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Riccione 1909

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D’estate fa caldo e d’inverno fa freddo

A scuola ci insegnavano che gli Inglesi, quando s’incontrano, parlano del clima. La cosa non mi stupiva molto, forse perchè anche altri hanno la stessa abitudine.

Mi stupisce invece, e molto, che il clima sia diventato il principale argomento trattato dai telegiornali italiani: in genere, la prima notizia è sul tempo. Sono passati pochi giorni da quando si parlava di "eccezionale ondata di maltempo" e già si parla di "emergenza caldo".

Gli anziani concordano: "Le mezze stagioni non esistono più...". Nessuno vuole ammettere che ciò che non esiste più (per lui) è la giovinezza e, con essa, un’efficiente termoregolazione.

Insomma, sapete la novità? D’estate fa caldo e d’inverno fa freddo.

Dell’Irak è meglio non parlare troppo, della liberazione degli ostaggi italiani non si sa nulla di preciso, come del resto del loro rapimento, della battaglia di Nassiriya neppure. Delle torture inflitte ai prigionieri iracheni, invece, sappiamo tutto; i soli a non saperne nulla, a quanto ci dicono, erano gli Italiani presenti sul posto.

Scrivevo sul penultimo numero di Cenerentola, a proposito delle torture, che "non c’è limite al peggio", e c’è chi mi ha accusato di essere un inguaribile menagramo. Che cosa ci può essere di peggio, per una vittima, che essere torturata fino alla morte, come è accaduto a diversi prigionieri? Nulla, dal suo punto di vista, ovviamente. E concordo anche sul fatto che nessuna persona normale potrebbe augurare una cosa simile neppure al peggior nemico.

Ma, dal punto di vista di chi dice di condurre una guerra "contro il terrorismo", ci può essere anche qualcosa di peggio: ad esempio, nominare capo del governo, al termine del conflitto, un terrorista. Nei giorni scorsi è successo anche questo. Ci informa infatti il New York Times che il neopremier iracheno Iyad Allawi ha organizzato a Baghdad atti terroristici tra il '92 e il '95.

In Europa, intanto, si è votato per il parlamento europeo. Pare però che quest’ultimo non sia cambiato molto, rispetto a prima. Il voto degli Italiani è andato, in maggioranza, ai partiti di centro-destra, anche se quelli di centro-sinistra hanno lievemente diminuito il distacco rispetto alle precedenti elezioni europee.

La cosa ha consentito a entrambi gli schieramenti di dichiararsi vincitori.

Il Partito della Rifondazione Comunista, unico tra quelli in lizza ad essersi opposto in modo (relativamente) deciso alla guerra, ha visto aumentare i propri voti dal 4 al 6%. Troppo poco per poter costituire un segnale.

La parola torna al movimento per la pace, che speriamo si svegli dal torpore, e chieda ai governanti di ritirare le truppe ponendo fine, una volta per tutte, agli orrori della guerra.

 

Luciano Nicolini

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Il parlamento europeo non eccita gli elettori

Si sono svolte in tutt’Europa le elezioni per il nuovo parlamento dell’Unione. Come è accennato nell’articolo precedente, complessivamente la sua composizione è rimasta praticamente immutata. Il dato più importante è quello relativo all’astensionismo. Ha votato solo il 46% degli aventi diritto. Particolarmente significativa appare la percentuale di astensione registrata nei dieci nuovi stati membri: si è recato alle urne solo il 27% degli elettori. Neppure i nuovi adepti, dunque, hanno mostrato entusiasmo.

La sconfitta dei partiti di governo è stata l’altra costante della tornata elettorale. Insomma: nella "vecchia" Europa dilaga l’insoddisfazione per come stanno andando le cose e, insieme ad essa, la sfiducia nella possibilità di cambiare attraverso gli strumenti della democrazia borghese.

In prima approssimazione, potremmo rallegrarcene. Purtroppo però, l’alternativa è ancora tutta da costruire.

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