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Bologna 25 settembre - manifestazione per la libertà dei migranti - Foto Angelo Pollara 2004

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Guinea Equatoriale: "Dio" chiede spiegazioni agli USA

Sapete dov’è la Guinea Equatoriale?

No? Normale. E’ un paese di cui non si parla quasi mai.

Se ne è parlato per un po’ un mese fa, quando il figlio di Margaret Thatcher, degno rampollo di tanto reazionaria madre, è stato accusato di aver partecipato all’organizzazione di un golpe tendente a spodestare il suo presidente: un tale Obiang che si fa chiamare, confidenzialmente, "Dio".

La notizia è stata diffusa dalla stampa in modo ironico, mettendo l’accento su come, anche nelle migliori famiglie, ci sia sempre qualcuno che si fa beccare con le mani nella marmellata, accusato di organizzare, avvalendosi di mercenari, un golpe da "stato libero di Bananas".

Il 27 settembre però, il "Guardian", ha diffuso una notizia che, se vera, farebbe cambiare aspetto all’intera storia. Dietro ai golpisti ci sarebbe nientemeno che il Pentagono.

Scrive infatti il Guardian: "Links have been discovered between senior American military officials and the failed coup plot in Equatorial Guinea that has JUSTIFY Sir Mark Thatcher facing trial in South Africa.

Theresa Whelan, a member of the Bush administration in charge of African affairs at the Pentagon, twice met a London-based businessman, Greg Wales, in Washington before the coup attempt. Mr Wales has been accused of being one of its organisers, but has denied any involvement".

("Sono stati scoperti collegamenti tra alti ufficiali dell’esercito americano e il fallito golpe in Guinea Equatoriale che ha coinvolto Sir Mark Thatcher in Sudafrica.

Theresa Whelan, un membro dell’amministrazione Bush incaricato degli affari africani presso il Pentagono, incontrò due volte un uomo d’affari londinese, Greg Wales, a Washington, prima del tentativo di golpe. Wales è accusato d’essere stato uno degli organizzatori, ma ha negato ogni coinvolgimento")

"Dio", furibondo, ha chiesto spiegazioni al governo USA.

Gli consigliamo vivamente di leggere, alle pagine 6 e 7, l’articolo di Toni Iero, scritto in tempi non sospetti, in cui si parla di Cina, di geopolitica, di petrolio e... del Golfo di Guinea.

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Bologna: per la libertà dei migranti

Il 25 settembre si è svolta, a Bologna, la preannunciata manifestazione, a carattere provinciale, per la libertà degli immigrati (vedi Cenerentola numero 41). La mobilitazione ha avuto inizio, a mezzogiorno, con un presidio in prossimità del Centro di Permanenza Temporanea di via Mattei, dove sono detenute persone colpevoli solo di cercare una vita migliore: una "prigione per innocenti" la cui esistenza è indegna di qualsiasi paese civile.

E’ stato effettuato poi, nel pomeriggio, il previsto corteo, indetto da Coordinamento migranti, CGIL, CISL, UIL e USI-AIT, con la partecipazione di alcune migliaia di lavoratori, soprattutto immigrati. Al termine, mentre alcuni manifestanti issavano, su un vicino palazzo, striscioni in favore della libera circolazione di tutti gli esseri umani, hanno parlato esponenti dei sindacati concertativi (assai poco apprezzati dai manifestanti) e un portavoce del Coordinamento migranti. Quest’ultimo intervento, che ha suscitato larghi consensi chiamando i lavoratori allo sciopero generale contro la legge 30, la legge Bossi-Fini, e ogni altra legge che limita la libertà degli immigrati, ha praticamente concluso la manifestazione.

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"Finanza creativa" nella scuola italiana

«Siniscalco, con ogni evidenza, ha deciso di tentare di farci rimpiangere il suo predecessore», ha affermato il coordinatore nazionale della Cub scuola, l’anarchico Cosimo Scarinzi.

Riferendosi all'ipotesi di congelare i cosiddetti "gradoni", cioè quanto resta degli scatti di anzianità aboliti nel contratto del 1995, Scarinzi ha sostenuto che «l'abolizione di questo residuo meccanismo di tutela comporterà una perdita secca, dal 3% all'11% a seconda dell'anzianità, del salario». «Il ministro dell'Economia, bontà sua, ipotizza di utilizzare parte dei circa 204 milioni di euro che intende sfilare dalle tasche dei lavoratori della scuola per finanziare il nostro contratto scaduto da quasi un anno. Un piccolo capolavoro di finanza creativa: il governo vuole concederci come "aumenti" parte di quanto ci vuole sottrarre dallo stipendio».

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Elogio di Tommaso (che non ci crede se non ci mette il naso)

Vi ricordate di Alessandro Geri, il tecnico informatico romano che, per primo, fu incarcerato con l’accusa di far parte delle nuove Brigate Rosse e di esser coinvolto nel delitto D’Antona?

No? Eppure, all’epoca, per dieci giorni, i quotidiani non fecero altro che parlare di lui. Della sua vita sapevamo tutto: curriculum, abitudini, frequentazioni...

E più ne sapevamo, più ci veniva da ridere: era perfettamente evidente che, non solo non c'entrava nulla, ma neppure si era mai occupato di politica.

Lui rideva molto meno, naturalmente. Anche perchè è stato scagionato completamente soltanto nel dicembre del 2002.

Le "prove schiaccianti" delle quali molti quotidiani parlavano in quei giorni, si è poi scoperto, ruotavano intorno alla testimonianza di un ragazzo di quattordici anni che aveva sostenuto di aver riconosciuto in Geri l'uomo che stazionava nervoso davanti alla cabina tejustifyonica di via Rocci, da dove sarebbe partita la rivendicazione dell'omicidio D'Antona.

Un po’ pochino, per la verità.

Dopo Geri, entrarono in scena gli otto marxisti-leninisti di Iniziativa Comunista. E, anche su di essi, furono fatti scorrere fiumi d’inchiostro. Rispetto all’informatico romano avevano uno svantaggio, di politica si occupavano da tempo. E, forse per questo motivo, furono tenuti in carcere molto più a lungo. Ciò non significa, però, che fossero brigatisti. E infatti pochi giorni fa, il 21 settembre 2004, a tre anni dal loro arresto, sono stati tutti assolti perchè "il fatto non sussiste".

La gran parte dei quotidiani ha comunicato la notizia distrattamente, liquidandola in tre righe. Per saperne qualcosa di più abbiamo dovuto ricorrere ai loro "cugini" di "Liberazione" e del "Manifesto".

"Le accuse – scrive Annibale Paloscia su Liberazione del 22 settembre - erano fondate su interpretazioni date con un metro repressivo ai dialoghi confidenziali fra giovani apologisti di Stalin infervorati dalla nostalgia per l'archeo-comunismo. I carabinieri del Ros ascoltavano e prendevano tutto sul serio: una scena di gelosia in cui lui gridava a lei «te la fai con quell'infiltrato», la consideravano un indizio fondato che i militanti di quel gruppo operavano in regime di clandestinità e perciò avevano paura degli infiltrati". Per un po’ di tempo venne detto che "la militante di ‘Iniziativa comunista’ Rita Casillo era il palo del delitto D'Antona. La notizia era stata spifferata da fonti che non si facevano identificare, ma giornali e tv non ci badavano e la spacciavano come oro colato. I testimoni avevano descritto una donna bassa, esile e con un grosso sedere. Rita Casillo, alta un metro e 70, di corporatura robusta e senza un grosso sedere, non s'adattava a quel ritratto. Lo stesso legale della famiglia D'Antona era profondamente dubbioso. I carabinieri avevano mostrato una fotografia di Rita a un testimone e ne avevano ricavato un «mi sembra lei» che sulla stampa e in tv era diventato un «E' lei»".

"La giudice - scrive Alessandro Mantovani sul Manifesto del 22 settembre - anticipando le motivazioni, ha detto in aula che l'andamento del processo «non consente equivoci», gli elementi d'accusa si sono rivelati «inconsistenti» e «inconducenti»". Per quanto poi riguarda la Casillo , Mantovani ci informa che "Fu organizzato un confronto all'americana a Rebibbia, dove Casillo era detenuta, ma il testimone indicò un'altra donna. E subito dopo vennero fuori due identikit che sembravano i ritratti dei fratelli Natali, anche loro estranei al delitto". Curioso...

"C'è da dire che ben pochi – prosegue Mantovani - nella sinistra romana, hanno alzato la voce contro le accuse a Iniziativa Comunista, un gruppetto marxista-leninista di qualche decina di persone, nato negli anni ottanta tra i filosovietici della Fgci, passato per Rifondazione e oggi presente nei quartieri popolari del Tiburtino e del Quarticciolo. L'autoisolamento del gruppo non giustifica tanto silenzio. Tra chi non ha mai detto mezza parola c'è perfino Armando Cossutta, che anni fa era stato testimone alle nozze di Natali".

Vatti a fidare del compare!


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