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Cofferati. Fotomontaggio redazionale

 

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Russia: uccise centinaia di vittime innocenti

Nei giorni scorsi, nell’ex Unione Sovietica, come tutti abbiamo potuto vedere alla televisione, si è consumato uno dei peggiori orrori della storia recente. Centinaia di bambini sono stati sequestrati e uccisi.

Ma l'attacco alla scuola di Beslan, con ogni probabilità, non è stato solo un atto terroristico di kamikaze ceceni. E’ difficile pensare che, dietro tale strage, ci sia solo l'aspirazione all'indipendenza, diffusa tra il popolo ceceno sin dall'epoca zarista, e il rifiuto russo di concederla. Ci sono, probabilmente, anche interessi interni e internazionali che ruotano intorno a un obiettivo di enorme importanza strategica: il controllo dell'ex Unione Sovietica e delle sue ricchezze energetiche.

Il presidente russo Putin, nel discorso televisivo del 4 settembre ha affermato: «Alcuni vogliono strappare via un grosso pezzo del nostro paese. Altri li aiutano a farlo. Li aiutano perché pensano che la Russia, una delle più grandi potenze nucleari del mondo, costituisca ancora una minaccia, e che tale minaccia debba essere eliminata. Il terrorismo è solo uno strumento per conseguire tale scopo».

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Venezuela: diminuiscono le importazioni dagli USA

Appendiamo dal "Manifesto" del 10 settembre che, "nell'ultimo decennio le quote di mercato dei paesi che esportano in Venezuela si sono modificate. Nel `94, quasi la metà degli oltre 8 miliardi di dollari importati dal Venezuela provenivano dagli Stati Uniti e meno del 20% dagli altri paesi latino americani. Nel 2003, con un import di 12 miliardi di dollari, la quota degli USA si è quasi dimezzata, mentre è raddoppiata quella sud americana. Unione Europea e USA, che nel 1994 rappresentavano più del 70% dell'export verso il Venezuela, nel 2003 sono scese al 50%".

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Italia: si discute di "federalismo"

E' stato approvato dalla Prima commissione di Montecitorio, dopo molte polemiche (ed è ora in discussione in parlamento), un testo di 43 articoli che andrebbe a modificare la costituzione della Repubblica italiana.

Il testo prevede, accanto alla Camera dei deputati, l’esistenza di un "Senato federale" con componenti eletti su base regionale.

I rappresentanti delle regioni partecipano all’elezione dei componenti di importanti organi costituzionali e sono chiamati a integrare il Senato federale per l'elezione di quattro giudici della Corte costituzionale e di un sesto dei membri del Consiglio superiore della magistratura. Si prevede poi la costituzione della "Assemblea della repubblica", composta da esponenti delle Camere, dai presidenti delle giunte regionali e da un numero variabile di delegati eletti dai Consigli regionali, per eleggere il capo dello stato.

Ci sarebbero, inoltre, leggi approvate da un solo ramo del Parlamento. Anche se l'altro ramo può sempre apportare modifiche. Ma sugli eventuali ritocchi decide in via definitiva il ramo competente.

La Camera si occupa delle materie per le quali si prevede la competenza esclusiva dello stato. Il Senato federale approva i disegni di legge nelle materie in cui la potestà legislativa dello stato concorre con quella delle regioni. Per evitare "navette" tra Camera e Senato, si prevede che, nel caso in cui un progetto di legge non venga approvato, i presidenti delle due Camere convochino una "commissione mista paritetica" incaricata di scrivere un testo non modificabile che verrebbe poi sottoposto al voto delle due assemblee.

Il procedimento bicamerale si applica per i disegni di legge che riguardano: risorse finanziarie, tutela della concorrenza, funzioni fondamentali di comuni, province e città metropolitane, sistema elettorale di Camera e Senato. E in una serie di casi, elencati, in cui la costituzione rinvia alla legge dello stato.

Per quanto riguarda il procedimento cosiddetto "a prevalenza Senato", è previsto che, nel caso in cui il governo dichiari che le modifiche proposte dalla Camera siano essenziali per l'attuazione del suo programma, e tali modifiche vengano approvate, il disegno di legge sia licenziato da Montecitorio in via definitiva con le modifiche proposte, salvo che entro 30 giorni dalla data di trasmissione del provvedimento il Senato federale deliberi, con i tre quinti dei propri componenti, di non accogliere tali modifiche. In ogni caso, però, sarà sempre la Camera a dire l'ultima parola.

Anche i disegni di legge sull'armonizzazione della finanza pubblica e del sistema tributario sono soggetti a procedimento bicamerale.

Il premier prende il nome di "primo ministro", nomina e revoca i ministri e viene designato dal presidente della Repubblica sulla base, però, del risultato elettorale. Può inoltre chiedere, "assumendosene l’esclusiva responsabilità", al presidente della Repubblica, di sciogliere la Camera. Quest'ultimo ne decreta lo scioglimento e indice le elezioni.

Stessa procedura anche nel caso in cui la Camera dei deputati approvi una mozione di sfiducia nei confronti del premier. La mozione obbliga il premier alle dimissioni e comporta lo scioglimento della Camera, non essendo contemplata la possibilità di sostituire il primo ministro. Nel caso in cui la maggioranza presenti una mozione, nella quale si dichiari di voler continuare nell'attuazione del programma, e si indichi il nome di un nuovo primo ministro, il presidente della Repubblica deve prendere atto della volontà della maggioranza.
Stato e regioni fanno le leggi nel rispetto della costituzione e degli obblighi comunitari. Le regioni hanno potere legislativo esclusivo nel campo dell'assistenza e dell'organizzazione sanitaria; dell'organizzazione scolastica e della gestione delle scuole; della definizione di parte dei programmi formativi; della polizia locale. Una legge statale deve disciplinare i princìpi che assicurino da parte di regioni, province, comuni e città metropolitane il rispetto dei trattati internazionali e della normativa comunitaria; l'incolumità e la sicurezza pubblica in caso di pericolo grave; la tutela dell'unità giuridica o economica; la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni riguardanti i diritti civili e sociali.

Il governo può sollevare, entro 30 giorni dalla pubblicazione della legge regionale, la questione relativa al mancato rispetto dell'interesse nazionale. Su questo, entro 30 giorni, deve pronunciarsi il Senato federale che, se condivide la posizione del governo, può rinviare la legge alla regione, affinché la riformuli. Nel caso in cui, nei successivi 30 giorni, il consiglio regionale non provveda a modifiche, il Senato federale può proporre al capo dello stato di annullare l'intera legge o una sua parte.

I giudici della Corte costituzionale restano quindici. Tocca al Senato federale, integrato dai presidenti delle giunte regionali e delle province autonome, designarne quattro di quelli di nomina parlamentare. La Camera ne può nominare tre. I giudici di nomina parlamentare vengono quindi portati a sette. Sono ridotti invece a quattro quelli di nomina presidenziale e sempre a quattro quelli designati dalle supreme magistrature.

Più che di una "riforma federalista", sembra si tratti di una legge pensata per rafforzare il potere del primo ministro. E, per la verità, neanche tanto.

Potremmo sbagliarci, ma abbiamo l’impressione che, in ogni caso, nella gestione del potere reale, non cambierà molto.

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Bologna: intervista a Cofferati

Domenica 12 settembre, al festival provinciale dell’Unità, Aldo Balzanelli, giornalista di Repubblica, ha intervistato, di fronte a un migliaio di persone, il nuovo sindaco di Bologna, recentemente riconquistata dal centro-sinistra. Lo show è durato due ore, durante le quali Cofferati ha parlato di politica internazionale, del futuro della sinistra italiana, di quello della città. Vi raccontiamo, in estrema sintesi, ciò che ha detto, perchè molti lettori, sapendo che la nostra rivista viene fatta a Bologna, ci chiedono notizie sul suo operato.

Circa la politica internazionale, Cofferati ha esordito chiedendo, più volte, la liberazione dei "due ostaggi" rapiti in Irak. Due, non quattro. Non pensiamo che dei due Iracheni non gli interessi; ma è indicativo di un modo di vedere il mondo. Non ha chiesto il ritiro delle truppe italiane dall’Irak. Neppure ha detto, naturalmente, che ci debbano rimanere; ma, anche questo, è indicativo. Ha lamentato uno scarso ruolo dell’Unione Europea. Cosa che, del resto, fanno tutti i politici.

Passando alla situazione italiana, si è soffermato sulla pericolosità della "riforma federalista", della quale troverete un’ampia sintesi a pagina cinque. Ha poi criticato fortemente la legge finanziaria che il governo si accinge a varare in autunno. Circa il futuro della sinistra, ha a lungo parlato del prossimo congresso dei DS, chiedendo che dia voce ai "non iscritti". Strana richiesta, per la verità.

E veniamo al programma per Bologna: la metropolitana, fortemente voluta dalla precedente giunta di centro-destra, si farà. Su un tracciato diverso, naturalmente, ma si farà. Lo stesso dicasi per il tram. Dello sviluppo edilizio non ha parlato, se non per dire che cercherà di fermare (se gli sarà possibile) alcune costruzioni in collina. Della repressione della microcriminalità non si occuperà, ma solo perchè è un compito della polizia e dei carabinieri.

Favorirà la partecipazione delle associazioni che operano sul territorio. Vedremo...

Nel sessantesimo anniversario della liberazione si adoprerà a ricordare che Bologna è stata liberata non dai partigiani, ma dall’esercito italiano. A noi risulta sia stata liberata, casomai, dalle truppe alleate. L’esercito italiano si era squagliato, come neve al sole, l’otto settembre del 1943.


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