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Venezuela: opinioni a confronto
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| Venezuela: opinioni a confronto Editorial
de "El Libertario", junio-julio 2004
"Contra viento y marea, el vocero de la
Comisión de Relaciones Anarquistas de Venezuela nuevamente sale a la calle, para
enfrentar al maniqueismo tramposo que hoy abruma la escena político-social de este país
y proponiendo alternativas consecuentes de libertad e igualdad en solidaridad.
Autogobierno, autonomía y autogestión ¡Ahora!" Le dirigenze politiche delle due parti hanno bisogno di partecipazione. Le agende di ciascun movimento sociale e la loro autonomia vengono ipotecate inseguendo le congiunture decise dallalto. Le mobilitazioni e gli sforzi di ciascuno sono diretti a legittimare la sua fazione come "la maggioranza", rimandando le proprie rivendicazioni a un momento che mai arriverà: il supposto "approfondimento del processo" o la pretesa "restaurazione della libertà". Il movimento popolare ha ceduto al ricatto e si è convertito in una mera appendice di una strategia che legittima lo Stato e i suoi meccanismi istituzionalizzati di partecipazione; lo ripetiamo, una partecipazione dalle gambe molto corte. Nonostante lapprendistato sperimentato a partire dal 1992 - dopo Caracazo, con un crescente agire combattivo -, dal 1998 i Venezuelani sono unicamente convocati per far numero alla farsa elettorale, attaccare manifesti e iscrivere votanti. Lautonomia dazione delle collettività oppresse - e le loro agende politiche - restano relegate in secondo piano, quando non sono esplicitamente recuperate o immobilizzate. In questo senso le esperienze castrate della presa dellUniversità Centrale del marzo 2001, delle nove fabbriche "occupate" dai lavoratori, la "Costituente petroliera", le occupazioni di edifici urbani e le assemblee di quartiere dovrebbero istruirci su quale cammino evitare. Autogoverno, autonomia e autogestione. Sùbito!" Venezuela: gioco duro o gioco truccato? In occasione della convocazione del referendum revocatorio del mandato presidenziale, ledizione di giugno-luglio del periodico venezuelano "El Libertario" pubblica un editoriale in cui gli anarchici esprimono lavversione al sistema politico del proprio paese. La disapprovazione anarchica si rivolge ad entrambe le fazioni politiche in lotta: la maggioranza chavista e lopposizione filo-americana, che detiene il quasi totale monopolio dei mezzi di comunicazione di massa. La posizione anarchica venezuelana contesta lassetto politico dello Stato, che comporterebbe il non rispetto delle corrette rivendicazioni del popolo, favorendo invece il capitale internazionale, tramite linstallazione di un "manicheismo falso". Il comunicato afferma: "In un discorso vuoto di proposte e contenuti, ogni settore demonizza lavversario e si presenta come la garanzia di valori astratti la "rivoluzione" o la "libertà" - promossi discorsivamente ed emozionalmente attraverso i propri mezzi di comunicazione". Questo porterebbe a zittire le autocritiche e a limitare anche le voci di dissenso interne ad entrambe le parti. Gli anarchici venezuelani sostengono che il movimento popolare abbia "ceduto al ricatto", convertendosi in una "mera appendice di una strategia che legittima lo Stato e i suoi meccanismi istituzionali di partecipazione". Il comunicato fa riferimento in questo senso al restringimento dell "autonomia dazione di collettivi oppressi", ricordando lesperienza della presa della Universidad Central del marzo 2001, di nove fabbriche occupate dai lavoratori, della cosiddetta "Constituyente petrolera", e delloccupazione di edifici urbani. Gli anarchici individuano come primo obiettivo lapprofondimento delle reti sociali, degli oppressi e delle minoranze, diffidando di chi sostiene di scegliere il "meno peggio". Dallapparizione politica di Hugo Chávez, il 4 febbraio 1992, con un tentativo fallito di golpe, gli anarchici venezuelani, concentrati attorno alla Comisión de Relaciones Anarquistas (CRA), così come il periodico "El Libertario", hanno dissentito dal progetto sociale dellattuale presidente venezuelano. Hanno preso con forza le distanze anche dallopposizione democristiana e filoamericana, erede dellex presidente Carlos Andrès Pérez, che propone un disegno sociale ulteriormente elitario ed emarginante. Oggi il Venezuela si trova davanti ad una situazione molto particolare. Il presidente Hugo Chávez salì al potere nel dicembre 1998, con la maggioranza dei voti, sconfiggendo i due principali partiti, Azione Democratica (tradizionale partito di destra) e COPEI (socialdemocrazia cattolica). Appena eletto Chávez convocò un referendum, che ottenne risultato positivo, per la modifica della Costituzione. Fu eletta unAssemblea Costituente per dar vita alla nuova Costituzione della "Repubblica Bolivariana del Venezuela", approvata da un secondo referendum popolare. Negli anni che si sono succeduti il governo chavista ha visto più volte insidiare il suo potere da parte dellopposizione che ha potuto godere dellaiuto, anche economico, degli Stati Uniti. Lapice delle azioni contro Chávez fu toccato tra l11 e il 12 aprile 2002, quando lopposizione, guidata da provocatori addestrati dalla CIA, dalla classe imprenditoriale e dalla forze armate, depose il presidente, insediando al suo posto il capo degli industriali, Pedro Carmona Estanga. In quelloccasione, oltre a quello statunitense, ci fu anche il compiacimento dellUnione Europea per il nuovo presidente, soprattutto da parte dei rappresentanti del PPE (Partito Popolare Europeo) e del PSE (Partito Socialista Europeo). Ma la carica di Carmona durò solo due giorni, dopodiché Chávez fu riportato al suo posto con lappoggio del consenso popolare. Ma lopposizione, che detiene quasi tutte le televisioni e i mezzi di comunicazione venezuelani, ha continuato nella sua opera di disturbo. Nel dicembre dello stesso anno fu scatenato uno sciopero generale, che durò 64 giorni, e che rischiò di mettere in ginocchio il paese. In quelloccasione più volte fu utilizzata la violenza da parte delle autorità e questo scatenò le ire dellopposizione interna e dei governi esteri. In realtà, a quanto pare, ladesione di quei giorni non fu poi così capillare, essendo lo sciopero sostenuto principalmente da imprenditori e ceto medio, ma non dalla stragrande maggioranza della componente popolare venezuelana. Dopo questi tentativi, per tutto il 2003 lopposizione ha provato a contestare fortemente loperato del governo che, da parte sua, ha dato vita ad una serie di riforme e leggi, più o meno valide, di notevole cambiamento per un paese come il Venezuela. Ma lappoggio dei cittadini alle manifestazioni organizzate dai partiti di opposizione è andata via via diminuendo. Il successo della minoranza oggi deriva, invece, dal raggiungimento del necessario numero di firme per indire il referendum revocatorio del mandato presidenziale. Questa misura è una novità prevista dalla nuova Costituzione, che permette la convocazione di un referendum revocatorio di ogni carica parlamentare, a condizione di aver raccolto una quantità di firme corrispondente al 20% della popolazione. Così è avvenuto, dopo lunghe traversie per riconoscere lautenticità delle firme in questione, e il 15 agosto si terrà il voto. Se il verdetto prevederà la destituzione di Chávez nuove elezioni presidenziali dovrebbero essere convocate entro trenta giorni. Certamente la figura di Hugo Chávez e le sue riforme politico-economiche possono essere oggetto di diverse critiche, a partire dalla provenienza militare del presidente. La condotta del governo ha visto spesso dominare limprovvisazione, lopportunismo partitico e personale, il trionfalismo, rischiando di lasciarsi alle spalle i veri problemi di un paese colmo di differenze sociali. Troppo spesso si è risposto alla violenza con la violenza, che ha portato alla repressione e alla morte di diversi cittadini nelle manifestazioni. La società che si presenta oggi agli occhi dalla popolazione venezuelana, per gran parte analfabeta e vivente in condizioni di indigenza, non è delle migliori. Il sistema politico proprio delle democrazie borghesi permette alle classi dominanti di esercitare pressioni sulla popolazione, che rimane vittima di un sistema di deleghe non in grado, e spesso non interessato, a far fronte alle vere esigenze popolari. Ma nella realtà latino-americana, storicamente fatta di soprusi e ineguaglianze sociali, che il più delle volte si è dimostrata essere unappendice sottomessa dellimperialismo statunitense, la voce che emerge dal Venezuela sembra avere qualcosa di diverso. In un continente come quello europeo, così come in quello dei padroni americani, si avverte la preoccupazione per la costruzione di unalternativa. E se lalternativa ottimale non è certo Chávez, comunque le riforme che il nuovo presidente sta portando avanti hanno unanima coraggiosa e per certi versi rivoluzionaria. Basta pensare alla "ley de tierra", una riforma agraria di grande importanza, così come la legge sulla protezione dellinfanzia, la legge organica dei diritti della donna, la legge per la protezione ambientale, e la riforma dellistruzione pubblica, provvedimenti che per molti versi rappresentano assolute novità per quella zona del mondo, se si fa leccezione di Cuba. Il messaggio lanciato dagli anarchici venezuelani è chiaro e puntuale. La priorità è combattere lo scontro politico negli schemi della democrazia borghese, per dedicarsi completamente alle esigenze della popolazione, spesso accecata dai meccanismi burocratici che governano le sue mosse. Ma lattacco imperialistico proveniente dagli Stati Uniti e dai loro seguaci è violentissimo: in questottica la sconfitta di Chávez al referendum del 15 agosto porterebbe probabilmente a una dominazione ancora più forte e schiacciante del capitalismo mondiale. Apprendiamo da Alessandro Marescotti (Peacelink, 5/6/ 2004) che, stando a quanto scritto sul New York Times "il comando europeo della Us Navy potrebbe trasferirsi da Londra a Napoli. (...) L'intero comando europeo della Us Navy è composto da almeno 1500 uomini e - dalla seconda guerra mondiale ad oggi - ha avuto il suo perno operativo nella palazzina vittoriana in North Audley Street a Londra. (...) Ora il baricentro operativo si sposta a sud. (...) Al centro ora c'è - in simbiosi con il ridislocamento strategico da Londra a Napoli del comando di tutte le forze navali USA nei mari che bagnano l'Europa - il ruolo della più grande base navale della Nato nel Mediterraneo, cioè Taranto. Quando a febbraio abbiamo - documenti alla mano - parlato di trasferimento del comando della VI Flotta USA da Gaeta a Taranto, pensavamo ad un alleggerimento di Napoli, come se Napoli e Gaeta andassero in pensione. E invece sembra che le cose si dirigano verso esiti che non avevamo previsto: da una prospettiva di ridislocamento a sud delle forze esistenti in Italia si passa ad uno spostamento complessivo verso l'Italia del baricentro militare navale americano. (...) E veniamo alle ripercussioni sulla base di Taranto, da poco diventata Nato. (...) La nuova base USA a Taranto dovrebbe sorgere nella zona del porto commerciale, a cinque chilometri di distanza dalla nuovissima base Nato di Chiapparo. (...) Gli USA vorrebbero gestire un'ampia banchina di attracco acquisendone - tramite una banca americana - la disponibilità. La zona è quella del molo polisettoriale, e lì la maggiore profondità non comporta problemi per le portaerei. (...) Questo rafforza l'idea che tutte le componenti operative (le navi della VI Flotta) presenti a Napoli e Gaeta vadano a Taranto. A Napoli verrebbe traslocato il comando navale Nato di Londra che si unificherebbe con l'HQ Allied Naval Forces Southern Europe già esistente nella città del Vesuvio. (...) Oltre a Napoli e a Taranto, altro punto nodale è Livorno dove un accordo tra governo italiano e governo USA sancisce il raddoppio del canale di Camp Darby, per dimezzare i tempi di carico delle navi. Altro punto nevralgico è La Maddalena dove è previsto un ampliamento della base dei sommergibili nucleari di Santo Stefano, impiegati anche per l'intelligence. Accordo di potenziamento anche per le strutture di Catania-Sigonella. L'obiettivo è quello di consentire la maggiore mobilità possibile alle truppe e ai mezzi, organizzando in qualsiasi momento ponti aerei verso il Medio Oriente. In questo quadro il nuovo comando Nato di Solbiate Olona, a pochi chilometri da Milano e dall'aeroporto di Malpensa, sarà un punto nevralgico per le future mobilitazioni di rapido intervento delle truppe di terra USA". (...) L'articolo originale di Alessandro Marescotti è reperibile nel sito www.zmag.org/Italy/index.htm |
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