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Luscita era attesa da tempo, poichè il testo era finora apparso, in trentotto puntate, col titolo "Il movimento sindacalista rivoluzionario in Italia", solo su "Il Proletario", giornale in lingua italiana dellI.W.W. (Industrial Workers of the World), tra il 1925 e il 1927. Si tratta dun documento di enorme interesse. In esso lautore descrive le vertenze portate avanti dallUnione Sindacale Italiana dalla nascita fino alla sconfitta subìta nello scontro col regime fascista, analizzandole principalmente dal punto di vista dellottenimento di effettivi miglioramenti nelle condizioni di vita della classe lavoratrice. Un punto di vista sempre trascurato da chi è solito guardare a quegli eventi solo nellottica di una possibile, ma mai attuata, rivoluzione sociale. Con una meticolosa cronaca degli avvenimenti, Giovannetti ci guida alla scoperta di vertenze sulle quali la storiografia ufficiale ha fatto calare il silenzio: le prime lotte per le otto ore, la loro conquista, lagitazione contro il regolamento dofficina, la conquista dellindennità di licenziamento, la lotta per labolizione del cottimo, loccupazione delle fabbriche, la conquista delle sei ore giornaliere per i minatori. Non può non saltare agli occhi del lettore la profonda differenza fra i comportamenti del proletariato industriale di allora, cui lUSI prevalentemente si rivolgeva, e quello di oggi. E colpiscono anche chi, come lo scrivente, milita nellUSI da molti anni, certe caratteristiche del sindacalismo rivoluzionario di inizio secolo, in particolare un antistituzionalismo talmente radicale da far impallidire i più accesi contestatori della seconda metà del Novecento. Al testo di Giovannetti, una delle figure di maggior spicco del sindacato nel periodo precedente lavvento del regime fascista, sono state affiancate, oltre alle note di Marco Genzone e Franco Schirone, una bella introduzione di Cosimo Scarinzi, unaccurata biografia realizzata da Guido Barroero, unutile "cronologia essenziale dei principali avvenimenti dellepoca" (di Cosimo Scarinzi e Massimo Varengo), alcune considerazioni di Giorgio Sacchetti su "il sindacalismo novecentesco come questione storiografica". Chiude il meritorio lavoro la postfazione di Sergio Onesti che, nella sua qualità di responsabile organizzativo dellUSI attuale, è senzaltro una delle persone più adatte a intervenire nel merito delleredità lasciataci da Giovannetti (che tale ruolo rivestiva nellUSI storica). E qui non riesco a trattenermi dal fare alcune considerazioni. Onesti, nel cercare (giustamente) di trarre insegnamenti dallesperienza di chi lo ha preceduto, tende a sottolineare gli elementi di continuità tra lUSI storica e quella attuale, piuttosto che i non trascurabili elementi di discontinuità. E mi sembra non prestare sufficiente attenzione a due fatti fondamentali: la profonda differenza tra la società di allora e la società attuale (differenza che, già nel secondo dopoguerra, veniva rilevata dallo stesso Armando Borghi) e il fatto che, indiscutibilmente, il sindacalismo rivoluzionario, in Italia e nel mondo, subì, nel corso degli anni 30, una pesante sconfitta. Sui motivi di tale sconfitta Onesti, nella postfazione, non si interroga. E sembra attribuirla, ricalcando le orme di Giovannetti, al semplice fatto che i tempi non erano ancora maturi per laffermazione del socialismo libertario. Tesi sostanzialmente condivisibile, ma che non può, a mio parere, esimerci da unattenta analisi degli errori compiuti e, soprattutto, dei limiti propri del sindacalismo rivoluzionario classico. Ma qui si entra nel dibattito politico-sindacale attuale... e ha poco a che fare col testo di Giovannetti.
Luciano Nicolini |
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