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recensioni di Lucrezia Avitabile
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di P. Fly con U. Thomsen, L. Werlinder. Christoffer, appartenente ad una ricca famiglia di Copenaghen, lotta contro il suo destino: dirigere le acciaierie di famiglia. Rifiuta il ruolo di ricco imprenditore affianco a suo padre e si stabilisce a Stoccolma dove conduce una vita felice insieme alla amatissima moglie: lui ha aperto un ristorante e lei fa lattrice di teatro. Ma la sua vita spensierata viene turbata da un evento, il suicidio del padre. La dispotica madre gli chiede di dirigere lazienda di famiglia. La decisione è sofferta, ma alla fine trionfa il senso di appartenenza alla famiglia e così Christoffer accetta. Questa scelta lo condanna allinfelicità e alla distruzione della sua vita privata e affettiva, nonostante le grandi rinunce a cui è disposta la moglie. Lobbligo morale, la legge del sangue, la crudeltà della famiglia, come in Festen di Vinterberg, sono i protagonisti del film, il tutto condito da una certa dose di ricerca introspettiva. Però qualcosa non quadra. Mi è parsa poco realistica la vita che conduce il protagonista prima di accettare il ruolo del ricco imprenditore. E poi così facile la vita di una modesta attrice di teatro e di un gestore di ristorante? Non del tutto realistici appaiono anche i personaggi, così come sono tratteggiati dal regista. Buona invece la loro interpretazione da parte degli attori. Uscendo dal cinema non ero poi tanto convinta che i soldi rendono infelici come mostra la pellicola. Credo piuttosto che saranno stati sicuramente più infelici i 170 operai licenziati dalle acciaierie. di S.Castellitto con S.Castellitto, P. Cruz e C. Gerini Non male questo film, ma non si tratta certo di un capolavoro come invece hanno sostenuto molti autorevoli critici. Il chirurgo Timoteo, impersonato da Sergio Castellitto, mentre la giovane figlia è sospesa tra la vita e la morte in seguito ad un incidente, ripensa al proprio passato. Linfanzia trascorsa in un quartiere proletario, il lavoro svolto allinterno di una grande struttura ospedaliera, il rapporto con la moglie, il folle amore per una ragazza di borgata (magistralmente interpretata da Penelope Cruz) si affacciano alla sua mente intrecciandosi. Ne risulta una specie di ibrido tra "La stanza del figlio" di Nanni Moretti, del quale non raggiunge la lucida disperazione, e lennesima pellicola sulla crisi della coppia e la ricerca devasione dalla gabbia del conformismo. Ma la storia è inverosimile, e linterpretazione del protagonista, questa volta, poco convincente: in particolare, sono del tutto irrealistiche la scena dello stupro e quella dellintervento chirurgico demergenza sullamante. Alla fine, risultano assai più credibili i comprimari: la bravissima Penelope Cruz, Claudia Gerini (nel ruolo della moglie), i colleghi chirurghi a cominciare da Angela Finocchiaro. Sgradevole il sottofondo musicale costituito da "Questi amori" di Toto Cotugno. Provaci ancora, Sergio... |
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