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Shall We Dance? recensione di Lucrezia Avitabile
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Cè un solo neo nella sua vita: aver desiderato ballare e non averlo mai fatto. Lo farà, tra timori e titubanze, allinsaputa della consorte, sempre più preoccupata per i suoi inspiegabili ritardi, fino allinevitabile lieto fine. Una metafora sugli amori extraconiugali? Tenderei ad escluderlo: sarebbe, per il regista, troppo ardita. Modesto il film, modeste le interpretazioni, modesti i balli da sala, ridotti, come spesso avviene nelle scuole, a mero esercizio fisico. Unica cosa resa in modo efficace è la vera e propria forma maniacale che, giorno dopo giorno, finisce per possedere anche coloro che si accostano al ballo per caso. Non manca, qua e là, qualche trovata divertente. |
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