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Il pensiero anarchico Giampietro Berti recensione di Luciano Nicolini
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Dello stesso autore avevo già letto "Unidea esagerata di libertà. Introduzione al pensiero anarchico" (Eleuthera, 1994), che non mi aveva convinto molto. Ma, se lantipasto non era stato del tutto soddisfacente, la cena è senzaltro degna di un grande cuoco... "Questo libro spiega lautore nasce dallesigenza di colmare una lacuna della storiografia sullanarchismo: la mancanza di una storia complessiva del pensiero anarchico. Non che difettino, ovviamente, molte opere di valore sul tema, ma esse sono quasi tutte settoriali perchè esaminano singoli autori o specifici momenti. Anche i lavori che tentano una sintesi dinsieme non sono dedicati totalmente allaspetto teorico, in quanto comprendono, oltre alla teoria, la vita e lazione dei pensatori anarchici, costituendo, così, più che una storia del pensiero anarchico, i lineamenti di una storia dellanarchismo o, in modo più specifico, una storia del movimento anarchico. Questo libro, invece, vuole essere soprattutto una storia dellidea anarchica". Lopera è divisa in quattro sezioni. La prima riguarda i pensatori "classici", la seconda i rapporti tra marxismo e anarchismo, la terza prende in esame gli autori, gli aspetti e i problemi che danno lidea del pluralismo che caratterizza il pensiero libertario, la quarta le relazioni tra anarchismo, socialismo libertario e socialismo liberale. Che posso dire? Stiamo parlando di un capolavoro, di unopera destinata a rimanere una pietra miliare nella storia degli studi sullanarchismo. Ciò nonostante, almeno due cose mi hanno lasciato perplesso: la scelta dei "classici" fatta da Berti e il ruolo di secondo piano attribuito dallautore allanarcosindacalismo. Per ciò che riguarda il primo punto, Berti definisce "classici" del pensiero anarchico William Godwin, Max Stirner, Pierre-Joseph Proudhon, Michail Bakunin, Pietro Kropotkin ed Errico Malatesta. Sugli ultimi tre non si può non essere daccordo; di Proudhon si può dire, con buone ragioni, che sia stato un precursore; ma, che cosa centrano Godwin e Stirner? Il primo mi è sempre sembrato, piuttosto, un simpatico illuminista; il secondo un filosofo di dubbia collocazione. Se di precursori si voleva parlare, forse sarebbe stato meglio prendere in esame Carlo Pisacane, il cui pensiero è strettamente (e storicamente) collegato a quello di Bakunin e di Malatesta! Per ciò che riguarda invece lanarcosindacalismo, Berti lo considera, in buona sostanza, un sottoprodotto dellanarchismo e, dal punto di vista della storia delle idee, non ha forse tutti i torti. Non si può però negare che solo grazie a esso il pensiero anarchico ha rischiato, allinizio del Novecento, di concretizzarsi nella storia. E possibile che, a parte Armando Borghi (e penso soprattutto, ma non solo, allanarcosindacalismo spagnolo), non ci sia stato, tra i suoi protagonisti, alcun pensatore degno dessere preso in considerazione? Luciano Nicolini |
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