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Parliamoci chiaro

U.S.A.

 

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Bush ha vinto le elezioni. Buona parte dei cittadini degli Stati Uniti d’America vuole la guerra.

A nulla è servita la campagna elettorale del Partito Democratico (peraltro assai poco convincente); a nulla è servita la campagna pacifista, senz’altro assai più efficace, portata avanti da Michael Moore e dai suoi amici.

Buona parte dei cittadini degli Stati Uniti d’America non intende rinunciare al predominio del governo di Washington sul resto del mondo. Forse perchè non intende rinunciare al proprio livello di consumi; forse perchè ritiene il proprio paese culturalmente superiore agli altri e destinato a comandarli; forse per via del clima regressivo che domina le società occidentali e fa sì che, davanti a nuove sfide, la gente cerchi istintivamente un riferimento nei valori tradizionali.

La guerra, dunque, continuerà.

Intendiamoci: nessuno di noi si era illuso che una vittoria di Kerry avrebbe potuto fermarla. Né, d’altra parte, Kerry aveva mai dichiarato di volerla fermare. Però ora sappiamo con certezza che Bush, nonostante tutto, gode di un vasto consenso all’interno degli Stati Uniti; o, almeno, gode del consenso che gli occorre per portare avanti la propria folle politica guerrafondaia.

La sinistra italiana è avvisata.

Se qualcuno pensava di poter trovare soluzioni di compromesso e di farle passare con la pacca sulla spalla dell’amico Kerry, ora sa che la cosa è altamente improbabile. Se si vuole uscire dal conflitto, lo si deve fare sbattendo la porta. E sopportandone le conseguenze.

Lo capiranno i politici? Ci permettiamo di avere dubbi in proposito. Ci aspettiamo di assistere ancora a lungo ai soliti leziosi balletti di società.

Lo capirà il movimento pacifista? Speriamo di sì. E speriamo si cominci seriamente a pensare a una società che non abbia bisogno delle armi per garantirsi un tenore di vita qualitativamente elevato.

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