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Scuola: a proposito di un comunicato stampa
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"Devolution e carriera docente: unaltra picconata alla scuola pubblica italiana. Venerdì 1° ottobre manifestazione a Roma in Piazza Vittorio In dirittura di arrivo alla Camera dei Deputati la devolution che non è altro che una picconata alla scuola pubblica italiana. Per quel che riguarda la scuola il disegno di legge assegna alle Regioni la potestà legislativa esclusiva su: 1. organizzazione scolastica, gestione degli istituti scolastici e di formazione; 2. definizione della parte dei programmi scolastici e formativi di interesse specifico delle Regioni. Se la legge passerà, ci troveremo di fronte a un sistema scolastico nazionale spezzettato in venti modelli regionali, con tutte le evidenti conseguenze negative e laumento esponenziale dei ricorsi dovuti ai conflitti interpretativi tra leggi regionali e leggi statali. Nel frattempo la maggioranza torna allattacco dello stato giuridico degli insegnanti, ridefinendo la sua precedente proposta di legge di riforma che, in sostanza, conferma la divisione in tre distinti ruoli delle tipologie di docente (iniziale, ordinario, esperto) e li aggancia ai corrispondenti 7°, 8° e 9° livello degli inquadramenti del personale statale. Inoltre, prevede che lassunzione in ruolo del personale docente venga effettuata direttamente dai dirigenti scolastici con dei concorsi per soli titoli. Un modo chiaro per dividere ulteriormente la categoria insegnante attraverso il solito meccanismo dei "salvati" (pochi) e dei "sommersi" (tanti). Ed il discorso è lo stesso per gli aspiranti assunti! Chicca finale: abolire le Rappresentanze Sindacali Unitarie dIstituto e creare le macro RSU regionali, dove, ovviamente, a chiudere le trattative andranno i soliti noti! Non permettiamo lo smantellamento della scuola pubblica repubblicana. Contro lattuazione della controriforma Moratti, portata avanti a colpi di bastone, e per ottenere il ritiro immediato del primo decreto attuativo della legge 53, manifesteremo in tante e tanti venerdì pomeriggio a Roma in Piazza Vittorio e nel resto del Paese". Premesso che non conosco in modo approfondito i provvedimenti di cui si parla, mi domando: quali sarebbero le "evidenti conseguenze negative" di un "sistema scolastico nazionale spezzettato in venti modelli regionali"? Non ceravamo sempre battuti contro la ridicola e autoritaria uniformità dei programmi, imposta a livello ministeriale? Certo, decentrare troppo scelte importanti come quelle riguardanti la formazione può comportare grossi rischi (non tutti hanno la preparazione necessaria per ideare un percorso formativo); ma qui non si parla di singoli istituti: si parla di Regioni! Inoltre, che cè di male nel fatto che "lassunzione in ruolo del personale docente venga effettuata"... "attraverso concorsi per soli titoli"? Personalmente, li ho sempre preferiti a quelli "per titoli ed esami", nei quali si perde unenormità di tempo e la parte dedicata allesame è più facilmente "pilotabile". E vero che, nella scuola, rispetto ad altri comparti del pubblico impiego, il problema dei "concorsi pilotati" si pone in misura minore; ma è altrettanto vero che, dato lelevato numero dei partecipanti alle selezioni, possono manifestarsi altri tipi di "irregolarità". A mia madre, ad esempio, componente di una commissione desame, trent anni fa, in un concorso a cattedre per la scuola pubblica, fu proposto, con la massima disinvoltura, da alcuni colleghi, di esaminare solo un elaborato ogni due concorrenti, in modo da sveltire i lavori concorsuali. Era notoriamente una donna "piuttosto rigida", e rifiutò di prendere in considerazione la proposta, facendo notare che in quella prova scritta si stava giocando lavvenire di persone che, in molti casi, avevano impegnato anni della loro vita per prepararsi. Ma, siamo certi che le cose vadano sempre così? Luciano Nicolini |
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