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recensione di Lucrezia Avitabile
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recensione di Luciano Nicolini
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recensione di Lucrezia Avitabile
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di F. Ozon con V. Bruni Tedeschi e S. Freiss Ozon è decisamente un regista originale. E non lo dimostra soltanto col raccontare una storia damore cominciando dalla fine, per poi risalire al suo inizio: quello è il meno. La vera originalità della pellicola risiede nel lasciare agli spettatori un ampio ventaglio di interpretazioni possibili. Vietando loro soltanto la più ovvia. Analizza la vita amorosa di una giovane coppia attraverso cinque tappe fondamentali e racconta la difficoltà di essere in due (da cui il "matematico" titolo) Discrete, ma non sempre convincenti, le interpretazioni dei protagonisti. Ottima, come sempre nei film di questautore, la scelta dei brani musicali, utilizzati (come già accadeva in "Otto donne e un mistero") come vera e propria voce narrante. Lucrezia Avitabile di E. Cappuccio con G. Pasotti e C. Capotondi Complimenti! Negli anni 80, se la memoria non minganna, una compagnia di assicurazioni, la SAI, mostrò, nei cinema e alla televisione, uno spot pubblicitario che fece scandalo: otto atleti erano ai blocchi di partenza di una corsa a ostacoli, vestiti in giacca e cravatta e provvisti di valigia "ventiquattrore". Al via scattavano, tutti contemporaneamente, superando i primi ostacoli. A un certo punto, uno di loro si accasciava con evidenti sintomi di infarto. "Per te, per i tuoi cari, meglio fare unassicurazione..." diceva (più o meno) una voce fuori campo. Si trattava di una pubblicità efficacissima. Nonostante questo fu presto ritirata. Erano gli anni dello yuppismo, e il sistema non poteva accettare di offrire di sè un ritratto così spietato. Il film di Cappuccio sviluppa, magistralmente, lo stesso tema. Il protagonista, un giovane in carriera, figlio di operai, deve licenziare, nel giro di pochi mesi, venticinque dipendenti. E si mette al lavoro. Giorno e notte, non pensa ad altro, rischiando anche di guastare il rapporto con la sua compagna. Ottime tutte le interpretazioni. A partire da quella, giustamente lodata dalla critica, di Pasotti. Perfetta la ricostruzione del clima aziendale. Il film, del resto, è tratto da un libro scritto da persona ben inserita nellambiente: un ex manager della Marzotto. Luciano Nicolini di P. Almodóvar con G.García Bernal, F. Martínez Dopo "Tutto su mia madre" E "Parla con lei", Almodóvar non ci doveva punire con "La mala educación". Il primo tempo si sopporta soprattutto grazie allintreccio tra la storia presente, passata e quella raccontata nel manoscritto che Ignacio sottopone al regista Enrique Goded. Tutto il resto è noia! Non si dimenticheranno le belle scene girate nel collegio dove Ignacio e Enrique trascorsero linfanzia e la canzone "El jardinero" sulle note di "Torna a Surriento". Lucrezia Avitabile |
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