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recensioni di Lucrezia Avitabile
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con J. Fiennes, P. Ustinov Lo si potrebbe definire un film di propaganda. Propaganda protestante o, volendo uscire dal gergo papista cui in Italia siamo purtroppo abituati, propaganda riformista (come, più correttamente, direbbero i luterani). E, tuttavia, non è malvagio. Non so come fosse il vero Lutero, ma il personaggio presentato, in bilico tra fanatismo religioso, onestà intellettuale e opportunismo, risulta credibile. Come credibili risultano quasi tutti i personaggi che lo circondano e, in molti casi, le ricostruzioni dambiente. A tratti la pellicola risulta quasi emozionante, come nel momento in cui molti tra gli uomini più potenti della Germania offrono le loro vite in solidarietà col monaco riformatore che, da parte sua, nel momento più duro dello scontro col papa, sa giocare la carta vincente: la prima traduzione della bibbia in tedesco. Del resto, pare lo avesse sostenuto persino Maometto: "Linchiostro dei sapienti vale più del sangue dei martiri". con G. Garcìa Bernal, R. de la Serna Di questo film vi ha già parlato, sia pur brevemente, Luca Baroncini, sullo scorso numero di Cenerentola, riferendo del Festival di Cannes. Non è male, anche se, probabilmente, non passerà alla storia del cinema. Mi aveva spaventato la critica apparsa su Liberazione, organo del Partito della Rifondazione Comunista, che laveva definito "agiografico". Se è "agiografico" per loro... veniva da pensare - stiamo freschi! E invece non lo è poi tanto: è una storia di viaggio e di giovinezza, raccontata con garbo. Che Guevara, giovane studente di medicina, viaggia con lamico Alberto Grenado su e giù per lAmerica Latina, in sella a una vecchia motocicletta. Ogni tappa, come accade in questi casi, è unavventura. Certo, se il regista si fosse dilungato un po meno sulla visita al lebbrosario, sarebbe stato meglio. |
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