Barra di navigazione

 

Lavorare con lentezza

recensione di Luciano Nicolini

Foto E.De Palma - D.Secondulfo 1977 (da E. Di Nallo, "Indiani in città", Cappelli, 1977)

 

La terra dell'abbondanza

di Lucrezia Avitabile

Wim Wenders - Foto Luca Baroncini 2004

sei in Cenerentola>archivio>numero44>cinema

Lavorare con lentezza

Non male questo film, che ripercorre la storia di Radio Alice, di certo la più famosa radio bolognese di movimento (ma c’erano anche "Radio Città" e "L’Aradio" Ricerca Aperta, che trasmetteva, addirittura, sulle onde medie).

Un tuffo nel passato: nel periodo che va dalla primavera del 1976 a quella del 1977.

Situazioni, fatti, personaggi sono stati un po’ rimescolati, ovviamente; ma, nel complesso, la ricostruzione (romanzata) risulta plausibile. Qualcuno dei più diretti protagonisti di quell’esperienza, coi quali ho parlato dopo la visione del film, non ci si è riconosciuto; ma, interrogato, ha fatto critiche di portata assai limitata e, del resto, c’è da dire che, all’interno di un movimento complesso e contraddittorio come fu quello del ’77, non tutti i protagonisti vissero le stesse esperienze o, quantomeno, non tutti le vissero nello stesso modo.

Discreta l’interpretazione degli attori (premiati a Venezia), soprattutto se si tiene conto della difficoltà di riprodurre frasi e comportamenti appartenenti a un periodo storico che sembra ormai lontanissimo. Eccellente la scelta del titolo: quello d’una canzone di Enzo Del Re ripetuta dall’emittente fino all’ossessione.

Toccante il finale, con l’ascolto della registrazione, dopo i titoli di coda, dell’irruzione della polizia nella sede della radio, irruzione avvenuta, come è mostrato nel film, in diretta. Doveroso, da parte nostra, ricordare la solidarietà dei redattori di "L’Aradio" Ricerca Aperta che, pur sapendo come sarebbe andata a finire, ospitarono, il giorno successivo, alcuni redattori di Radio Alice e furono, a loro volta, arrestati.

Luciano Nicolini

Inizio pagina

 

La terra dell’abbondanza

di W. Wenders

con J. Diehl, M. Williams, B. Young

Non si può certo dire sia un film fatto male. Diciamo che, come tutte le pellicole di Wenders, non crea grandi emozioni nello spettatore, e tende a conciliare il sonno ai pochi lavoratori presenti in sala.

Si narra degli Stati Uniti d’America, dell’enorme impatto emotivo che ha avuto, sull’opinione pubblica, l’attentato alle Torri Gemelle; della paranoia collettiva che ne è seguita; della miseria dei senza tetto; dei gravi squilibri mentali che ancora segnano, a trent’anni di distanza, i reduci della guerra del Vietnam.

Ne esce fuori un ritratto degli USA crudo e crudele, forse più crudo e crudele di quello presentato recentemente da Michael Moore col suo "Fahrenheit 9/11".

Moore, infatti, da buon Nordamericano cresciuto in ambiente operaio, sembra sostanzialmente convinto che le cose possano essere rimesse a posto: è sufficiente rimboccarsi le maniche (come lui, bisogna dire, sta facendo) e mandare via, utilizzando il voto, oltre che l’ironia, quei maledetti reazionari, distratti e pasticcioni, che stanno al governo.

Wenders, invece, non dice che cosa pensa esattamente, ma, facendo viaggiare la protagonista tra miserie morali e materiali, ci lascia bel po’ di tristezza.

Lucrezia Avitabile

    Inizio pagina