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Ravenna Nightmare Film Festival

Ravenna - Cinema City - 26 settembre 2004

BENTORNATO HORROR

di Luca Baroncini

Dario Argento - Foto Luca Baroncini 2004

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Il placido cuore della Romagna torna a immergersi nel fitto intrico di paure ancestrali e brividi non sempre impalpabili. Per il secondo anno consecutivo, infatti, apre il sipario il "Ravenna Nightmare Film Fest", organizzato da Alberto Achilli del Comune di Ravenna e diretto da Franco Calandrini per "St/Art". Rispetto all’edizione 2003 molte cose sono cambiate. Prima di tutto la sede. Non più il cinema Corso in pieno centro storico, a due passi dalla basilica di Sant’Apollinare Nuovo, ma un luccicante e asettico multiplex periferico (il Cine City), con due sale (sulle dodici della struttura) dedicate alla manifestazione. È una tendenza adottata da molti festival (anche Torino con il passaggio al labirintico "Pathè" del Lingotto) prediligere tecnologia e comodità decentrate al ruspante e sanguigno fermento delle monosale del centro storico, spesso scalcinate e striminzite. La scelta è facile da comprendere ma resta discutibile, perché si perde quella connotazione tipicamente cittadina che permette di alternare uno spettacolo al passeggio tra le viuzze del centro o a un caffè che non sia per forza "walky cup". La funzionalità della multisala, una volta superato il tragico impatto di ipermercato del cinema, è comunque innegabile. La nuova sede non è però l’unica innovazione. Il festival, infatti, si è ingrandito parecchio, godendo con tutta probabilità di un budget a qualche zero in più. Con l’annessione alla "Federazione Europea dei Festival del Fantastico" (solo diciassette i festival ammessi), si sono aperte le porte alle pellicole in circolazione più rappresentative del genere e si è potuto affiancare al concorso internazionale per lungometraggi un concorso europeo per corti. Tra le sezioni collaterali, un approfondimento sull’opera di Dario Argento, ospite del festival, con la presentazione del libro "Dario Argento: l’immagine della paura" e la riproposizione su grande schermo di alcuni dei suoi classici, da "Profondo Rosso" a "Phenomena" (manca sempre "Quattro mosche di velluto grigio", ma lo stesso Argento dice che il film è sparito per una questione di diritti e nemmeno lui ne possiede una copia). In più non manca un interessante approfondimento sulle mitiche e "immortali" figure che hanno popolato tanti incubi e impressionato chilometri di pellicole: i morti viventi. La sezione "Eurozombies: Italia - Spagna" è infatti incentrata su alcuni capolavori, o presunti tali, che dimostrano la vitalità del cinema europeo in materia. Ecco quindi la possibilità di gustare il trashissimo "Roma contro Roma" di Giuseppe Vari del 1963, fusione imperdibile tra il genere "peplum" e l’horror e primo film europeo in cui compaiono gli "zombies" (in Asia centrale uno stregone decide di far resuscitare i legionari morti per scagliarli contro l’esercito invasore dell’Impero Romano). Tra le altre opere del fitto programma, la quadrilogia di Armando De Ossario sui templari ciechi ("La noche del terror ciego", "El ataque de los muertos sin ojos", "El buque maldido", "La noche del los gaviotas"), oltre al famoso "Non si deve profanare il sonno dei morti" di Jorge Grau del 1974, che rivisita l’horror in chiave ecologico-politica (l’unico a capire gli effetti devastanti di un antiparassitario elaborato dal Ministero dell’Agricoltura, che come effetto collaterale risveglia i morti, è un capellone che se la dovrà vedere con lo scetticismo e la cecità intellettiva di un poliziotto).

Già alla seconda edizione, quindi, il festival è cresciuto, divenendo competitivo e riuscendo a ritagliarsi uno spazio di rilievo nel panorama spesso asfittico della provincia, a dimostrazione della vitalità di un cinema non solo per appassionati ma di chiunque abbia un po’ di curiosità e voglia di uscire dalle rigide imposizioni del mercato. Certo, in un multiplex a posti numerati immersi in un fetore quasi tangibile di popcorn è più difficile uscire dai ranghi, ma non impossibile. E vedere il tutto esaurito per "Suspiria", in pacifica convivenza con i vari "Spiderman" e "The Bourne Supremacy", è sintomatico del successo dell’iniziativa.

I CORTOMETRAGGI

Vera novità di questa edizione, i dieci corti selezionati abbracciano l’horror in tutte le sue forme e accezioni e si configurano come un panorama rappresentativo di ciò che offre la produzione europea attuale. Le opere spaziano infatti dal video alla pellicola e si caratterizzano non tanto per l’originalità (i temi, pur nelle infinite varianti, sono sempre gli stessi, così come la maggior parte dei relativi sviluppi), quanto per l’alta qualità dei brividi disseminati. Dall’orrore casalingo di "Inside Out", coproduzione anglo-malese diretta da Oliver Knott, in cui una donna affetta da una rara malattia si sdoppia in due entità autonome incapaci di convivere, alla reiterazione aliena dello spagnolo "El ciclo" di Victor Garcìa, passando per gli immancabili zombi del portoghese "I’ll see you in my dreams" di Miguel Angél Vivas, fino al grottesco vincitore del "Méliès d’Or for the Best Fantastic Short Film", l’irlandese "The carpenter and his clumsy wife". Diretto da Peter Foott, il corto, già presentato a Venezia 61, racconta, in un riuscito incrocio tra fiaba nera e commedia, l’insolito rapporto tra una matura coppia di sposi: lei è molto distratta e lui è un falegname che ama fin troppo il suo lavoro; si comincia da un dito, che la moglie perde pelando le patate e il marito prontamente sostituisce con una protesi, per poi passare ad altre parti del corpo, fino all’inevitabile degenerazione. Colpisce anche la cattiveria di "El tren de la bruja", dello spagnolo Koldo Serra, dove un uomo si presta a un insolito test sulla paura: seduto in una stanza buia e sotto un faro accecante, dovrà resistere, per 12.000 euro, alle situazioni di terrore inscenate da un’equipe di scienziati. Ma sarà davvero un esperimento oppure è un sadico gioco al massacro?

Il corto più convincente per fantasia e immaginazione è, però, "L’homme sans tete" di Juan Solanas, figlio del famoso regista argentino Fernando Solanas. Con uno stile molto personale e visionario, incline alla poesia, l’opera, già premiata a Cannes 2003 con il "Gran Premio della giuria", racconta in un’atmosfera d’altri tempi sospesa nel sogno i travagli di un uomo senza testa, che per ben figurare a un primo appuntamento decide di comprarne una. Dopo vari tentativi insoddisfacenti, scoprirà i vantaggi di proporsi per quello che è.

DOCTOR SLEEP

Paese: Inghilterra
Anno: 2002
Regia: Nick Willing

Sceneggiatura: Nick Willing, William Brookfield
Montaggio: Nivcen Howie
Fotografia: Peter Sova

Scenografia: Don Taylor
Musica: Simon Boswell
Interpreti: Goran Visnjic, Shirley Henderson, Mirando Otto, Paddy Considine

Produzione: Michele Camarda - Kismet Film
Durata: 92’

Trama:

L’ipnoterapista Michael Strother possiede una pericolosa qualità: può percepire, per telepatia, alcune visioni dall’interno delle menti dei suoi pazienti. Mentre è impegnato nella terapia di una investigatrice che deve smettere di fumare, vede l’immagine di una bambina che galleggia sulla superficie di un ruscello. Strother viene così coinvolto nelle indagini su un serial killer …

Recensione

"FINALMENTE BRIVIDI"

Guardando il film di Nick Willing lo spettatore è combattuto tra due fronti: la razionalità e l'emozione. A livello di sceneggiatura, infatti, il lungometraggio riesce a dare un senso a tutti gli interrogativi disseminati lungo la complicata storia, ma non evita buchi logici e luoghi comuni. Ci sono proprio tutti gli elementi del genere thriller in chiave horror, nessuno escluso: gli incubi, le visioni premonitrici, la bambina bionda, il serial killer, l'efferatezza, le voci registrate, la setta satanica, i riti millenari, le antiche iscrizioni, un'investigatrice sfiduciata, il trauma da rimuovere e la cornice di una Londra lontana dal glamour e immersa in grigie atmosfere di periferia. Il bello, però, è che l'andamento è talmente appassionante che solo a posteriori ci si rende conto dell'ingenuità di qualche passaggio (tra gli altri, la casuale identificazione delle due chiese mancanti dopo la caduta del caffè sulla carta geografica e l'evidente medaglione del "cattivo" che illumina l'arguzia sonnecchiante della poliziotta) o di alcuni eccessi (il corpo di polizia, ai limiti del grottesco). E poi, cosa sempre più rara nei tanti epigoni americani a base di vittime sacrificali under 18 e mostricioni in gomma, il film riesce a fare paura. La vecchia scrittrice ha una faccia che non si dimentica e quando con la voce bassa e lo sguardo fisso abbandona repentinamente l'inglese per passare al francese pronunciando "Je suis fatiguée" mentre si rigira i polpastrelli della mano, mette davvero i brividi. Così come funzionano i passaggi dall'onirico al reale, forse prevedibili ma sempre in grado di spiazzare nonostante i sensi all'erta. Il merito è della potente regia, che stabilisce subito un feeling con il pubblico attraverso un'ambientazione quotidiana molto credibile, prediligendo l'azione al ragionamento e caratterizzando con immediatezza i personaggi. Perfetti anche l'aderenza alle immagini del commento sonoro (sia la musica che gli effetti) e l'interpretazione di Goran Visnijc (il Luke Kovac della serie E.R.), in grado di conferire al protagonista una fragilità (in più di un'occasione lui stesso salta dallo spavento) dall'efficace effetto empatico. Tra i due fronti a vincere è quindi l'emozione e il film ha proprio il pregio di insinuarsi sottopelle e di proporsi come un vigoroso e riuscito intrattenimento.

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