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Foto Fabio Viti - 2002

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25 Aprile e Primo Maggio: due date importanti

Il 25 aprile sarà festeggiata, in Italia, la ricorrenza della liberazione del paese dalle truppe naziste. Liberazione che purtroppo coincide, e non per caso, con l’occupazione, mai terminata, da parte delle truppe statunitensi.

Ci sembra giusto ricordare le tante persone, di idee anche molto diverse fra loro, che contribuirono a farla finita con l’orrore del nazismo.

Da più parti si propone che le manifestazioni del 25 aprile siano utilizzate per promuovere la pace: siamo certi che la cosa, alla maggior parte di loro, sarebbe piaciuta. Pochi, tra quelli che aderirono alla lotta partigiana, lo fecero per il gusto di "menar le mani". E quasi tutti, tra i sopravvissuti, approvarono il fatto che nella costituzione fosse scritto: "L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali".

Un solenne impegno che, negli ultimi anni, è stato più volte dimenticato.

Il Primo Maggio, invece, come è tradizione, sarà dedicato, in tutto il mondo, alla commemorazione dei lavoratori anarchici uccisi a Chicago nel 1886, nel corso della lotta per la conquista delle otto ore come limite massimo dell'attività lavorativa giornaliera. Vi saranno manifestazioni ovunque: nei paesi in cui la commemorazione è vietata, in quelli in cui è permessa, in quelli in cui è stata proclamata festa nazionale, magari abbinandola, come è avvenuto in Italia, alla celebrazione di un improbabile "S.Giuseppe lavoratore", inventato per l’occasione.

A Milano si terrà una grande manifestazione contro il lavoro precario.

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Fuga dall’Irak

Ci informa "City" del 14 aprile che i volontari delle organizzazioni non governative italiane impegnate in aiuti umanitari nella capitale irachena (Coopi, Ics, Intersos e altre, tra le quali persino "Un ponte per Baghdad") hanno lasciato, per motivi di sicurezza, il paese.

Questa notizia, più di ogni altra, la dice lunga su come vadano le cose da quelle parti.

Il giorno successivo, Liberazione ha riportato brani di un documento, firmato da organizzazioni non governative di tutto il mondo, nel quale si accusano i militari statunitensi di violare ogni convenzione internazionale rendendo così quasi impossibile il loro intervento.

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Alleanza Nazionale e gli immigrati

Pochi, tra i figli di cittadini italiani, lo sanno ma, secondo l’attuale legislazione, è cittadino italiano per nascita:

1. il figlio di padre o madre italiani;

2. il figlio nato in Italia da genitori entrambi ignoti o apolidi (cioè "senza patria");

3. il figlio nato in Italia da genitori stranieri, ma solo se di uno stato in cui la legge prevede che i figli non seguano la cittadinanza dei genitori (invece non acquisisce la cittadinanza chi è nato in Italia da genitori stranieri di uno stato che prevede che i figli nati all’estero seguano la cittadinanza dei genitori, anche se attraverso dichiarazioni di volontà o formalità amministrative);

4. il figlio di ignoti trovato in Italia, se non venga provato il possesso di altra cittadinanza.

Il responsabile delle politiche per l'immigrazione di Alleanza Nazionale, Giampaolo Landi Di Chiavenna, intervistato da www.stranieriinitalia.it, ha detto che il suo partito è pronto «a ragionare su un automatismo di concessione di cittadinanza a chi nasce in Italia o comunque sulla miglior soluzione che consenta di risolvere il problema della seconda generazione di immigrati. Passare dal principio dello jus sanguinis (diritto del sangue) a quello dello jus soli (diritto del suolo) è un ragionamento serio e coerente».

Sembrerebbe un’affermazione ovvia; ma tanto ovvia non è, in un paese in cui, pochi anni fa, tutti i partiti, nessuno escluso, hanno esultato per l’attribuzione del diritto di voto ai cittadini italiani residenti all’estero (che della situazione del paese, ovviamente, non sanno niente), e in cui la maggioranza dei politici s’indigna ogni qualvolta si propone di attribuire i diritti connessi alla cittadinanza a tutti i residenti. Cosa che sarebbe ancora più seria e coerente.

La cosiddetta "sinistra" istituzionale, intanto, dorme... (e non piglia pesci).

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Chi s’è visto s’è visto

Non sono rientrati in patria i nove giocatori di calcio della nazionale afghana fuggiti prima della partita amichevole che avrebbero dovuto giocare, in Italia, col Verona.

Se fosse accaduto ai tempi dell’occupazione sovietica, o durante il successivo regime dei talebani, i mezzi di comunicazione di massa avrebbero gridato ai quattro venti che avevano "scelto la libertà".

Ora non sanno far di meglio che domandarsi che cosa mai abbiano scelto.

Certamente non l’agiatezza: dato il basso livello tecnico della squadra, è assai difficile che i committenti europei possano offrire loro ricchi ingaggi.

Probabilmente hanno scelto soltanto un lavoro operaio, in un posto lontano dalla guerra che, nonostante ciò che dicono i sullodati mezzi di comunicazione, continua.

Negli ultimi giorni, in Afghanistan, i guerriglieri hanno ucciso decine di persone legate al governo imposto dalle truppe occupanti.

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Ancora sul Ritalin

Abbiamo già avuto modo di parlarne sui numeri 16 e 19 di Cenerentola. Ora, una lettera a firma Margherita Pellegrino, pubblicata su "la Repubblica" del 14 aprile, che riportiamo integralmente, ci offre l’occasione di ritornare sul problema. Scrive infatti la lettrice:

"Ho letto che la Commissione del Farmaco ha ammesso al rimborso il Ritalin, che viene usato per il trattamento dell’Attention Deficit Hyperactivity Disorder, cioè disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività. Sono un’insegnante, e ho avuto tra le mani il questionario distribuito nelle scuole grazie al quale viene stabilito se l’alunno è affetto da ADHD. Le domande a cui noi insegnanti dovevamo rispondere erano: "Non riesce a concentrarsi, non mantiene a lungo l’attenzione?"; "Si distrae facilmente?"; "Non riesce a stare fermo seduto?"; "E’ irrequieto, iperattivo?"; "Non porta a termine i giochi?"

... Sono preoccupata. Ma dove hanno vissuto finora gli psichiatri che hanno scritto il questionario, su Marte? Perchè i bambini, i comportamenti di cui sopra, da che mondo e mondo li hanno sempre avuti. Qualsiasi insegnante sa che ci sono alunni che, quando non capiscono qualcosa, si distraggono, si alzano e fanno qualcos’altro. Di bambini vivaci, ora definiti "iperattivi", nelle scuole italiane ce ne sono sempre stati. I bambini che trent’anni fa gli psichiatri avrebbero etichettato come affetti da "deficit di attenzione e iperattività" oggi sono artisti, operai, politici, insegnanti, commercianti, giornalisti, gente che manda avanti la società. Capisco che gli psichiatri devono procacciarsi nuovi clienti e le case farmaceutiche trovare a chi vendere psicofarmaci, ma per favore, che stiano lontani dai bambini".

Beh, non si può certo dire che la signora non abbia parlato in modo chiaro!

Ma leggiamo ora che cosa scrivono gli "esperti" (il documento ha dell’incredibile):

"Il Disturbo da deficit d’Attenzione e Iperattività-ADHD è una delle patologie più frequenti della neuropsichiatria dell’età evolutiva. E’ caratterizzato da inattenzione, iperattività ed impulsività.

L’inattenzione (o facile distraibilità) si manifesta soprattutto come scarsa cura per i dettagli e incapacità a portare a termine le azioni intraprese: i bambini sembrano sempre avere altro in mente, evitano di svolgere attività che richiedono attenzione per i particolari o abilità organizzative, perdono frequentemente oggetti significativi o dimenticano attività importanti. L’impulsività si manifesta come difficoltà ad organizzare azioni complesse, con tendenza al cambiamento rapido da un’attività ad un’altra senza portarne a termine nessuna, difficoltà ad aspettare il proprio turno in situazioni di gioco o di gruppo. Tale impulsività è generalmente associata all’iperattività: questi bambini vengono riferiti come ‘mossi da un motorino’, hanno difficoltà a rispettare le regole, i tempi e gli spazi dei coetanei, a scuola hanno spesso difficoltà a rimanere seduti. I bambini con questo disturbo frequentemente presentano difficoltà scolastiche, disturbi comportamentali o disturbi specifici dell’apprendimento. Come indicato da numerosi studi effettuati in diverse parti del mondo, le cause del disturbo possono essere numerose: in una percentuale significativa di casi la predisposizione ad ammalarsi sembra avere origine genetica.

Negli Stati Uniti d’America, in Canada ed in Nord Europa, percentuali variabili tra il 4 ed il 10% dei bambini in età scolare vengono diagnosticati come affetti da deficit attentivo con iperattività e vengono aiutati a superare le difficoltà sopra descritte. La terapia dell’ADHD si basa su un approccio multimodale che combina interventi psicosociali e psicoeducativi con terapie mediche. I genitori, gli insegnanti e lo stesso bambino vengono coinvolti nella programmazione di un intervento terapeutico personalizzato che talvolta prevede anche l’utilizzo dei farmaci".

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