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Pare proprio che agli indù
quell'amore non vada giù

 

Foto Arcobaleno

 

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In diverse città indiane la polizia presidia le sale dove viene proiettato il film "Girlfriend", storia d’amore lesbico raccontata dal regista Karan Razdan, per evitare che siano assaltate dagli inferociti attivisti indù. I disordini sono stati scatenati dagli studenti del partito di destra Shiv Sena. Secondo questi ultimi, "Girlfriend", mostrando un amore tra donne, offende la cultura indiana. E comunque, ha dichiarato Arun Pathak, un leader di Shiv Sena, "quello che uno fa nella propria camera da letto o nel proprio bagno non deve essere mostrato in pubblico".

Nonostante il film abbia passato il severo esame della censura indiana, le proteste, hanno annunciato i manifestanti, non si fermeranno.

Gli attivisti di destra non sono però i soli ad accanirsi contro il film. La critica cinematografica lo accusa di rappresentare scene di lesbismo per la gioia di maschi guardoni. Anche il Forum contro l'oppressione della donna (Forum Against Oppression of Women) ha detto la sua, tacciando "Girlfriend" di essere un film pornografico, maschilista e, offensivo nei confronti degli omosessuali.

Non l’abbiamo visto. Quindi, ci asteniamo dal dare un giudizio.

Ci sembra però significativo l’accostamento, sopra riportato, tra "ciò che si fa nel proprio bagno" e "ciò che si fa nella camera da letto": chi lo ha effettuato, evidentemente, vive la propria sessualità come la semplice soddisfazione di un bisogno fisiologico. E ci tornano alla mente alcuni brani del mahatma Gandhi, senz’altro uno dei più grandi uomini che siano vissuti sulla terra, leggendo i quali, tuttavia, sembra che non riuscisse proprio a immaginare la sessualità se non come violenza sulla donna, violenza dalla quale era bene astenersi.

Mentalità del genere, fino a pochi decenni fa, erano molto diffuse anche nei paesi cattolici. Non le rimpiangiamo.

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