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I conti senza l’oste

Il 19 marzo, Fiorella Padoa Schioppa, sul "Sole 24 ore", ha proposto di abolire una settimana di ferie per rilanciare la crescita del Prodotto Interno Lordo italiano.

Il ragionamento, che ha subito convinto Berlusconi, è il seguente: "Se nel 2003 non avessimo lavorato due giorni in meno rispetto al 2002, la variazione media annua del Pil italiano sarebbe l'anno scorso salita allo 0,4% dallo 0,3% osservato, toccando così il livello dell'anno precedente". Analogo discorso può essere fatto per i primi mesi del 2004: avendo lavorato un giorno in meno rispetto allo stesso periodo del 2003, la dinamica della produzione industriale è stata negativa (-2,8%) dello 0,3% in più. Quindi la sua conclusione è che, per rilanciare l’economia italiana, bisognerebbe "sostituire parzialmente il tempo di lavoro al posto di quello libero".

Un tipico esempio di conto fatto in assenza dell’oste.

Non siamo certi che una settimana di ferie in meno comporti un peggioramento nella qualità della vita, lo riteniamo tuttavia (come accade alla maggior parte della popolazione italiana) molto probabile. Ci sembra invece assai improbabile che lavorare una settimana in più comporti un significativo incremento nella produzione di beni e servizi o, quantomeno, di beni e servizi effettivamente utili.

Alla fin fine, l’unica cosa della quale la Padoa Schioppa ci riesce a convincere è che, tra le variazioni nella qualità della vita e le variazioni del Prodotto Industriale Lordo, esiste una scarsa correlazione.

Ma questo la sospettavamo da un pezzo.

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A scuola con il velo

Ci informa Liberazione del 25 marzo che "Da lunedì Fatima Mouajche farà il tirocinio di educatrice d'infanzia all'asilo Olivetti di Ivrea. Lo ha annunciato il sindaco. La donna, che sta seguendo un corso formativo di mille ore, di cui 500 di stage, era stata respinta dal nido di Samone (Torino) gestito da una cooperativa, per via del velo che porta abitualmente. Sul caso era intervenuto ieri anche il ministro dell'Interno Pisanu, affermando: «il velo islamico portato dignitosamente e senza nessuna ostentazione è soltanto il simbolo innocuo di una identità culturale e religiosa che merita tutto il nostro rispetto». La vittima dell'odioso caso di discriminazione, dal canto suo, ha dichiarato: «Pur avendo diritto al mio velo, sono comunque disponibile a toglierlo dentro l'aula per il bene dei bambini»".

Tornano alla mente i versi dell’Ariosto:

"Oh gran bontà de’ cavalieri antiqui!

Eran rivali, eran di fè diversi,

e si sentian degli aspri colpi iniqui

per tutta la persona anco dolersi;

eppur per selve oscure e calli obliqui

insieme van, senza sospetto aversi".

Pensavamo che la campagna per vietare il velo a scuola, portata avanti con tanta decisione dai laici in Francia, fosse completamente inutile, per non dire sbagliata. Invece almeno un risultato l’ha raggiunto: quello di mettere d’accordo, per una volta, gli opposti fondamentalismi.

Non è poco.

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Rapporti extra coniugali

Apprendiamo da "City" del 29/3/2004 che, secondo uno studio riportato nel sito www.willypasini.it, cui la stampa nazionale ha dato grande risalto, in Italia il 58% dei rapporti avuti di nascosto dal coniuge è smascherato diciotto mesi dopo le nozze.

Così freschi di matrimonio, riferiscono molti dei mille uomini e donne intervistati, si è meno abili nel nasconderli...

Quanto ai segnali che permettono al coniuge di scoprire la cosa "l’elenco è differenziato tra uomini e donne. Palesi quelli lasciati dai mariti. Primo fra tutti il classico regalo inaspettato. Un mazzo di fiori o un gioiello senza un motivo apparente sono, secondo il 35% delle donne intervistate, la spia sicura di qualcosa da farsi perdonare".

A quanto pare il vecchio proverbio maschilista cinese

"Quando torni a casa, picchia tua moglie. Tu non sai il perchè, ma lei lo sa"

sarà presto sostituito dal più moderno

"Se tuo marito ti regala un mazzo di fiori, picchialo. Tu noi sai il perchè, ma lui lo sa".

Del tutto inutili le giustificazioni del tipo: "Volevo solo essere gentile"...

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