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MATERA SOUTH-SIDE di Pina D'Aria

 

Matera - foto Fabio Viti 2001

sei in Cenerentola>archivio>numero38>il racconto

Matthew desiderava di venire a Matera, non vedeva l’ora di recarsi a visitare il little canyon tra i fianchi sconnessi e profondi del dirupo di murge sulla gravina e il costone di roccia da cui s’affaccia e domina il duomo.

Io invece sono nata proprio nei Sassi e so di essere a parte dei segreti armeni, gotici e saraceni sui tesori dei cavernicoli. Sono una guida improvvisata ma ho il coraggio e l’or-goglio di riperlustrare il Caveoso e il Barisano meglio di chiunque; e se vuoi posso introdurti ai misteri delle grotte rupestri quando di notte s’illuminano e lo spettatore rimane paralizzato… Matthew mi attribuisce intelligenza, cultura, ma soprattutto atavica sapienza e così non vedendo l’ora di riabbracciarmi mi ha raggiunto tra l’incom-mensurabile mole di dettagli e la certezza di un’ennesima scoperta… E’ arrivato salutando dal finestrino del-l’Apulo-Lucana come se fossimo a Ollivud ed eccitato ha ingollato cocacola - non il chinotto rifondato e comunista, non il crodino proletar-chic con uno sprizz di frizzantino, ma proprio it in the original bottle!

Spina incuneata nel tenero cuore e nella mente di uno yankee, ho scarrozzato Mr May su e giù per gli scaloni basilischi e lungo il Corso addobbato in onore dei santi patroni che si bruciano in nome della modernità ogni due di luglio, in un rito che riporta all’epopea degli sputnik - delle recondite brame di viaggi astrali e conquiste spaziali come nei miti dei primitivi. Al mio amorazzo americano ho detto, le vedi ‘ste bocche, ‘sti buchi, ‘sti terrazzi? Qui vivono gli stessi animali di una volta, in attesa di variare la gamma delle potenzialità. Ridiventeranno umani – chissà! - magari allegri, non infiammati, né catechizzati, né consumisti, né stressati… Tutto è stato minato in nome del folclore, o del progresso e ora come allora vacillano le certezze, chè ci vuol rispetto anche per il non umano, per le materie e per tutti gli spiriti… Bravo ‘mericano che ha confessato, bello girare un film… arricciando il naso per il puzzo putrefatto dei fossi e dell’incenso che proveniva dalla chiesa, una tra le altre di tufo rovinata dai barocchismi e dalle competenze, devastanti... A sera, gli sfondi e i gesti si sono confusi con un’aura di scetticismo… Due luci danzavano nella foschia biancomarrone… Matthew mi ha chiesto di andare via cercando di dare – a me che qui sono nata e so tutto dei Sassi! – spiegazioni razionali con argomenti tipo: fuochi fatui, ceneri e ossidi in combustione… il contatto con l’ossigeno eccetera… E no, bello mio! Se il non umano sorprende l’umano, anche se vuoi, non puoi muoverti, non puoi scappare… Devi intendere l’amore degli spiriti… Non si ride dei trogloditi… non si portano in America i Sassi di Matera e non tutto si compra e si studia per essere trasferito… Persino tu della University sei un pavido selvaggio perso davanti alla vista del passato, che perviene al futuro… storie inframmezzate di discorsi sepolte nel museo dei migranti di pietra… ma il documentario si attiva dopo il tramonto, basta sporgersi dal belvedere lavico che dà sui Sassi attizzando lo sguardo sui punti luminosi che fremono indisturbati… prima che la campana suoni, prima che i materani coi traini tornino d’attualità…

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Giuseppina (Pina) D’Aria è nata a Matera il 9 luglio del 1957; vive a Bologna, conduce la trasmissione - Conversazioni – dal 1991 su un’emittente locale e insegna Geografia. Ha pubblicato i romanzi Flatline Romance, Ucronia Techno-glad e D.O.A. e il racconto We live in a list.

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