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La forza della ragione

recensione di Toni Iero

 

Foto Arcobaleno

 

 

ll signore dei camion

di Pina D'Aria

 

Pina D'Aria ai microfoni di "Ciao Radio"

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La forza della ragione

Si tratta di un libro che buona parte della sinistra considera non "politically correct". Rappresenta il seguito de "La Rabbia e l’Orgoglio", scritto di getto dalla stessa autrice subito dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Devo premettere che non concordo con coloro che tendono a demonizzarlo, né con chi intende liquidarlo come lo sfogo uterino di un’isterica. Occorre poi aggiungere che la prosa della Fallaci rende la lettura del testo piacevole e che non dispiace trovare, finalmente, uno scritto dove emerge passione e forte verve polemica.

La tesi di fondo sostenuta dall’autrice è che non esiste un islam moderato e che una parte della società occidentale, incapace di riconoscere questo dato di fatto, si sta consegnando ai propri "nemici" senza combattere.

La Fallaci rispolvera dalla storia, anche remota, alcuni episodi del confronto tra islam e cristianità, ricordando le atrocità commesse dai musulmani nei confronti degli abitanti cristiani dei paesi conquistati. Sostiene poi come, sin dal primo embargo petrolifero, l’Europa abbia stabilito una sorta di accordo con i principali paesi arabi produttori di greggio per aprire le società occidentali alla cultura islamica, anche accettando importanti flussi migratori diretti sul proprio territorio. Tutto ciò in cambio della garanzia nelle forniture di oro nero.

La Fallaci, che si definisce bizzarramente una atea cristiana, sostiene la portata rivoluzionaria del messaggio originale di Cristo, che però tiene a distinguere bene dalle posizioni della chiesa cattolica.

Le critiche che si possono sollevare nei confronti delle tesi sostenute nel libro sono, sostanzialmente, quelle di essere monodirezionali e, in fondo, piuttosto ristrette: interpretare la storia del mondo in termini di contrapposizione tra religioni è veramente troppo riduttivo e, in qualche caso, fuorviante.

D’altra parte le guerre di religione sono state cruente non solo da parte islamica (jihad), ma anche da parte cristiana (crociate). Lo sono state pure quando la lotta era tra cristiani (o tra islamici, ricordate il conflitto tra Iran e Iraq?). In realtà la guerra è un’atrocità in sé, e non credo sia possibile trovare nella storia uno scontro bellico che non abbia comportato orrori.

Che attualmente l’islam sia una religione tra le più oscurantiste è un dato di fatto che solo pochi ipocriti possono negare. Tuttavia vi sono settori della cristianità altrettanto fondamentalisti, per esempio alcuni di quelli che sostengono l’attuale amministrazione Bush. Su questo punto la Fallaci si fa prendere la mano dalla polemica e non si preoccupa di chiarire che anche le gerarchie cristiane sono costantemente impegnate a imporre la loro visione della vita nelle società occidentali (divorzio, aborto, fecondazione assistita). Forse è per questo che non riesce a cogliere che sta proprio qui la base della "sorprendente" sintonia tra la chiesa cattolica e l’islam: chissà quanto è grande l’invidia del Papa nei confronti dei preti islamici, che riescono a condizionare tutti i meccanismi sociali dei paesi musulmani!

Degna di nota anche la parte in cui l’autrice attacca alcune componenti politiche e religiose del mondo occidentale, accusandole di non riuscire a vedere la portata della strategia di indottrinamento che l’islam sta portando avanti e, soprattutto, di essere incapaci di denunciare la realtà reazionaria implicita in buona parte dei precetti musulmani.

Qui temo che la Fallaci abbia centrato un punto dolente, specialmente in Europa, dove si fa fatica a discutere razionalmente della questione musulmana. Infatti da un lato abbiamo una destra europea strutturalmente filo araba in quanto ferocemente anti ebraica. Dall’altro la sinistra, ancora condizionata da un terzomondismo residuo della guerra fredda, si ritrova spesso a schierarsi, direttamente o indirettamente, con organizzazioni dominate dalla superstizione religiosa. Perdendo così di vista quei valori di libertà e progresso che dovrebbero essere il punto di riferimento per chi si richiama alla grande tradizione dell’Illuminismo. In queste condizioni vi sono scarse speranze di poter discutere seriamente sulle conseguenze sociali dell’islamismo (ruolo della donna, libertà sessuale, laicità, libertà di pensiero). Tollerare o giustificare il fatto che in altre società vi siano atteggiamenti e comportamenti che riteniamo inaccettabili all’interno della nostra è solo una forma di debolezza mentale. Talvolta il relativismo culturale finisce solo per giustificare forme oppressive.

Vi è però un punto fondamentale di cui non vi è traccia nel libro. L’attuale espansionismo islamico è finanziato, in buona parte, proprio dai proventi petroliferi che l’occidente versa ai vari satrapi al potere nelle nazioni arabe. Perché nascondere ai lettori che sono proprio le aziende e i governi occidentali che sostengono queste caste, facendoci lucrosi affari? Perché non spendere una parola per spiegare che la nostra attuale dipendenza dal petrolio è stata una precisa scelta di settori economici occidentali, gli stessi che si sono arricchiti proprio grazie ai rapporti con gli Stati islamici? Se le nazioni occidentali investissero seriamente nella ricerca di nuove fonti di energia (possibilmente a basso impatto ambientale) e nel risparmio energetico, tra gli altri vantaggi, si ridurrebbe la necessità di petrolio. Gli sceicchi del Golfo Persico si ritroverebbero a vendere meno greggio e ad un prezzo minore, con un drastico ridimensionamento dei loro introiti e il declino della capacità economica di esportare la loro religione. In un libro che denuncia il pericolo islamico e critica l’incapacità degli occidentali di farvi fronte sarebbe stato opportuno affrontare anche questi aspetti.

Perché è indubbio che il sostegno ad emiri e integralisti teocratici non deriva solo da buona parte della popolazione, ma anche dai gruppi di potere occidentali. E non dobbiamo farci ingannare dalla propaganda di chi finge di combattere l’oscurantismo da un lato, per poi farci affari e tenerlo in piedi dall’altro. Il potere (capitalismo occidentale) è in grado di dialogare solo con un altro potere (gerarchia religiosa islamica). Infatti il continuo appello ad un "islam moderato e ragionevole" non fa altro che dare credibilità ad ayatollah, imam, ulema e preti vari, dando loro la forza per continuare a imporre la legge islamica nella società. Non è strano (e sospetto) che governi e opposizioni, europee ed americane, non sappiano trovare, all’interno delle società arabe, interlocutori diversi dalla gerarchia religiosa islamica?

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ll signore dei camion

Dolphin editor di Washington da virtuale si trasforma in cartaceo per inaugurare la versione italiana con la collana INTERVIEW SERIES che pubblica IL SIGNORE DEI CAMION di Pina D’Aria – scrittrice e performer dal 1977 già autrice cyberpunk degli anni ’90 con FlatlineRomance e UcroniaTechnoGlad – Nello stesso volume è contenuta l’INTERVISTA A UN’EX MISS

Paul Burnett

dell’Ufficio Stampa

DolphinC.ed.

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Non si viaggia con l’aria condizionata – su questo tir il macchinino è rotto da tempo – e anche il baracchino fa le bizze... Si va tra i filari degli alberi bianchi che sembrano sceicchi appostati sulla Romea... mentre Camion parla col cuore in mano... Risponde alle domande... Restituisce il mondo rimpicciolito – trasformato in oggetto tascabile...

Camion vuole che scriva un libro con un grande titolo... un libro che sia un film... un film che sia un disco che suona da una finestra – che cancelli i gemiti del traffico donando all’afa un’aura di vivibilità... un libro che non sia come gli uomini, ma come la donna più bella del mondo che se lo sente dire per la prima volta nella vita...

Da dove cominciamo?

Voglio che tu risponda a delle domande...

Registri, o scrivi?

Scrivo...

Perchè non usi un registratore?

Io mangio con le mani...

Anche gli spaghetti?

A dire il vero non arrivo a tanto...

Hai una gran capoccia!

Prendi me: parlo con te... mi sento a mio agio... ma alla fine m’incarto perchè mi piaci... mi sento come se a volte dicessi cazzate...

L’incessante ronzio di fondo del bar – la gente che chiacchiera, le pale del ventilatore, la musica italiana delle oriette e dei berti... – è un bar di camionisti... - ... Siamo nel ventre del transatlantico... i marinai della strada – i camionisti - ... fateci caso non sono lavoratori... veri viveurs al bancone e nella vita non si mischiano alla gente qualsiasi... ai tanti novizi nessuno dei quali ha talento da vendere... In primavera tatuaggi in mostra... ti spogli per non rivestirti più coi primi caldi che sono come venti di rivolta... Un rumore del cielo annuncia vento e pioggia... Il barista – un cotechino molle – trasuda unto... tanto grasso soffre tra le pinces... il colletto della camicia bianco candido sbottonato sul cicciolo sottomandibolare... E’ un uomo che non impreca... glielo leggi in faccia che non ama... ma si espande...

La gente che ci piace è quella che ci prende in considerazione... Come si comunica con la gente? Io scrivo affrettandomi a finire un bell’inizio... cerco i brandelli... la vita che s’insinua tra le voci, il ridere, il suono delle sirene e un botto... Vorrei che non aspettaste di meglio che conoscermi per divertirvi un po’... Due dei poliziotti della volante entrano nel locale... seguitemi sul camion e ditemi che ve ne pare...

Non si può essere sempre buoni... ogni tanto ci si deve alterare... pretendere! Quando sei perentoria mi monta l’entusiasmo... sento che non stai rinunciando a qualcosa nel timore di perdere dell’altro... Ma toglimi una curiosità – a che cosa ti serve il mio parere? A modo mio sono un personaggio... ma non sono illustre... Dovresti intervistare un intellettuale famoso... uno che fa opinione di mestiere... Che ti frega di me? Rischi di perdere il tuo tempo... non faccio neppure il calciatore... non sono omosessuale... I froci fanno audience!... Interroga uno di quei ricchioni bolognesi... ma perchè proprio me?... Perchè un camionista?

Non preoccuparti del perchè... cerca di andare a ruota libera...

Rischio di tagliare giudizi con l’accetta!

Toglimi ancora una curiosità... ‘sto lavoro lo pubblichi subito?

Può essere che non venga dato alle stampe... il bello sta nel piacere di svolgerlo...

Sei strana... Una regola del giornalismo consisteva nel non farsi porre delle domande dall’intervistato, è vero?

Certo, è una delle tecniche per chi deve imparare il mestiere...

Ah, ho capito... la veterana sa come far cantare i fessi... Che furbacchiona! Attenta che se non controlli il meccanismo ti tocca rispondere...

D’accordo...

Non puoi essere d’accordo... si creerebbe confusione di ruoli... Tu chiedi... io rispondo... ok?

D’accordo!

Uhm! Mi sa che mi sono incartato... Senti... ti dispiace spiegarmi che cosa vuoi fare?

Non vorrei rovinarti la carriera né guastarti la reputazione... Scusa se mi preoccupo...

Proprio non devi... Contenta io del divertimento che ne viene, contenti tutti...

Hai un editore che ti ha commissionato la cosa?

No!

Fai ricerca tipo ricerca di mercato... cultura... folclore e costume... Sei specializzata in una qualche antropologia... psicologia? Filosofia? Sociologia?

No... Ti piacerebbe essere intervistato da un filosofo? Da un sociologo?

Be’, ho la fortuna di essere intervistato da una bella fi... cioè... sono contento che tu mi abbia scelto...

Volete sapere come prosegue l’intervista?

Rivolgetevi a PINA D’ARIA e DOLPHIN CARGO ed. c/o Ciao Radio, via dei Fornaciai 24 – Bologna

Tel: 333 22 35 251; pinadaria@libero.it Oppure: 0515871012 presso la libreria MODO, Via Mascarella 24/b, Bologna.

Il libro può essere ordinato ai suddetti numeri e indirizzi per il costo di euro 6,50 + spese di spedizione a carico del destinatario.

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