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Italia: CGIL, CISL e UIL in piazza

Si è svolto, il 26 marzo, il previsto sciopero generale nazionale (di sole quattro ore) indetto da CGIL, CISL e UIL per difendere la controriforma Dini e chiedere al governo meno tasse e più reddito per i lavoratori. Buone le adesioni nel pubblico impiego e nei trasporti (probabilmente, intorno al 60%), meno rilevanti nell’industria.

Più di centomila persone hanno manifestato in tutte le principali città italiane.

Allo sciopero, cui ha partecipato anche l’UGL (sindacato vicino ad Alleanza Nazionale), non hanno aderito, oltre a CUB e USI-AIT (che avevano scioperato, su una diversa piattaforma, il 12 marzo), Confederazione Cobas e Sin-Cobas.

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Francia: in pericolo la libertà d’informazione

Apprendiamo da un articolo di Catalda Musacchio, apparso su Liberazione del 16 marzo, che in Francia le imprese militari stano andando all'assalto dei mezzi di comunicazione di massa.

La notizia è stata diffusa dal quotidiano "Le Monde": il gruppo Dassault (aviazione militare) avrebbe deciso di aumentare la propria quota di partecipazione dal 30 all'80% nella "Socpresse", il gruppo editoriale francese che pubblica i principali giornali, da "le Figaro" all' "Express", fino all' "Expansion", per un totale di oltre 70 testate.

«L'uomo Dassault - denuncia la Filpac-Cgt (sindacato dei lavoratori della comunicazione) - ha deciso di investire nella stampa per controllare i suoi contenuti». «I grandi gruppi industriali - prosegue - stanno mettendo le mani sui media. I giornali passano sotto il controllo dei padroni dell'aviazione militare e dei jets per miliardari».

Così, dopo ciò che è accaduto in Italia e nei paesi di lingua inglese (vedi gli articoli pubblicati su Cenerentola n. 22 e 26), anche in Francia si cerca di asservire completamente il mondo dell’informazione.

Per chi ancora non l’avesse capito, è lì che si gioca la partita.

Un motivo in più per sostenere in modo consistente la piccola editoria d’opposizione, a cominciare da Cenerentola.

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Kosovo: violenza a Mitrovica e Pristina

A proposito di informazione: a cinque anni dall’aggressione alla Jugoslavia e dalla conseguente invasione del Kosovo, in quello sfortunato paese decine di persone, molte delle quali di etnia serba, sono rimaste uccise nel corso di poche giornate di violenza, durante le quali si è assistito a una vera e propria caccia all’uomo.

La scintilla che ha fatto divampare l’incendio è stata la notizia, rapidamente diffusa dai mezzi di informazione, della morte per annegamento di due bambini albanesi, gettatisi nel fiume Ibar per sfuggire a ragazzini serbi che li inseguivano con dei cani.

Tale notizia, poi riportata dai giornali di tutto il mondo, potrebbe addirittura essere falsa. Infatti, il portavoce dell’ONU in Kosovo, Derek Chappell, avrebbe raccolto le dichiarazioni di un terzo bambino albanese, sopravvissuto alle acque dell’Ibar, secondo cui i tre amici erano entrati da soli nel fiume, rimanendo travolti dalla corrente. Se tutto ciò risultasse vero, non ci sarebbe stato alcun inseguimento.

Di certo c’è solo che la guerra semina odio.

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Sospesa Lazio-Roma

Pochi giorni dopo, il 21 marzo, in Italia è stata sospeso il derby calcistico Lazio-Roma. Si era diffusa la notizia, rivelatasi poi totalmente infondata, dell’assassinio di un bambino da parte della polizia. Sono seguiti scontri tra quest’ultima e i tifosi.

Anche nel Belpaese, creare un clima di tensione non è difficile. E, nel mondo del calcio, c’è chi potrebbe aver interesse a crearlo.

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Bologna: ancora sul Piano Strategico Strutturale Comunale

A conclusione degli incontri promossi dall’Amministrazione comunale, in occasione della stesura del PSSC, l’Unione Sindacale Italiana, con una breve nota che di seguito riportiamo, ha ribadito il proprio dissenso dalle posizioni della giunta.

"In particolare, per ciò che concerne i due temi centrali del piano, lo sviluppo del sistema dei trasporti e lo sviluppo edilizio, gli elementi tecnici forniti, lungi al convincerci della validità delle principali proposte in esso contenute, aumentano le nostre perplessità.

Il faraonico progetto di metropolitana, la cui fase di realizzazione non potrà non avere ricadute negative sul traffico urbano, dovrebbe servire, stando a quanto affermano i suoi sostenitori, a trasferire dal trasporto privato al trasporto pubblico, nel corso dei prossimi quindici anni, circa 200.000 spostamenti giornalieri: cifra che non corrisponde a un aumento reale della mobilità, ma a un aumento ipotizzato sulla base di previsioni discutibili. E’ nostro parere che l’ingente quantità di denaro destinata all’operazione sarebbe meglio impiegata in una politica, comunque utile, finalizzata ad investire in autoveicoli pubblici a basso impatto ambientale, contenere i prezzi del trasporto pubblico, oggi troppo elevati, e favorire, rendendolo più conveniente, l’insediamento dei lavoratori in aree adiacenti alle aziende presso cui operano. Sembra infatti evidente che chi, pur gravitando su Bologna, è costretto da affitti proibitivi ad abitare in luoghi distanti e isolati, difficilmente potrà rinunciare all’uso del mezzo privato.

Al fine di decongestionare il traffico, andrebbe inoltre presa in considerazione l’ipotesi di uno spostamento della Fiera in posizione più decentrata.

Poco convincenti risultano anche le proposte inerenti lo sviluppo edilizio: se infatti, da un lato, ci sembrano plausibili le proiezioni di popolazione elaborate dai tecnici del Comune (assai simili a quelle elaborate dalla Regione e dalla Provincia), dall’altro appare discutibile la proposta di dare il via all’edificazione di 20.000 nuovi alloggi nei prossimi quindici anni. E’ noto che il territorio comunale, trent’anni fa, in presenza di un patrimonio edilizio ben più modesto dell’attuale, ospitava, oltre agli studenti, circa 500.000 abitanti residenti, una popolazione assai superiore, non solo a quella attuale, ma anche a quella ipotizzata per il 2018. Il problema sembra essere dunque quello di adattare alle mutate esigenze il patrimonio edilizio esistente, piuttosto che aumentare la superficie territoriale occupata da insediamenti. Un lieve aumento di quest’ultima, peraltro, potrà avvenire, se necessario, con un modesto consumo di suoli in precedenza occupati da insediamenti militari e industrie dismesse".

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Caronia: la farsa continua

Della vicenda di Caronia (in provincia di Messina) abbiamo già parlato anche troppo, arrivando a dedicarle perfino una copertina (Cenerentola n. 32).

Ma la farsa continua: apprendiamo da Repubblica del 16/3/2004 che "Gli incendi inspiegabili che sembravano aver terminato di angosciare gli abitanti di Canneto sono tornati". In particolare: "Oggi ha preso fuoco un impianto elettrico esterno di un’abitazione e un abatjour in un’altra casa. E gli edifici sono ancora scollegati dalla rete elettrica. E poi vi sono le automobili con chiusura centralizzata, che bloccano da sole gli sportelli, e i telefonini cellulari impazziti".

Secondo una nota della Protezione civile nazionale: "il fenomeno è ancora da approfondire".

Qui gatta ci cova.

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Genova: bombe davanti a un commissariato

Lunedì 29 marzo due ordigni definiti "di notevole potenza" sono esplosi vicino al commissariato di polizia Sturla. Chi ha sistemato le bombe, ha detto il questore Fiorolli "l’ha fatto per uccidere": di fatto le esplosioni sono avvenute a poca distanza di tempo l’una dall’altra. Se qualcuno, dopo la prima, si fosse avvicinato, sarebbe stato investito dalla seconda.

Sono stati danneggiati una cabina elettrica e un cassonetto dei rifiuti.

L’attentato è stato immediatamente attribuito agli anarchici.

Evidentemente, come già abbiamo avuto modo di dire in occasioni analoghe, c’è qualcuno che lavora per farli finire direttamente nella "spazzatura della storia".

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