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Scuola: a proposito di un comunicato stampa

 

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Il 28 settembre la CUB scuola ha diramato un comunicato stampa che mi ha lasciato piuttosto perplesso. Lo riporto integralmente:

"Devolution e carriera docente: un’altra picconata alla scuola pubblica italiana.

Venerdì 1° ottobre manifestazione a Roma in Piazza Vittorio

In dirittura di arrivo alla Camera dei Deputati la devolution che non è altro che una picconata alla scuola pubblica italiana.

Per quel che riguarda la scuola il disegno di legge assegna alle Regioni la potestà legislativa esclusiva su:

1. organizzazione scolastica, gestione degli istituti scolastici e di formazione;

2. definizione della parte dei programmi scolastici e formativi di interesse specifico delle Regioni.

Se la legge passerà, ci troveremo di fronte a un sistema scolastico nazionale spezzettato in venti modelli regionali, con tutte le evidenti conseguenze negative e l’aumento esponenziale dei ricorsi dovuti ai conflitti interpretativi tra leggi regionali e leggi statali.

Nel frattempo la maggioranza torna all’attacco dello stato giuridico degli insegnanti, ridefinendo la sua precedente proposta di legge di riforma che, in sostanza, conferma la divisione in tre distinti ruoli delle tipologie di docente (iniziale, ordinario, esperto) e li aggancia ai corrispondenti 7°, 8° e 9° livello degli inquadramenti del personale statale. Inoltre, prevede che l’assunzione in ruolo del personale docente venga effettuata direttamente dai dirigenti scolastici con dei concorsi per soli titoli.

Un modo chiaro per dividere ulteriormente la categoria insegnante attraverso il solito meccanismo dei "salvati" (pochi) e dei "sommersi" (tanti). Ed il discorso è lo stesso per gli aspiranti assunti!

Chicca finale: abolire le Rappresentanze Sindacali Unitarie d’Istituto e creare le macro RSU regionali, dove, ovviamente, a chiudere le trattative andranno i soliti noti!

Non permettiamo lo smantellamento della scuola pubblica repubblicana. Contro l’attuazione della controriforma Moratti, portata avanti a ‘colpi di bastone’, e per ottenere il ritiro immediato del primo decreto attuativo della legge 53, manifesteremo in tante e tanti venerdì pomeriggio a Roma in Piazza Vittorio e nel resto del Paese".

Premesso che non conosco in modo approfondito i provvedimenti di cui si parla, mi domando: quali sarebbero le "evidenti conseguenze negative" di un "sistema scolastico nazionale spezzettato in venti modelli regionali"? Non c’eravamo sempre battuti contro la ridicola e autoritaria uniformità dei programmi, imposta a livello ministeriale? Certo, decentrare troppo scelte importanti come quelle riguardanti la formazione può comportare grossi rischi (non tutti hanno la preparazione necessaria per ideare un percorso formativo); ma qui non si parla di singoli istituti: si parla di Regioni!

Inoltre, che c’è di male nel fatto che "l’assunzione in ruolo del personale docente venga effettuata"... "attraverso concorsi per soli titoli"? Personalmente, li ho sempre preferiti a quelli "per titoli ed esami", nei quali si perde un’enormità di tempo e la parte dedicata all’esame è più facilmente "pilotabile".

E’ vero che, nella scuola, rispetto ad altri comparti del pubblico impiego, il problema dei "concorsi pilotati" si pone in misura minore; ma è altrettanto vero che, dato l’elevato numero dei partecipanti alle selezioni, possono manifestarsi altri tipi di "irregolarità". A mia madre, ad esempio, componente di una commissione d’esame, trent’ anni fa, in un concorso a cattedre per la scuola pubblica, fu proposto, con la massima disinvoltura, da alcuni colleghi, di esaminare solo un elaborato ogni due concorrenti, in modo da sveltire i lavori concorsuali.

Era notoriamente una donna "piuttosto rigida", e rifiutò di prendere in considerazione la proposta, facendo notare che in quella prova scritta si stava giocando l’avvenire di persone che, in molti casi, avevano impegnato anni della loro vita per prepararsi.

Ma, siamo certi che le cose vadano sempre così?

Luciano Nicolini

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