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Ravenna Nightmare Film Festival Ravenna - Cinema City - 26 settembre 2004 BENTORNATO HORROR di Luca Baroncini
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Già alla seconda edizione, quindi, il festival è cresciuto, divenendo competitivo e riuscendo a ritagliarsi uno spazio di rilievo nel panorama spesso asfittico della provincia, a dimostrazione della vitalità di un cinema non solo per appassionati ma di chiunque abbia un po di curiosità e voglia di uscire dalle rigide imposizioni del mercato. Certo, in un multiplex a posti numerati immersi in un fetore quasi tangibile di popcorn è più difficile uscire dai ranghi, ma non impossibile. E vedere il tutto esaurito per "Suspiria", in pacifica convivenza con i vari "Spiderman" e "The Bourne Supremacy", è sintomatico del successo delliniziativa. I CORTOMETRAGGI Vera novità di questa edizione, i dieci corti selezionati abbracciano lhorror in tutte le sue forme e accezioni e si configurano come un panorama rappresentativo di ciò che offre la produzione europea attuale. Le opere spaziano infatti dal video alla pellicola e si caratterizzano non tanto per loriginalità (i temi, pur nelle infinite varianti, sono sempre gli stessi, così come la maggior parte dei relativi sviluppi), quanto per lalta qualità dei brividi disseminati. Dallorrore casalingo di "Inside Out", coproduzione anglo-malese diretta da Oliver Knott, in cui una donna affetta da una rara malattia si sdoppia in due entità autonome incapaci di convivere, alla reiterazione aliena dello spagnolo "El ciclo" di Victor Garcìa, passando per gli immancabili zombi del portoghese "Ill see you in my dreams" di Miguel Angél Vivas, fino al grottesco vincitore del "Méliès dOr for the Best Fantastic Short Film", lirlandese "The carpenter and his clumsy wife". Diretto da Peter Foott, il corto, già presentato a Venezia 61, racconta, in un riuscito incrocio tra fiaba nera e commedia, linsolito rapporto tra una matura coppia di sposi: lei è molto distratta e lui è un falegname che ama fin troppo il suo lavoro; si comincia da un dito, che la moglie perde pelando le patate e il marito prontamente sostituisce con una protesi, per poi passare ad altre parti del corpo, fino allinevitabile degenerazione. Colpisce anche la cattiveria di "El tren de la bruja", dello spagnolo Koldo Serra, dove un uomo si presta a un insolito test sulla paura: seduto in una stanza buia e sotto un faro accecante, dovrà resistere, per 12.000 euro, alle situazioni di terrore inscenate da unequipe di scienziati. Ma sarà davvero un esperimento oppure è un sadico gioco al massacro? Il corto più convincente per fantasia e immaginazione è, però, "Lhomme sans tete" di Juan Solanas, figlio del famoso regista argentino Fernando Solanas. Con uno stile molto personale e visionario, incline alla poesia, lopera, già premiata a Cannes 2003 con il "Gran Premio della giuria", racconta in unatmosfera daltri tempi sospesa nel sogno i travagli di un uomo senza testa, che per ben figurare a un primo appuntamento decide di comprarne una. Dopo vari tentativi insoddisfacenti, scoprirà i vantaggi di proporsi per quello che è. DOCTOR SLEEP Paese: Inghilterra Trama: Lipnoterapista Michael Strother possiede una pericolosa qualità: può percepire, per telepatia, alcune visioni dallinterno delle menti dei suoi pazienti. Mentre è impegnato nella terapia di una investigatrice che deve smettere di fumare, vede limmagine di una bambina che galleggia sulla superficie di un ruscello. Strother viene così coinvolto nelle indagini su un serial killer Recensione "FINALMENTE BRIVIDI" Guardando il film di Nick Willing lo spettatore è combattuto tra due fronti: la razionalità e l'emozione. A livello di sceneggiatura, infatti, il lungometraggio riesce a dare un senso a tutti gli interrogativi disseminati lungo la complicata storia, ma non evita buchi logici e luoghi comuni. Ci sono proprio tutti gli elementi del genere thriller in chiave horror, nessuno escluso: gli incubi, le visioni premonitrici, la bambina bionda, il serial killer, l'efferatezza, le voci registrate, la setta satanica, i riti millenari, le antiche iscrizioni, un'investigatrice sfiduciata, il trauma da rimuovere e la cornice di una Londra lontana dal glamour e immersa in grigie atmosfere di periferia. Il bello, però, è che l'andamento è talmente appassionante che solo a posteriori ci si rende conto dell'ingenuità di qualche passaggio (tra gli altri, la casuale identificazione delle due chiese mancanti dopo la caduta del caffè sulla carta geografica e l'evidente medaglione del "cattivo" che illumina l'arguzia sonnecchiante della poliziotta) o di alcuni eccessi (il corpo di polizia, ai limiti del grottesco). E poi, cosa sempre più rara nei tanti epigoni americani a base di vittime sacrificali under 18 e mostricioni in gomma, il film riesce a fare paura. La vecchia scrittrice ha una faccia che non si dimentica e quando con la voce bassa e lo sguardo fisso abbandona repentinamente l'inglese per passare al francese pronunciando "Je suis fatiguée" mentre si rigira i polpastrelli della mano, mette davvero i brividi. Così come funzionano i passaggi dall'onirico al reale, forse prevedibili ma sempre in grado di spiazzare nonostante i sensi all'erta. Il merito è della potente regia, che stabilisce subito un feeling con il pubblico attraverso un'ambientazione quotidiana molto credibile, prediligendo l'azione al ragionamento e caratterizzando con immediatezza i personaggi. Perfetti anche l'aderenza alle immagini del commento sonoro (sia la musica che gli effetti) e l'interpretazione di Goran Visnijc (il Luke Kovac della serie E.R.), in grado di conferire al protagonista una fragilità (in più di un'occasione lui stesso salta dallo spavento) dall'efficace effetto empatico. Tra i due fronti a vincere è quindi l'emozione e il film ha proprio il pregio di insinuarsi sottopelle e di proporsi come un vigoroso e riuscito intrattenimento. |
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