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recensione di Luciano Nicolini
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di Lucrezia Avitabile
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Un tuffo nel passato: nel periodo che va dalla primavera del 1976 a quella del 1977. Situazioni, fatti, personaggi sono stati un po rimescolati, ovviamente; ma, nel complesso, la ricostruzione (romanzata) risulta plausibile. Qualcuno dei più diretti protagonisti di quellesperienza, coi quali ho parlato dopo la visione del film, non ci si è riconosciuto; ma, interrogato, ha fatto critiche di portata assai limitata e, del resto, cè da dire che, allinterno di un movimento complesso e contraddittorio come fu quello del 77, non tutti i protagonisti vissero le stesse esperienze o, quantomeno, non tutti le vissero nello stesso modo. Discreta linterpretazione degli attori (premiati a Venezia), soprattutto se si tiene conto della difficoltà di riprodurre frasi e comportamenti appartenenti a un periodo storico che sembra ormai lontanissimo. Eccellente la scelta del titolo: quello duna canzone di Enzo Del Re ripetuta dallemittente fino allossessione. Toccante il finale, con lascolto della registrazione, dopo i titoli di coda, dellirruzione della polizia nella sede della radio, irruzione avvenuta, come è mostrato nel film, in diretta. Doveroso, da parte nostra, ricordare la solidarietà dei redattori di "LAradio" Ricerca Aperta che, pur sapendo come sarebbe andata a finire, ospitarono, il giorno successivo, alcuni redattori di Radio Alice e furono, a loro volta, arrestati. Luciano Nicolini
di W. Wenders con J. Diehl, M. Williams, B. Young Non si può certo dire sia un film fatto male. Diciamo che, come tutte le pellicole di Wenders, non crea grandi emozioni nello spettatore, e tende a conciliare il sonno ai pochi lavoratori presenti in sala. Si narra degli Stati Uniti dAmerica, dellenorme impatto emotivo che ha avuto, sullopinione pubblica, lattentato alle Torri Gemelle; della paranoia collettiva che ne è seguita; della miseria dei senza tetto; dei gravi squilibri mentali che ancora segnano, a trentanni di distanza, i reduci della guerra del Vietnam. Ne esce fuori un ritratto degli USA crudo e crudele, forse più crudo e crudele di quello presentato recentemente da Michael Moore col suo "Fahrenheit 9/11". Moore, infatti, da buon Nordamericano cresciuto in ambiente operaio, sembra sostanzialmente convinto che le cose possano essere rimesse a posto: è sufficiente rimboccarsi le maniche (come lui, bisogna dire, sta facendo) e mandare via, utilizzando il voto, oltre che lironia, quei maledetti reazionari, distratti e pasticcioni, che stanno al governo. Wenders, invece, non dice che cosa pensa esattamente, ma, facendo viaggiare la protagonista tra miserie morali e materiali, ci lascia bel po di tristezza. Lucrezia Avitabile |
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