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I 4 operatori di "Un ponte per..." rapiti il 7 settembre 2004

 

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Il mondo è impazzito?

Dopo l’orrenda strage di bambini messa in atto nell’ex Unione Sovietica e, ancor più, dopo il rapimento dei quattro operatori di "Un ponte per Baghdad", effettuato nei giorni scorsi in Irak, è questa la domanda che in molti si pongono. Nei bar, nei mercatini rionali, la gente dice: "Non ci capisco più niente". Quale vantaggio può avere chi combatte per l’indipendenza della Cecenia da una strage di innocenti? E quale vantaggio può avere la resistenza irachena dal rapimento di persone che per anni, sotto i diversi regimi che si sono succeduti, hanno avuto la sola preoccupazione di aiutare la popolazione civile?

Quando si fa la guerra non si va per il sottile... Ma gli autori di questi crimini sono andati per il sottile; entrambe le azioni, infatti, sembrano essere state meticolosamente pianificate.

Da chi? Perchè?

"In simili contesti, può essere stato chiunque" - dicono i compagni nel corso delle assemblee, o nei dibattiti all’interno delle loro sedi. E sono spesso quegli stessi compagni che, fino a pochi anni fa, qualsiasi cosa accadesse, pretendevano di spiegarti, per filo e per segno, quale ne fosse stata la causa, chi fosse l’autore dei fatti in questione e, alla fine, chi ne fosse stato il mandante (in genere, i servizi segreti statunitensi, l’onnipresente CIA).

Noi della redazione di Cenerentola, in generale, cerchiamo di esser cauti nell’attribuire responsabilità così gravi agli uni o agli altri. Soprattutto quando si è in mancanza di evidenze. Il caso delle due Italiane rapite, però, è davvero singolare: una cosa è il rapimento di due donne (due "odiate Italiane", per giunta) che si aggirano in una zona di guerra; altra cosa è un rapimento, come quello del quale stiamo scrivendo, attuato, nel pieno centro della capitale, da una squadra di militari presentatisi con in mano la lista delle persone da prelevare.

Non sembra essersi trattato di un’azione improvvisata.

E, perchè rapire proprio loro? Forse, soltanto, perchè erano prede facili. Ma il dubbio che, dietro a quest’infame azione, si nasconda qualcuno che vuol soffiare sul fuoco, rimane.

Ci auguriamo non sia così. Speriamo vivamente che i quattro coraggiosi volontari siano stati effettivamente rapiti da guerriglieri iracheni e che, nel momento in cui leggerete quest’articolo, questi ultimi, resisi conto del clamoroso errore commesso, li abbiano liberati.

E della Cecenia? Che dire? Si è molto parlato, in questi giorni, di fanatismo nazionalista, di spietata repressione, di intolleranza religiosa; molto poco di geopolitica, di petrolio, di gas naturale. Viene in mente, a tale proposito, un brano letto nel blog (il diario via internet) del povero Enzo Baldoni:

"Chiedo a un autorevole uomo d'affari irakeno qual è il fattore che, secondo lui, più di tutti ha assicurato pace e prosperità alla Giordania.

‘Semplice.’ risponde ‘La Giordania non ha petrolio’."

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Incredibile manifestazione di solidarietà a Baghdad

Il 15 settembre, nella mattina dell’ottavo giorno dal rapimento di Mahnaz, Ra’ad, Simona Pari e Simona Torretta, si è svolta nel centro di Baghdad tra la piazza del Paradiso, l’hotel Palestine, non lontano dalla sede di "Un ponte per ...", un’incredibile manifestazione di solidarietà nei confronti degli operatori rapiti. Erano in centinaia, più di cinquecento, sciiti, sunniti, caldei, giovani, donne, espressione di quella che in Italia chiameremmo "società civile". Nonostante i morti dei giorni precedenti, nonostante il pericolo, hanno voluto manifestare per la liberazione di tutti gli ostaggi e la fine di ogni violenza in Irak.

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