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Critica al programma di Rifondazione Comunista

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In vista delle elezioni che si terranno questa primavera, i partiti politici italiani hanno presentato agli elettori i loro programmi. La cosa sembra non interessare nessuno: evidentemente a tutti appare scontato che, all’indomani delle elezioni, tali documenti passeranno in secondo piano rispetto al protagonismo dei singoli politici, agli interessi che li legano, al loro retroterra culturale, ai compromessi che dovranno fare per rimanere a galla.

Neppure io, naturalmente, mi faccio troppe illusioni sulla coerenza dei candidati: pochi di loro cercheranno effettivamente di mettere in pratica quanto è contenuto nei programmi dei loro partiti; e, forse, molti, tra coloro che si presentano per i partiti più grossi, non li hanno neppure letti. Nondimeno, ritengo che analizzare e commentare i programmi elettorali sia un esercizio utile, in quanto induce a confrontarsi con una serie di possibili soluzioni ai problemi sociali; soluzioni che, se non altro per darsi un contegno, i partiti sono costretti a proporre.

Tra le forze politiche che prendono parte alle elezioni, il Partito della Rifondazione Comunista è sicuramente quello col quale ci troviamo più spesso ad avere a che fare. In questa tornata ha proposto un programma in undici punti che, di seguito, riproduciamo integralmente come riportato da "Liberazione" del 17 aprile 2004.

SALARI

Uguali in tutta Europa

Ci battiamo per una forte crescita dei salari.

Ci proponiamo l'obiettivo di un salario europeo, ovvero di una retribuzione egualitaria commisurata sui livelli più alti raggiunti dalla contrattazione. Chiediamo un’estensione dei diritti dei lavoratori anche attraverso la ripresa dei progetti di riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario.

I periodi di non lavoro dei precari vanno protetti garantendo la continuità della protezione sociale e la maturazione dei diritti pensionistici.

Proponiamo un salario sociale, connesso con la fornitura di servizi formativi e sociali gratuiti, ai giovani in cerca di lavoro e ai disoccupati di lunga durata.

PENSIONI

Cominciamo da 525 euro

I processi di controriforma pensionistica vanno contestati in tutta Europa. Rifiutiamo l'aumento dell'età lavorativa e la privatizzazione della previdenza, con il trasferimento ai fondi privati. Ci battiamo per un aumento delle pensioni. Vogliamo portare almeno a 525 euro al mese tutti i trattamenti inferiori a quella cifra. Vogliamo l'adeguamento delle pensioni all'andamento reale delle retribuzioni.

PATTO STABILITA’

Uscirne da sinistra

La nostra proposta cardine è la rottura da sinistra dal Patto di stabilità. Una politica di aumenti salariali connessa con una maggiore spesa sociale può rappresentare il volano per una uscita dalla crisi e dalla recessione.

Accanto alla ripresa dei salari è essenziale una ripresa dell'intervento dello Stato nell'economia, sia nel senso del sostegno pubblico all'economia privata, sia nel senso dell'espansione della proprietà pubblica e delle imprese pubbliche. Va arrestata e rapidamente invertita la tendenza alle privatizzazioni.

Occorre prevedere un rilancio della funzione statale nel settore della ricerca e dello sviluppo, in particolare nei Paesi in più palese ritardo come l'Italia.

AGRICOLTURA

Rinegoziamo le quote

E' necessaria una profonda rinegoziazione in sede europea delle politiche delle quote di produzione. L'Unione Europea deve impegnarsi fortemente per progetti legati al territorio, alla produzione di qualità e alle coltivazioni ecocompatibili.

SANITA'

Un servizio pubblico universale

Dobbiamo elevare progressivamente la spesa sanitaria per portarla almeno al livello della media europea. Vanno contestati gli ulteriori processi di frammentazione determinati dalle riforme istituzionali che le destre vogliono imporre.

Vanno potenziati i servizi sanitari a gestione pubblica e offerta universale, oltre i servizi di base verso un sistema integrato di prevenzione, cura e riabilitazione. Occorre finanziare la spesa sanitaria pubblica con sistemi fiscali o assicurativi obbligatori con criteri di progressività e avviare un processo per la costruzione di un servizio pubblico universale.

LA CASA

Sfratti zero

Diciamo no alle politiche di privatizzazione dei patrimoni abitativi pubblici e chiediamo di inserire la casa come servizio di interesse generale sottratto ai criteri della libera concorrenza. Facciamo nostra la campagna lanciata al Forum Sociale Mondiale di Mumbai "sfratti zero". In Italia, in particolare, è necessario cancellare dalla leggi sulle locazioni il canale del libero mercato, lo sviluppo dell'edilizia residenziale pubblica con canoni sociali e la sospensione dell'esecuzione degli sfratti senza possibilità di un nuovo alloggio.

LA SCUOLA

In classe fino a 18 anni

L'Europa deve rispondere alle istanze che i movimenti di lotta nelle scuole e nelle Università pongono. L'obiettivo da realizzare consiste nello sviluppo qualificato dei sistemi scolastici pubblici nazionali che abbattano le barriere che impediscono l'accesso da parte dei ceti sociali deboli ai gradi più alti dell'istruzione. In questo quadro, proponiamo di innalzare l'obbligo scolastico in tutti i Paesi europei a 18 anni e che in tutti i Paesi dell'Unione Europea sia fissata una soglia di spesa rispetto al Prodotto Interno Lordo che ogni Paese membro deve rispettare. L'organizzazione delle carriere degli insegnanti, sia per le funzioni svolte, sia per l'evoluzione retributiva, vanno riformate introducendo maggiori elementi di dinamicità.

IMMIGRAZIONE

Tutti regolari

E' necessario superare la logica delle sanatorie e costruire un percorso legale che porti alla regolarizzazione di tutti i migranti irregolari che, comunque entrati, risiedono in Europa da un lasso di tempo di due anni al massimo. Va proposta una direttiva europea sul diritto di asilo che si basi sull'articolo 10 della Costituzione italiana e che unifichi le procedure e le normative di accoglimento. Vanno aboliti i centri di detenzione amministrativa (i CPT) per i migranti. Proponiamo una cittadinanza europea fondata non sul principio di nazionalità o di provenienza bensì su quello di residenza.

COSTITUZIONE

Oltre lo Stato nazionale per una cittadinanza cosmopolita

Dobbiamo costruire un'Europa che superi la sovranità degli stati nazionali e fondi una cittadinanza cosmopolita, si doti di strumenti di politica economica per una gestione democratica dei beni comuni e dei servizi pubblici universali. Una Europa non più mercantile. Un'Europa ecologicamente e socialmente sostenibile.

PACE

Disarmati, denuclearizzati e neutrali

Noi vogliamo un'Europa disarmata, denuclearizzata e neutrale in cui i Paesi membri riducano la quota di bilancio destinata alla difesa a un ritmo costante e consistente. Anche l'azione di interposizione nelle situazioni di crisi non può essere affrontata con politiche di riarmo né tanto meno con la costituzione di un esercito europeo. A questa impostazione militarista, contrapponiamo la proposta di dispositivo di sicurezza e di intervento nelle crisi sotto l'egida dell'ONU, di tipo democratico e di aiuto alle popolazioni.

AMBIENTE

I beni comuni da difendere

Deve essere definito un ambito di beni comuni rispetto al quale devono prevalere le istanze sociali e ambientali. In particolare, l'acqua deve essere considerata un bene essenziale, diritto universale di tutti i cittadini garantito dalla gestione pubblica. Anche l'energia è un bene comune e per realizzare questo obiettivo, proponiamo la riduzione consistente dell'uso di combustibili fossili (petrolio, gas, carbone, ecc.), con la conseguenza di una forte riduzione dell'emissione dei "gas serra", un piano di uscita certa dal nucleare, lo sviluppo dell'impiego delle risorse rinnovabili a impatto zero (solare, termico, fotovoltaico, eolico ecc.).

Sulla questione dei trasporti e delle infrastrutture, proponiamo la ripubblicizzazione dei principali vettori di trasporto: il sistema ferroviario, quello aereo e portuale.

Che dire?

In prima approssimazione si può dire che il programma non è male. Nel senso che molte delle proposte in esso contenute sono largamente condivisibili.

In seconda approssimazione, si può aggiungere che si tratta di un programma sostanzialmente socialdemocratico.

Lo affermo senza voler necessariamente attribuire a questo termine un significato negativo: socialdemocratico fu un grand’uomo come Giacomo Matteotti, socialdemocratico è stato il partito che, in Svezia, nel corso del Novecento, è riuscito a costruire (sia pure influenzato dalla presenza, nel paese, di un forte movimento libertario) uno degli edifici sociali più riusciti.

Sto solamente facendo una constatazione basata, soprattutto, su quanto è scritto al punto riguardante il "patto di stabilità": in particolare, l’idea di uscire dalla crisi attraverso un più consistente intervento dello stato nell’economia, vecchio cavallo di battaglia delle socialdemocrazie europee, ci riporta a ricette ben note e non sempre buone.

Socialdemocratica (nella variante autoritaria) mi pare inoltre la proposta di innalzare l’obbligo scolastico a diciotto anni, proposta sostenuta anche da molti anarchici ma che, tuttavia, come ho già avuto modo di dire, ritengo lesiva della libertà dei giovani di decidere sulla propria vita.

Incomprensibile, a proposito di scuola, è invece il passo in cui si afferma che le "carriere degli insegnanti, sia per le funzioni svolte, sia per l’evoluzione retributiva, vanno riformate introducendo maggiori elementi di dinamicità".

"Dinamicità"? Che cosa significa? Che, nel contesto dell’obiettivo di "un salario europeo, ovvero una retribuzione egualitaria commisurata sui livelli più alti raggiunti dalla contrattazione", i salari degli insegnanti dovranno invece essere resi maggiormente diseguali tra loro?

Troppo vaghe appaiono le proposte riferite al settore dell’agricoltura.

Decisamente fuori luogo, infine, nel paragrafo dedicato alla pace, la proposta di un "dispositivo di sicurezza e di intervento nelle crisi sotto l’egida dell’ONU, di tipo democratico e di aiuto alle popolazioni". L’ONU rimane sostanzialmente, lo si voglia o no, uno strumento degli USA e degli altri paesi vincitori della seconda guerra mondiale.

Luciano Nicolini

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