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Elisée Reclus geografo dell'ambiente di Federico Ferretti
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Quello che però raramente si dice, è che le scuole dei geografi già dal secolo precedente avevano cominciato ad affrontare molti di tali problemi. Capire il senso di quei contributi, e i motivi del loro quasi generalizzato oblio, non serve tanto a rivendicare "diritti di prelazione" della geografia rispetto ad altre scienze, ma a ragionare sullintrinseco legame fra geografia, ecosistemi e sostenibilità in tempi in cui le scienze geografiche tentano faticosamente di ritagliarsi spazi nell'ambito della progettazione territoriale. Già limportanza dellindagine sugli ambienti naturali è riconosciuta negli scritti dei capiscuola della geografia "classica" della prima metà del XIX secolo. Alexander von Humboldt e Karl Ritter, fra "Quadri della natura" e "Racconti della terra", cominciano a inserire nei loro progetti geografici di ampio respiro gli ambienti naturali visti in rapporto dialettico con lagire umano. La generazione di geografi successiva ai due maestri metterà in evidenza i problemi della degradazione dellambiente provocata dalle attività umane. In area americana è George Perkins-Marsh, che con il suo libro del 1864 "Luomo e la natura, ossia la superficie terrestre trasformata dallazione delluomo", pone i problemi dellerosione del suolo causata dal disboscamento, e osserva come nel tempo alcuni laghi da lui studiati registrassero variazioni sensibili di livello a seconda delle attività di irrigazione e prelievo delle acque da parte delle comunità umane circostanti. In area europea, è senzaltro il francese Elisée Reclus (1830-1905) ad affrontare più diffusamente, negli stessi anni, tali tematiche, con gli articoli pubblicati sulla "Revue des Deux Mondes" e con la monografia di geografia fisica "La Terre" (1868-69). Ma negli anni successivi andrà oltre, improntando tutta la sua opera allo studio delle relazioni fra luomo e la natura, in un progetto che John P. Clark definisce di "ecologia sociale" [Reclus, 1999, p. 26]. Elisée Reclus nel pensiero geografico Questa eccezionale figura di geografo era ai suoi tempi fra gli scienziati più celebri in assoluto, dal momento che le sue opere principali, la "Nouvelle Géographie Universelle" (1875-95) e "LHomme et la Terre" (1905) furono veri e propri "best sellers" internazionali, per unepoca in cui la diffusione dei testi scientifici non era certo di massa. E singolare constatare che nonostante ciò Reclus non solo venne dimenticato dalla comunità scientifica dopo la sua morte, ma non ottenne mai allori accademici in vita. Sostiene Paul Claval che "anche Elisée Reclus avrebbe potuto assicurare la continuità della tradizione geografica in Francia ( ) ma viveva in esilio ( ) Si utilizzò la sua geografia, la si saccheggiò, ma non se ne trasse alcuna lezione di metodo" [Claval, 1972, p. 30]. Infatti Reclus pagò lessere stato fedele tutta la vita alle proprie idee politiche. Militante della Prima Internazionale, al cui interno era schierato con la componente bakuninista, combattente nella Comune di Parigi (solo la mobilitazione della comunità scientifica, con in testa Charles Darwin, lo salvò dalla deportazione in Nuova Caledonia dopo la sua cattura sul colle di Chatillon), Reclus, come laltro "geografo anarchico" suo contemporaneo, il russo Piotr Kropotkin, trascorse la vita da esule, fra Svizzera e Belgio, dove fondò a Bruxelles, assieme ai suoi allievi, una "Libera Università", perché anche lì gli era stato impedito di tenere lezioni allateneo statale. Eppure Reclus viene di tanto in tanto riscoperto come precursore di tesi lanciate molti decenni più avanti. Ne riconoscono limportanza Lucio Gambi per quanto riguarda gli studi geostorici, Carlo Doglio per quanto riguarda la pianificazione territoriale. Yves Lacoste lo porta ad esempio di una concezione epistemologica ampia del sapere geografico, soprattutto per lattenzione ai problemi geopolitici, in contrapposizione a quella "ristretta" della scuola di Vidal de la Blache. "Ainsi, la gamme des phénomènes que Reclus prend en compte, quil considère explicitement comme géographiques et quil sapplique à représenter cartographiquement, est-elle beaucoup plus large que ceux que Vidal envisage dans le Tableau comme dans les Principes. Autant le champ de la géographicité est large pour Reclus, autant est restreinte celle du modèle "vidalien". Cest pourtant ce dernier que les géographes ont reproduit pendant le première moitié di XX siècle, et ils continuent encore, pour la plupart, de sinspirer aujourdhui pour la description de la plus grande partie du tiers monde." [Hérodote n. 22, 1981, p 27]. (= Così, la gamma dei fenomeni che Reclus prende in considerazione, che considera esplicitamente come geografici e che si sforza di rappresentare cartograficamente, è molto più ampia di quella che Vidal esamina nel "Tableau" come nei "Principi" [Quadro geografico della Francia e Principi di Geografia umana, le opere principali di Paul Vidal de la Blache, ndt]. Come il campo della geograficità è ampio per Reclus, così è limitato quello del modello "vidaliano". E tuttavia qustultimo che i geografi hanno riprodotto nella prima metà del ventesimo secolo, e continuano ancora, perlopiù, ad ispirarvisi per la descrizione della maggior parte del terzo mondo). Dunque anche lidea dellambiente viene a far parte della concezione olistica, globale della "geografia politica", o "geografia sociale" di Reclus, che coi primi anni del Novecento, salvo lattenzione di alcuni ambienti di militanti, subisce una rimozione generalizzata, poiché la stessa scuola geografica francese rifiuterà di occuparsi di temi politici e sociali dattualità. "Pour certains continuateurs de Vidal, encore aujourdhui la géographie est réduite a une science des paysages qui, en fait, sintéresse surtout aux paysages ruraux" [Hérodote, cit. p. 41]. (= Per certi continuatori di Vidal, ancora oggi la geografia è ridotta ad una scienza dei paesaggi che, difatti, sinteressa soprattutto ai paesaggi rurali). Temi ambientali affrontati da Reclus nei suoi scritti Lopera di Reclus è intrisa di attenzione, e di un amore per la natura e le sue leggi che spesso viene espresso in narrazioni dal carattere letterario e romantico. Ma non bisogna dimenticare che il rispetto per la natura è inserito in un preciso progetto conoscitivo che vede luomo come "la natura che prende coscienza di se medesima", dunque la dialettica di natura e cultura porta alla ricerca di unarmonia che contempli sia la natura originaria, sia il lavoro che luomo svolge su di essa. "Reclus ne rêve absolutement pas dune nature vierge, préservée de toute action humaine: il est trop bon géographe pur ignorer que lhomme est un des éléments de la nature, et un élément très particulier puisquil a la possibilité dagir sur elle. Il ne faut pas faire de Reclus un héritier direct de la pensée rousseauiste qui oppose la nature, bonne par essence, à lhomme, mauvais par essence. Pour lui, lhomme peut avoir une action bénéfique sur la nature sil sait agir selon les lois quelle impose, sil sait respecter les lois des "ensembles naturels" auxquels il appartient pour reprendre lexpression de Reclus, on dirait aujourdhui les lois des écosystèmes". [Giblin, 1981, p 108]. (= Reclus non sogna assolutamente una natura vergine, preservata da ogni azione umana: è troppo un buon geografo per ignorare che luomo è uno degli elementi della natura, ed un elemento molto particolare perché ha la possibilità di agire su di essa. Non bisogna fare di Reclus un erede diretto del pensiero rousseuiano che oppone la natura, in essenza buona, alluomo, in essenza cattivo. Per lui, luomo può avere unazione benefica sulla natura, se si sa comportare secondo le leggi che ella impone, se sa rispettare le leggi degli "insiemi naturali" ai quali appartiene, per riprendere lespressione di Reclus, si direbbe oggi le leggi degli ecosistemi). La concezione di tale rapporto è comunque dinamica. Luomo deve avere chiaro che se interviene in un settore del mondo naturale, provocherà conseguenze altrove, e per questo deve essere a conoscenza delle regole che reggono gli ecosistemi naturali per potervi intervenire in maniera che oggi si definirebbe "sostenibile". Già nelle prime opere vi sono molti esempi di interventi umani che hanno portato alla degradazione dellambiente. La stabilità dei versanti e gli equilibri idrogeologici in larga parte delle Alpi francesi, secondo Reclus, erano stati compromessi dalle attività di pastorizia e di disboscamento, dato che "toutefois cest limprévoyance des habitants et non la constitution géologique du sol qui est la principale cause de laction dévastatrice des torrents" [Giblin, cit., p. 111]. (= E sempre limprevidenza degli abitanti e non la costituzione geologica del suolo a essere la principale causa dellazione devastatrice dei torrenti). La spoliazione dei pendii del loro manto vegetale porta dunque ad una più rapida degradazione dei versanti, con crolli e frane, ed una minore ritenzione idrica a monte è motivo non casuale di piene ed alluvioni. Notevole è lintuizione delle modificazioni climatiche e microclimatiche che possono essere unaltro effetto dei disboscamenti, dal momento che la vegetazione ha una funzione regolatrice del clima che viene a mancare in sua assenza, e si portano, ne "La Terre", numerosi esempi a suffragio di tale ipotesi, dalla Svezia agli Stati Uniti. Nelle stesse pagine, Reclus analizza come labbattimento delle foreste costiere nella Francia mediterranea sia stato causa dellimpaludamento di varie aree costiere, e dellavanzata delle dune sabbiose, studiando dunque anche il problema dellequilibrio dei litorali. Ma le considerazioni senzaltro più interessanti sono quelle che Reclus fa riguardo a quello che definisce, con termine straordinariamente attuale, "aménagement du milieu"(= gestione dellambiente): luomo può gestire lambiente senza per questo depredarlo, se lo utilizza secondo dinamiche finalizzate allarmonia. In particolare Reclus torna in molte opere sul concetto di bacino idrografico, e sulla necessità di una gestione che ne tenga conto nella sua interezza e non si limiti allintervento solo a monte, o solo a valle. "Il est indispensable que le fleuve soit traté comme un être indivis et que le travail de lingénieur sapplique à la région des sources bien plus quà celle du tronc fluvial". [Giblin, 1981, p. 115]. (= E indispensabile che un fiume sia trattato come unentità indivisa e che il lavoro dellingegnere si dedichi alla regione delle sorgenti prima che a quella del tronco fluviale). A tale idea del bacino indiviso, che per esempio è entrata nella legislazione ambientale italiana solo alla fine degli anni 90, Reclus ricollega la sua idea della società fondata sulla cooperazione solidale fra tutti gli individui, capace di razionalizzare la produzione, contrariamente al sistema sociale presente. "Adesso lutilizzo delle forze e delle ricchezze, offerto dalle acque, si fa, in molti luoghi, a caso e con disordine, giusta i capricci dei proprietari ripari o dei calcoli egoistici e quindi male intesi. Che ne segue? Dei danni per tutti, e, a quando a quando, dei veri disastri. Luno asciuga il suolo del suo podere mercè canaletti sotterranei (drenaggio), e quindi arricchisce di acque il ruscello: un altro, di rimando, lo impoverisce, togliendogli acqua, da dritta e da sinistra, per irrigare i propri campi (..) gli industriali rialzano il livello dellacqua con sbarre o chiusure per accrescere la forza motrice. Sono intenti, come si vede contraddittori; e questo conflitto dinteressi non può che nuocere al regime del torrente e allinteresse comune". [Reclus, 1922, p. 168] Pensiamo alle attuali "guerre dellacqua", e ci renderemo conto che la "Storia di un ruscello" non è solo una chicca per collezionisti di libri, ma un saggio che si può ancora leggere per seguire il percorso di quella che poi Patrick Geddes definirà una "sezione di valle". Si parte dalla descrizione della sorgente nella foresta, delle leggende antiche sulle ninfe e da quelle medievali sui mostri, per scendere alla foce attraverso passaggi ameni ma anche trattando dei problemi della gestione sociale e industriale dellacqua, e sul suo uso nelle città. Di qui anche del suo inquinamento. "Nellavvicinarsi alla grande città industriale, il fiumicello sempre più si fa sporco. Le case, che sorgono nelle vicinanze, danno un tributo davvero poco pulito: delle viscosità dogni colore ne alterano la trasparenza; immondi residui coprono i piccoli banchi di fango, che ingombrano in più punti il suo letto; e quando il sole vi dardeggia, un fetido odore si sparge nellaria. " [Reclus, 1922, p. 199]. Con i problemi urbanistici che ne conseguono. Ma anche nelle campagne e nei luoghi ameni si individuano azioni dalla dubbia sostenibilità, e ci si potrebbe non accorgere che la stesura originale delle seguenti righe è del 1864. "Sfortunatamente questo riflusso dalle città verso lesterno finisce per imbruttire la campagna: non soltanto rifiuti di ogni specie ingombrano lo spazio intermedio compreso fra le città e i campi, ma cosa ancore più grave la speculazione si impadronisce di tutti i luoghi piacevoli nelle vicinanze, li divide in rettangoli, li chiude entro mura tutti uguali, poi vi costruisce centinaia, migliaia di casette pretenziose. (..) In riva al mare, le scogliere più pittoresche, le spiagge più incantevoli, sono anchesse, in molti punti, accaparrate da proprietari gelosi o da speculatori che apprezzano le bellezze della natura come i cambiavalute stimano un lingotto doro. Nelle zone di montagna, la stessa smania di possesso si impadronisce degli abitanti: i pascoli sono suddivisi in lotti e venduti al miglior offerente: ogni curiosità naturale, la roccia, la grotta, la cascata, il crepaccio di un ghiacciaio, tutto, fino al suono delleco, può diventare proprietà privata. Degli imprenditori affittano le cateratte, le circondano di barriere di legno per impedire ai viaggiatori non paganti di contemplare il tumulto delle acque, poi a forza di pubblicità trasformano in moneta sonante la luce che gioca sulle goccioline in sospensione e il soffio del vento che dispiega bande evanescenti di vapori."[Reclus, 1999, p 172] Conclusioni Abbiamo già visto quali sono le cause che secondo Lacoste hanno portato alla rimozione della memoria di Reclus presso le scuole dei geografi. Ma proprio quel suo progetto di "Ecologia Sociale" in cui i problemi della società umana sono collegati al suo rapporto con l'ambiente naturale, può ancora forse dire qualcosa in anni nei quali è ormai un concetto largamente acquisito quello dello "sviluppo sostenibile". Largamente acquisito il concetto, ma non certo chiari e condivisi gli strumenti concreti ed efficaci per realizzarlo. Così come resta molto da chiarire sul futuro ruolo della geografia nello sviluppo della società e del pianeta. Nel suo rifugio sulle montagne del Giura, un "antico" geografo ha scritto pagine che ancora oggi sono capaci di parlarne. BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE Claval Paul. Levoluzione storica della geografia umana. Milano, Angeli, 1972. Giblin Béatrice. Reclus: un écologiste avant lheure? Dans "Hérodote" n. 22: "Elisée Reclus. Un géographe libertaire". Paris, Maspero, 1981, pp. 107-118. Reclus Elisée. Natura e società. Scritti di geografia sovversiva. Milano, Elèuthera, 1999. Con un saggio introduttivo di John P. Clark. Reclus Elisée. Storia di un ruscello. Milano, Casa Editrice Sociale, 1923. Prefazione di Pietro Gori. |
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