![]() |
|
![]() |
| sei in Cenerentola>archivio>numero45>cronaca | ||
Che cosa accade in Sudan? Il 25 ottobre i rappresentanti del governo sudanese e dei due movimenti ribelli attivi nella regione del Darfur, nel nord ovest del Sudan, hanno ripreso i colloqui presieduti dallUnione Africana in Nigeria. I colloqui, che hanno il compito di porre fine agli scontri scoppiati nel febbraio 2003, erano iniziati lo scorso agosto. La questione sudanese sta sempre più prendendo piede nelle cronache internazionali. Le guerre di lunga data interne al paese tra forze governative e ribelli, a cui si è aggiunto dallo scorso anno lo scenario del Darfur, sembrano non avere fine. Ma, ultimamente, qualcosa nellinteresse delle grandi potenze mondiali è cambiato. Il 30 agosto era scaduto un primo ultimatum dellONU affinché Khartoum ponesse fine agli scontri che infiammano il nord-ovest del Paese, pena eventuali sanzioni economiche. A metà settembre, dopo lunghe discussioni, è passata allONU la risoluzione numero 1556 sulla questione del Darfur, proposta dagli Stati Uniti dAmerica, con undici voti a favore e quattro astensioni, tra cui quella della Cina. In essa vengono minacciate sanzioni petrolifere se il governo di Khartoum non interverrà al più presto per disarmare le milizie Janjaweed, che si contrappongono ai due gruppi ribelli attivi in Darfur e sono accusate dalla comunità internazionale di massacri verso la popolazione civile. La regione è ormai divenuta una zona assolutamente insicura e colpita quotidianamente dagli effetti degli scontri e delle carestie. Quello che più colpisce è che, come spesso avviene, il pronto "intervento umanitario" da parte di potenze occidentali e della comunità internazionale sia rivolto verso una zona ricca di petrolio e risorse naturali. La guerra civile in Sudan ha origini lontane. Un primo conflitto insanguinò il Paese, nelle regioni meridionali, tra il 1955 e il 1972, quando il gruppo ribelle dellSSLM (Southern Sudan Liberation Movement) firmò la pace con il dittatore sudanese Nimeiri. Ma poco più di dieci anni dopo, nel 1983, era la volta di un nuovo scontro. I ribelli dellSPLA/M (Sudan Peoples Liberation Army/Movement), guidati da John Garang, che aveva ricevuto in passato addestramento negli Stati Uniti, si rivoltarono contro le forze governative. La guerra, mascherata da sempre sotto la facciata delle divisioni etnico-religiose, nasconde invece la più realistica motivazione della spartizione dei giacimenti petroliferi, di cui il sud del Sudan è ricco. I combattimenti hanno aggravato la condizione della popolazione civile, costretta il più delle volte ad abbandonare la propria terra, oppure uccisa dalle milizie delle diverse fazioni. Oltre alle forze governative, dal 1989 guidate da Omar Hassan al-Bashir, e ai gruppi ribelli, le compagnie multinazionali hanno da tempo guardato con grande interesse alle ricchezze del Paese. Alcune compagnie sono state addirittura accusate di aver assoldato milizie private per scacciare la popolazione locale. Gli scontri, iniziati nel 1983, sembrano avere raggiunto un punto di svolta solo il 26 maggio 2003, quando è stata firmata la pace tra governo sudanese e ribelli dellSPLA/M. Ma non erano ancora finiti i venti di guerra nel Sud che già emergevano nuovi gruppi ribelli al Nord, nella regione occidentale del Darfur, divisa in tre stati. A partire da febbraio, infatti, un gruppo di etnia Fur, sostenuto a quanto sembra da SPLA/M e da alcune potenze straniere, si è sollevato contro il governo di Khartoum, che ha risposto agli assalti. Il nome inizialmente preso dal gruppo ribelle, guidato dallavvocato Abdel Wahid Mohamed Nur, era quello di Darfur Liberation Front. Una volta unitosi ad altri gruppi etnici, quali Masalit, Berti e Zaghawa, il gruppo ha assunto il nome di Sudan Liberation Army, SLA. Gli attacchi dei ribelli ben armati si sono rivolti soprattutto ai commissariati di polizia e alle postazioni dellesercito. La reazione del governo ha consistito nello spostamento di unità militari dal sud del Paese verso la regione dove si trovano i nuovi insorti, e nel tentativo di chiudere le frontiere con Ciad e Libia. Le forze incaricate di sedare le ribellioni sono composte sia da frange dellesercito regolare sudanese che da militanti del movimento armato dei Janjaweed. Verso la fine dellestate sono iniziati i contatti tra governo sudanese e SLA, che hanno portato ad un primo e provvisorio cessate il fuoco. Nel frattempo, però, emergeva un altro gruppo ribelle, lMJE (Justice and Equality Movement), guidato da Khalil Ibrahim. Così, nonostante la sottile tregua, la guerra è continuata. Ma il governo, nel tempo meglio organizzatosi, è riuscito ad ottenere diverse affermazioni. Il 9 febbraio 2004 il presidente al-Bashir ha decretato la fine delle operazioni militari, ma la pace era ancora lontana, soprattutto allesterno dei centri urbani. E a marzo che lONU ha iniziato la propria denuncia degli scontri e delle razzie in corso nella regione del Darfur, parlando anche di un possibile intervento internazionale. Un nuovo cessate il fuoco, di quarantacinque giorni, è stato firmato l8 aprile da Khartoum. Ancora una volta le speranze di pace erano però molto lievi. Gli scontri non sono finiti e le pressioni della comunità internazionale si sono fatte sempre più pesanti. La responsabilità delle centinaia di migliaia di profughi e delle diverse migliaia di morti è stata attribuita da media e paesi occidentali principalmente alle milizie filo-governative dei Janjaweed, a cui Khartoum ha più volte negato la vicinanza. Nei mesi più recenti gli scontri non sono diminuiti e la risoluzione approvata a settembre dal Consiglio di Sicurezza dellONU, che affida grande responsabilità allUnione africana per la conduzione dei negoziati, farà fatica a trovare una soluzione. Il Sudan, come detto, è un paese ricco di petrolio. E divenuto però ufficiale esportatore di oro nero solo dal 1999, anno in cui la produzione ha subito un notevole incremento grazie allo sfruttamento del bacino di El Muglad, a 800 chilometri a sud-ovest di Khartoum. La prima esportazione è avvenuta, infatti, nellagosto 1999, con la partenza di una petroliera carica di barili verso Singapore. Negli ultimi anni le autorità di Khartoum, una volta imparato a mettere a frutto maggiormente le proprie risorse petrolifere, hanno stretto rapporti privilegiati di collaborazione economica con alcuni Paesi, tra cui la Cina. Per far questo hanno dato vita ad una campagna militare per bonificare le aree intorno ai campi petroliferi, spesso con azioni brutali ai danni della popolazione locale, ignorate dalle compagnie estere interessate. La guerra, che da moltissimi anni ormai imperversa nel Paese, è stata ripetutamente incitata da potenze straniere, sotto lombra del conflitto etnico. Gli scontri interni però hanno avuto come principale motivazione proprio la contesa del petrolio, le cui riserve sono stimate in Sudan tra i due e i tre miliardi di barili (un barile corrisponde a circa 159 litri). E lattenzione internazionale è anchessa mobilitata ancora una volta dallinteresse petrolifero. Il 27 di luglio gli USA hanno consegnato nelle mani delle Nazioni Unite una prima bozza di risoluzione per la questione del Darfur, la cui versione definitiva è stata approvata a settembre. Laccusa principale a Khartoum è quella di essere responsabile di un "genocidio" nei confronti della popolazione civile, perpetrato dalle milizie dei Janjaweed. La denuncia non considera però che gran parte delle sofferenze dei civili sono in realtà provocate dagli scontri tra fazioni ribelli di diverse etnie, in atto ormai da decenni, e che la risoluzione non contempla, e non solo dallintervento governativo. La determinazione degli Stati Uniti non è stata condivisa da alcuni membri del Consiglio di Sicurezza dellONU, tra cui Pakistan, Russia e Cina che, se prima aveva fatto intendere di poter anche porre il veto, alla fine si è astenuta. Il compromesso è stato raggiunto dopo che gli USA hanno deciso di modificare lesplicita espressione "sanzioni" con la più morbida e ambigua "misure", che sarebbero applicate contro Khartoum in caso di non rispetto dei dettami della risoluzione. Lindustria petrolifera del Sudan è oggi in costante crescita. E spartita tra una compagnia petrolifera nazionale, una cinese, una francese, unindiana ed una di provenienza malese, ma molti altri consorzi, compagnie e nazioni sono attratti da probabili proventi. Il nostro Paese si dimostrò coinvolto fin dagli anni Cinquanta nella ricerca di giacimenti petroliferi, che però allora sembravano molto ridotti. La stessa Russia sembra interessata a costruire a breve una parte di un oleodotto in zona sudanese. Lintento degli Stati Uniti, che dovrebbe passare attraverso la legittimazione della risoluzione dellONU, sembrerebbe proprio imporre un embargo nei confronti di Khartoum che porterebbe al blocco delle vendite allestero. Il possibile "intervento umanitario" ipotizzato dalla risoluzione rischia di trasformarsi in una nuova guerra di conquista, che punta allaccaparramento di risorse e alla limitazione della sovranità di un Paese, come già avvenuto troppe volte nel continente africano. La fine dei conflitti interni con linstaurazione di un governo "amico" potrebbe consentire alla potenza statunitense di subentrare ai suoi rivali internazionali, già da tempo coinvolti negli affari economici sudanesi. I giacimenti promettono inoltre un possibile aumento di produzione. La catastrofe e la sua soluzione in un certo senso venale, come sempre, finiscono per colpire la popolazione civile, già stremata da anni di guerra e da condizioni climatiche e territoriali al limite della sopportazione. Troppi drammi sono stati dimenticati a lungo dalla comunità internazionale, ma purtroppo bisogna ammettere che in quei casi non cerano possibilità di provento. Il Sudan è dunque divenuto a pieno titolo una nuova importante e fresca pedina dello scacchiere internazionale, avido di petrolio e prodigo di guerre. Ilaria Leccardi Inghilterra: concluso il Forum Sociale Europeo Si è chiuso pochi giorni fa a Londra, tra molte polemiche, il previsto incontro dei "movimenti sociali europei", che ha visto la partecipazione di migliaia di persone (decine di migliaia, nel corso della manifestazione finale). Nel documento prodotto dallassemblea si criticano il neoliberismo (ma perchè non chiamarlo "capitalismo"?), la guerra e l'occupazione dell'Irak, l'occupazione della Palestina, il massacro in Cecenia, le guerre occultate in Africa. Vengono poi richiamate diverse scadenze di lotta cui si propone di arrivare con iniziative concomitanti in tutti i paesi europei. In particolare è scritto: "Ci opponiamo al razzismo e alla fortezza Europa e sosteniamo i diritti dei migranti e dei richiedenti asilo; per la libertà di movimento; per la cittadinanza di residenza e la chiusura dei centri di permanenza temporanea. Ci opponiamo alla deportazione dei migranti. Proponiamo una giornata dazione per il 2 aprile 2005". (...) "Lottiamo per un'altra Europa (...) dove l'insicurezza del posto di lavoro e la disoccupazione non siano all'ordine del giorno. Lottiamo per una agricoltura sostenibile (...) Chiediamo vera uguaglianza sociale tra donne e uomini e pari salario (...) Lottiamo per un'altra Europa rispettosa dei diritti del lavoro, che garantisca un salario decente e un alto livello di protezione sociale. Ci battiamo contro tutte le leggi che affermino l'insicurezza del lavoro attraverso nuove forme di lavoro precario o esternalizzato. (...) Il 20 marzo 2005 segna il secondo anniversario dell'inizio della guerra contro l'Irak. Il 22 e 23 marzo il Consiglio Europeo si incontra a Bruxelles. Facciamo appello alle mobilitazioni nazionali in tutti i paesi europei. Chiamiamo a una manifestazione centrale a Bruxelles il 19 marzo, contro la guerra, il razzismo, contro un'Europa neoliberista, contro le privatizzazioni, il progetto Bolkestein e contro gli attacchi all'orario di lavoro; per una Europa dei diritti e della solidarietà tra i popoli. Chiamiamo tutti i movimenti sociali e i sindacati europei a scendere in piazza quel giorno". Premio Tenco a Peter Hammil, Dulce Pontes e Alessio Lega Nel corso della XXIX Rassegna della Canzone d'Autore "Tenco 2004", tenutasi all'Ariston di Sanremo dal 28 al 30 ottobre, sono stati assegnati i premi Tenco alla Carriera a Peter Hammil e a Dulce Pontes. Il primo, cantautore, polistrumentista e compositore, deve la sua fama allattività svolta con i mitici Van der Graaf Generator; Dulce Pontes, al nuovo fado di Lisbona. Delle cinque Targhe Tenco, annualmente assegnate da cento critici musicali, ne sono state aggiudicate due, quella per il migliore album ("Caramella smog") e quello per la migliore canzone ("Cattiva"), a Samuele Bersani. Miglior album in lingua etnica è stato classificato "L'òste del diau", del gruppo occitano Lou Dalfin. Miglior cantautore esordiente è risultato Alessio Lega, con l'album "Resistenza e amore", realizzato con il gruppo dei Mariposa. Un riconoscimento più che meritato, per lui e per chi ne ha sempre sostenuto il talento (a proposito, per chi ha orecchie da intendere, qualche anno fa, un nostro redattore, tra le risate generali, aveva scommesso una cena sul suo successo: non sarebbe ora di offrirgliela?). Fiorella Mannoia, infine, ha vinto la Targa Tenco per gli interpreti di canzoni d'autore non proprie, con il doppio cd "Concerti". Cassazione: i parcheggiatori abusivi vanno condannati
Così si è espressa la seconda sezione penale che ha dato ragione al procuratore generale della Corte di appello di Bologna, ricorso in Cassazione. Il procuratore aveva contestato la decisione del tribunale di Bologna che aveva dichiarato "non punibile per la modesta entità del fatto", un posteggiatore abusivo che si era fatto dare 5 euro da un automobilista. Il tribunale aveva ritenuto che questultimo non fosse "punibile" poiché la sua truffa da cinque euro "appariva, nel concreto, di modesta entità e tale da indurre a ritenerla fuori dell'area del penalmente rilevante". La Cassazione non ha condiviso questa sentenza. Da un punto di vista giuridico, la decisione appare ineccepibile. E chi, come noi, considera unangheria essere, di fatto, costretti a pagare un parcheggiatore abusivo, difficilmente potrà trattenere un sorriso di soddisfazione. Ma, da un punto di vista etico, è più scorretto chi impone il balzello e poi, di fatto, custodisce lautomobile, o chi, come lente pubblico, limpone ugualmente senza neppure curarsi di custodirla? Napoli: il business della patente si allarga "Comunicavano con una ricetrasmittente le risposte esatte dei quiz per la patente ai candidati scrive "la Repubblica" del 22 ottobre - Per questo motivo quattro persone, tre uomini e una donna, sono state bloccate dai carabinieri e denunciate. E' accaduto a Napoli, a pochi metri dalla sede della motorizzazione civile. La truffa funzionava così. I quattro si piazzavano su un furgone parcheggiato poco distante dall'edificio in cui si svolgevano gli esami. Sul furgone c'era tutto il necessario. I carabinieri hanno infatti sequestrato in seguito questionari per gli esami scritti (test a risposta multipla) e alcuni libri con la teoria della guida, della circolazione e sul funzionamento dei motori a scoppio. Ma quello che era sorprendente era l'apparato tecnologico di cui erano forniti: sono state sequestrate 14 efficientissime ricetrasmittenti, fornite di minuscoli microfoni e auricolari con le quali i quattro si tenevano in contatto con i candidati che avevano richiesto assistenza per passare la prova". Abbiamo sempre ritenuto che lesame per la patente fosse sostanzialmente inutile, tranne che per le persone che, a vario titolo, ci campano sopra. E, in effetti, in diversi paesi, almeno fino a pochi anni fa, era sostituito dallobbligo di circolare, nei primi tempi, con un cartello con scritto "sto imparando". Ma, in Italia, ogni occasione è buona per far soldi. E, a quanto pare, il business si sta allargando ulteriormente. Modena: nessuna trattativa in corso per Libera Nel pomeriggio di venerdì 15 ottobre, una delegazione dell'assemblea di Libera, spazio sociale autogestito alla periferia di Modena, si è presentata all'incontro richiesto dagli assessori comunali Sitta e Marino, con la presenza dell'assessore Romagnoli. "Siamo andati all'incontro hanno dichiarato i compagni di Libera - per ribadire la nostra contrarietà al progetto dell'autodromo-pista prove, e la nostra ferma intenzione a non abbandonare lo spazio sociale Libera e le terre circostanti". Gli assessori hanno confermato la
volontà di proseguire con il progetto in quanto ritengono: - che vi sia una forte esigenza dei soggetti economici della città, e una volontà di questi dinvestire nel progetto. In più hanno ribadito l'intenzione di utilizzare come unico luogo per lautodromo-pista prove i terreni di Marzaglia, escludendo la possibilità di utilizzare altre strutture già esistenti (Fiorano, Mugello, Imola, ecc..). Libera propone un modello di vita assolutamente in antitesi con l'idea di sviluppo del comune di Modena, contrapponendo all'espansione urbanistica e alla logica del profitto a ogni costo un cambiamento sociale fatto di tempi non più frenetici e in equilibrio con l'ambiente. "La nostra posizione hanno concluso i compagni - rimane, comunque, quella di restare a Libera e non accettare nessun altro spazio". |
||