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Dopo lorrenda strage di bambini messa in atto nellex Unione Sovietica e, ancor più, dopo il rapimento dei quattro operatori di "Un ponte per Baghdad", effettuato nei giorni scorsi in Irak, è questa la domanda che in molti si pongono. Nei bar, nei mercatini rionali, la gente dice: "Non ci capisco più niente". Quale vantaggio può avere chi combatte per lindipendenza della Cecenia da una strage di innocenti? E quale vantaggio può avere la resistenza irachena dal rapimento di persone che per anni, sotto i diversi regimi che si sono succeduti, hanno avuto la sola preoccupazione di aiutare la popolazione civile? Quando si fa la guerra non si va per il sottile... Ma gli autori di questi crimini sono andati per il sottile; entrambe le azioni, infatti, sembrano essere state meticolosamente pianificate. Da chi? Perchè? "In simili contesti, può essere stato chiunque" - dicono i compagni nel corso delle assemblee, o nei dibattiti allinterno delle loro sedi. E sono spesso quegli stessi compagni che, fino a pochi anni fa, qualsiasi cosa accadesse, pretendevano di spiegarti, per filo e per segno, quale ne fosse stata la causa, chi fosse lautore dei fatti in questione e, alla fine, chi ne fosse stato il mandante (in genere, i servizi segreti statunitensi, lonnipresente CIA). Noi della redazione di Cenerentola, in generale, cerchiamo di esser cauti nellattribuire responsabilità così gravi agli uni o agli altri. Soprattutto quando si è in mancanza di evidenze. Il caso delle due Italiane rapite, però, è davvero singolare: una cosa è il rapimento di due donne (due "odiate Italiane", per giunta) che si aggirano in una zona di guerra; altra cosa è un rapimento, come quello del quale stiamo scrivendo, attuato, nel pieno centro della capitale, da una squadra di militari presentatisi con in mano la lista delle persone da prelevare. Non sembra essersi trattato di unazione improvvisata. E, perchè rapire proprio loro? Forse, soltanto, perchè erano prede facili. Ma il dubbio che, dietro a questinfame azione, si nasconda qualcuno che vuol soffiare sul fuoco, rimane. Ci auguriamo non sia così. Speriamo vivamente che i quattro coraggiosi volontari siano stati effettivamente rapiti da guerriglieri iracheni e che, nel momento in cui leggerete questarticolo, questi ultimi, resisi conto del clamoroso errore commesso, li abbiano liberati. E della Cecenia? Che dire? Si è molto parlato, in questi giorni, di fanatismo nazionalista, di spietata repressione, di intolleranza religiosa; molto poco di geopolitica, di petrolio, di gas naturale. Viene in mente, a tale proposito, un brano letto nel blog (il diario via internet) del povero Enzo Baldoni: "Chiedo a un autorevole uomo d'affari irakeno qual è il fattore che, secondo lui, più di tutti ha assicurato pace e prosperità alla Giordania. Semplice. risponde La Giordania non ha petrolio." Incredibile manifestazione di solidarietà a Baghdad Il 15 settembre, nella mattina dellottavo giorno dal rapimento di Mahnaz, Raad, Simona Pari e Simona Torretta, si è svolta nel centro di Baghdad tra la piazza del Paradiso, lhotel Palestine, non lontano dalla sede di "Un ponte per ...", unincredibile manifestazione di solidarietà nei confronti degli operatori rapiti. Erano in centinaia, più di cinquecento, sciiti, sunniti, caldei, giovani, donne, espressione di quella che in Italia chiameremmo "società civile". Nonostante i morti dei giorni precedenti, nonostante il pericolo, hanno voluto manifestare per la liberazione di tutti gli ostaggi e la fine di ogni violenza in Irak.
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