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Shall We Dance?

recensione di Lucrezia Avitabile

Locandina del film "Shall We Dance?"

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Shall We Dance?

di P. Chelsom con R. Gere, J. Lopez, S. Sarandon

Pare sia di moda, per i divi di Hollywood giunti alla ‘detestata soglia’ della vecchiaia, interpretare personaggi in vena di bilanci. Ma, se quello del Nicholson di "A proposito di Schmidt" è lucidamente tragico, il bilancio del legale impersonato da Richard Gere risulta quasi soddisfacente. "I disfattisti – dicevano i fascisti – meritano di essere fucilati" e, con i tempi che corrono, il nostro ha preferito non rischiare.

C’è un solo neo nella sua vita: aver desiderato ballare e non averlo mai fatto. Lo farà, tra timori e titubanze, all’insaputa della consorte, sempre più preoccupata per i suoi inspiegabili ritardi, fino all’inevitabile lieto fine.

Una metafora sugli amori extraconiugali? Tenderei ad escluderlo: sarebbe, per il regista, troppo ardita.

Modesto il film, modeste le interpretazioni, modesti i balli da sala, ridotti, come spesso avviene nelle scuole, a mero esercizio fisico. Unica cosa resa in modo efficace è la vera e propria forma maniacale che, giorno dopo giorno, finisce per possedere anche coloro che si accostano al ballo per caso.

Non manca, qua e là, qualche trovata divertente.

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