle braccia che ha luogo anche in questa città, un tempo chiamata "la rossa". Ne riportiamo ampi brani: "Da anni nella zona di Ponte Lungo, non lontano dalla civile e democratica Bologna, centinaia di lavoratori migranti aspettano ogni mattina che il caporale di turno li venga a reclutare" (...) "Aspettano per una giornata di lavoro a salari bassissimi, e per quei salari sono costretti ad accettare condizioni prive di qualsiasi sicurezza. Possiamo immaginare le loro storie; sappiamo che hanno deciso di lasciare il loro paese per migliorare la loro vita. Sappiamo che qui hanno trovato la legge Bossi-Fini, e con essa quella condizione che viene definita clandestinità" (...) Eppure, anche senza il permesso di soggiorno, ogni mattina centinaia di migranti vanno a lavorare, con lunico mezzo che la legge Bossi-Fini lascia loro: il pulmino del caporale, che tutti pensano scomparso o al massimo presente nelle zone arretrate del Meridione. Il 27 novembre noi, lavoratrici e lavoratori italiani e migranti, saremo nel luogo del caporalato per dire a voce alta che non si tratta di una questione di ordine pubblico o di sicurezza, ma che quei lavoratori migranti che ogni mattina aspettano di essere reclutati parlano anche di noi (...) Il 27 novembre porteremo la voce di tutti quei lavoratori, migranti e non, che ogni mattina devono andare a lavorare e che a Ponte Lungo sono costretti, per farlo, ad aspettare il loro caporale. (...) Coordinamento Migranti Bologna; Bologna Social Forum; Commissione immigrazione PRC - Bologna; USI; Lavoratori Anarchici" |
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