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Meno tasse=più soldi=vita migliore? di Toni Iero
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Cosa centrano le tasse nazionali con le elezioni europee e con le elezioni locali (comunali e provinciali)? Niente! Però di questo volevano parlare i politici e noi non potevamo far altro che ascoltarli. Le posizioni sono ormai note: Forza Italia dice di voler ridurre le aliquote a due, il 23% sui redditi fino a 100 mila euro, e 33% sugli importi eccedenti tale limite. La manovra, riducendo la progressività dellimposizione fiscale sui redditi (oggi chi ha un reddito elevato paga aliquote molto superiori al 33%), favorirebbe indubbiamente i ricchi. Questo è talmente vero che gli alleati di governo (Alleanza Nazionale, Lega Nord e Udc) si sono subito precipitati a correggere le dichiarazioni di Forza Italia, specificando che la riduzione delle tasse deve andare a vantaggio di chi ha redditi inferiori (una proposta concreta non lhanno fatta, ma si sa, quando ci sono delle elezioni, non bisogna fare promesse troppo precise). La reazione delle cosiddette opposizioni è stata molto pittoresca: abbiamo visto in televisione Rutelli e Bersani che non riuscivano a nascondere il senso di colpa per non essere stati loro i primi a proporre la riduzione delle tasse. La critica più ricorrente alla proposta di Forza Italia è stata: "Ma nel bilancio dello Stato non ci sono le risorse per permettere di ridurre le tasse!". Come a dire: se ci fossero i soldi anche noi saremmo daccordo. È simpatico tanto interessamento ai conti pubblici. Però, vista la posizione che occupano, Rutelli e gli altri olivicoltori non possono ignorare che i soli stanziamenti per le gloriose missioni militari italiane allestero (Kossovo, Bosnia, Afghanistan, Iraq, più altre minori) ammontano a 1,2 miliardi di euro per il 2004. Questa cifra, assieme ad altre spese militari, permetterebbe certamente di ridurre le tasse agli Italiani. O, forse, anche per gli olivicoltori le spese militari non si toccano? Insomma, le grandi menti della politica peninsulare sono allopera per trovare la soluzione che permetta di abbassare le tasse ai poveri Italiani. Beh, per equità, non proprio ai poveri. Anche perché cè il rischio che, a forza di intervenire a sostegno delle cosiddette fasce disagiate della popolazione, si finisca per farle stare meglio dei ricchi! Pensate che già adesso, comuni impiegati o operai si godono le quasi gratuite cure elargite dal Servizio Sanitario Nazionale, mentre quei disgraziati dei loro datori di lavoro devono ricorrere a costose case di cura private; commesse e netturbini fanno la spesa negli economici supermercati, mentre le mogli degli amministratori delegati sono obbligate a sperperare i sudati guadagni dei mariti in esose boutique. Chiunque può arrivare alla conclusione che tutto questo non è giusto. Siamo tutti daccordo, no? Mentre lestrosa penisola dibatte con sagacia sul taglio delle tasse è arrivata una notizia dalla grigia Svizzera che conferma, ancora una volta, come i nostri vicini settentrionali non siano del tutto sani di mente. Apprendiamo da Il Sole 24 Ore che, qualche settimana fa, si è tenuto, nella Confederazione, un referendum in cui i cittadini sono stati chiamati a pronunciarsi sul programma economico del Governo Federale (di centro destra) che prevedeva laumento delletà pensionabile e una riduzione delle tasse. Ebbene, questi sconsiderati hanno respinto al mittente la proposta. Proprio così! I due terzi degli elettori hanno risposto in coro "No, grazie! Fateci andare in pensione e pagare più tasse". Comunque, per fortuna, il governo centrale, nonostante tale imponente manifestazione di sfiducia, non ha avuto neanche per un attimo il dubbio se dimettersi. Gli Svizzeri sono diventati matti (o lo sono sempre stati)? Forse sì. Però è una follia che dà buoni frutti. Redditi elevati, ottima protezione sociale, neutralità perpetua (le guerre le facciano gli altri, noi tuttal più gli vendiamo le armi), attenzione alle problematiche ambientali, un decentramento decisionale fortissimo (Bossi vada a studiare in Svizzera prima di parlare di federalismo) hanno fatto sì che gli abitanti della Confederazione abbiano uno dei più alti tenori di vita del mondo (vedi Cenerentola n. 27 del 15/12/2003). Se questa è follia, allora viva i pazzi! I commentatori locali hanno rilevato che la bocciatura dellipotesi di abbassare le tasse ha trovato la sua ragione nella preoccupazione, da parte dei cittadini elvetici, che la riduzione delle imposte avrebbe significato minori risorse a disposizione dei Cantoni. Il forte decentramento istituzionale realizzato in Svizzera, ha creato una condizione in cui i cittadini percepiscono gli enti locali come organismi "vicini" alle loro esigenze. Probabilmente questo è uno dei motivi per cui gli Svizzeri hanno detto no a questa manovra. Evidentemente lamministrazione delle risorse dei cittadini, da parte della comunità locale, è sentita come una risposta efficiente alle necessità che la collettività esprime. Una bella lezione per tutti gli abitanti del Bel Paese. Una lezione di cui, purtroppo, i nostri impegnatissimi commentatori politici non hanno avuto tempo (o voglia) di parlare. |
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