![]() |
"Contro il liberismo", o "contro il capitalismo"?
|
"ORDINE DEL GIORNO CONSIGLIO NAZIONALE CUB, FIRENZE 9.10.2004Il Consiglio Nazionale CUB, riunito a Firenze il 9 ottobre 2004 valuta positivamente lo sforzo di tutte le strutture nella realizzazione del programma dellorganizzazione emerso dal secondo congresso di Rimini. In particolare sottolinea limportanza della costruzione della CUB Trasporti, categoria che ha segnato la recente stagione sindacale con le proprie iniziative di lotta in particolare nel trasporto pubblico locale e nella vertenza Alitalia e che si appresta a gestire la difficilissima sfida del rinnovo delle Rappresentanze Sindacali Unitarie nelle Ferrovie dello Stato per la prima volta come CUB Trasporti. Positivo è anche il giudizio sullespansione e il consolidamento dellorganizzazione che deve essere ulteriormente implementato attraverso la costruzione delle CUB regionali in tutti i territori in cui questo sia effettivamente praticabile, superando la fase di sperimentazione decisa a Rimini. CUB regionali che avranno il compito specifico, oltre quello della sintesi organizzativa, di essere punto di riferimento per le nuove soggettività che la frammentazione e precarizzazione del mondo del lavoro producono precariato, disoccupati, migranti di costruire le condizioni per cui la CUB divenga, attraverso il conflitto sulle priorità individuate, interlocutore, sul piano territoriale, a tutti i livelli. Il Coordinamento nazionale CUB definirà una proposta di funzionamento e di finanziamento delle CUB regionali. Il Consiglio Nazionale CUB ribadisce la necessità di mantenere inalterati e di rafforzare i tratti identitari dellorganizzazione che hanno al centro la ferma opposizione al liberismo, e alla concertazione come suo sottoprodotto, proprio in un momento in cui lo scenario politico rende evidente la subordinazione politica e sociale al quadro istituzionale da parte dei sindacati concertativi. La CUB si propone lobbiettivo di rappresentare lalternativa sindacale credibile per tutto il mondo del lavoro, per la coerenza dei propri comportamenti, per la credibilità delle proprie proposte, per la determinazione con cui sostiene i diritti dei lavoratori quale che sia lesecutivo al potere. E il liberismo il nemico da combattere, anche se si rappresenta in forme temperate. La CUB a tal fine invita tutte le proprie strutture al massimo sforzo affinché, nel breve periodo, ci sia una forte affermazione delle proprie organizzazioni RdB/CUB Pubblico Impiego e CUB Trasporti nelle prossime tornate elettorali per il rinnovo delle RSU nel pubblico impiego e nelle Ferrovie dello Stato, ben sapendo che una affermazione, in particolare nelle categorie pubbliche, può significare un passaggio fondamentale nella costruzione del progetto della CUB. La CUB ritiene altresì essenziale costruire la risposta di classe alle politiche liberiste ed antipopolari del governo Berlusconi attraverso la proclamazione di uno Sciopero Generale Nazionaleda tenersi tra la fine di novembre e i primi di dicembre su parole dordine precise e condivise: no alla finanziaria, per la difesa e il rilancio del sistema previdenziale pubblico, contro lo scippo del Trattamento di Fine Rapporto attraverso il silenzio/assenso, per salari europei e veri contratti, per la difesa dello stato sociale scuola, sanità, casa ecc. per il diritto al lavoro stabile e tutelato e al reddito. La CUB, preparando lo sciopero generale, ritiene importante accogliere lappello, lanciato allopposizione sociale dalla Rete per il reddito e i diritti, per una grande Manifestazione nazionaleda tenersi a Roma il 6 novembre che rappresenti la forte opposizione sociale che sta crescendo nel Paese e che abbia la capacità di sintetizzare le lotte in campo per il diritto al reddito diretto ed indiretto -, per il diritto dei migranti ad una vita dignitosa e garantita, per il salario e i contratti, contro le riforme delle pensioni e lo scippo del TFR, per il diritto al sapere e ad una scuola laica, pubblica, gratuita e di qualità, per il diritto alla salute, contro la Finanziaria. La CUB è impegnata a costruire rapporti internazionali sempre più stretti con Organizzazioni Sindacali che abbiano, come la CUB, al centro del proprio programma il contrasto alle politiche liberiste che, in Europa, trovano massima espressione nella Costituzione Europea che relega i diritti sociali, sindacali e del lavoro a pura appendice del progetto di Europa dei banchieri, dei padroni, della finanza. A tal fine la CUB sta organizzando, su mandato delle organizzazioni sindacali alternative e di base europee la IV Assemblea Europea del sindacalismo di baseche si terrà a Milano il 26 27 28 novembre prossimi, come tappa importante nella costruzione di sempre più strette relazioni internazionali capaci di determinare analisi, verifica, iniziative di lotta unitaria a livello europeo. Alla riuscita di questa iniziativa è impegnata tutta la CUB. Firenze, 9 ottobre 2004"
Il documento, come si può constatare, contiene, sostanzialmente, tre tipi di affermazioni: - considerazioni riguardanti lo sviluppo organizzativo della CUB (che interessano, ovviamente, solo chi aderisce a tale organizzazione); - indicazioni di obiettivi di lotta (largamente condivisibili, peraltro, da tutto il sindacalismo conflittuale, e non solo da questo); - una forte rivendicazione di identità. E questultima che mi lascia perplesso. Il Consiglio Nazionale CUB, infatti, prima "ribadisce la necessità di mantenere inalterati e di rafforzare i tratti identitari dellorganizzazione che hanno al centro la ferma opposizione al liberismo"; poi, aggiunge, in modo risoluto, che "è il liberismo il nemico da combattere, anche se si rappresenta in forme temperate"; infine, conclude ricordando che "la CUB è impegnata a costruire rapporti internazionali sempre più stretti con Organizzazioni Sindacali che abbiano, come la CUB, al centro del proprio programma il contrasto alle politiche liberiste". A parte il fatto che definire la propria identità solo in negativo (cioè contro qualcosa) mi sembra assai riduttivo (ma, con i tempi che corrono, era difficile aspettarsi di più), mi domando: siamo proprio sicuri che sia il liberismo il nemico da combattere? O non è, invece, il capitalismo? Sgombro subito il campo da possibili equivoci. Da quando, alletà di quattordici anni, iniziai la mia militanza nel movimento studentesco (che, allepoca, nel liceo che frequentavo, raccoglieva forze che andavano dalla sinistra cattolica agli anarchici) mi sono sempre dichiarato, con convinzione, socialista. Sono cioè dellidea che le classi sociali debbano scomparire e che, in una società senza classi, i beni economici debbano appartenere alla comunità e, solo limitatamente allabitazione, agli oggetti duso e agli attrezzi necessari allesercizio della professione, a privati. Almeno fino ad ora, non ho cambiato idea; a differenza di molti altri compagni che si sono lasciati incantare dalle sirene del cosiddetto neoliberismo trionfante. Detto questo, ritengo però che il liberismo (cioè il libero scambio di cose o di servizi) sia ineliminabile (che cioè non sia possibile, in una società libera, impedire i liberi scambi) e, almeno in certa misura, sia compatibile con una società senza classi. Al contrario, ritengo che il capitalismo (cioè la forma di potere fondata sul controllo del capitale) sia, sostanzialmente, incompatibile con essa: la sua stessa esistenza, infatti, presuppone che una classe sociale, in un modo o nellaltro, controlli il capitale e, attraverso il capitale, le classi subalterne. Mi pare quindi che il nemico da combattere non sia tanto il liberismo, quanto il capitalismo. Qualcuno, leggendo queste considerazioni, penserà che si tratti di affermazioni, a fini pratici, del tutto trascurabili. Non ne sarei troppo sicuro. E ciò in quanto ritengo che la confusione tra liberismo e capitalismo sia stata uno dei motivi che hanno portato al disastro del cosiddetto "socialismo reale". NellUnione Sovietica e nei suoi paesi satelliti, infatti, il libero scambio fu (parzialmente) abolito con la giustificazione di voler creare una società senza classi ma, così facendo, si aumentò il controllo del capitale da parte della (nuova) oligarchia dirigente, procedendo, di fatto, in direzione opposta a quella dichiarata. Se, al contrario, fosse stato ridotto il controllo delle classi dominanti sul capitale, come si tentò di fare nel 1936, nel corso della rivoluzione spagnola, sarebbero state poste buone premesse per una sua appropriazione da parte dellintera comunità e, quindi, per il superamento della divisione in classi della società. Luciano Nicolini |
|