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Cittanòva blues recensione di Luciano Nicolini
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Il romanzo si legge con piacere, ma meno dei due che lo precedono cronologicamente. Difficile spiegare perchè: probabilmente perchè, in fondo, di quella Bologna, di quegli anni, Guccini parla poco. Non credo sia un caso se, nella parte iniziale, si dilunga sulle spassose, ma assai comuni, esperienze da militare, e se, procedendo, dedica tanto spazio alla propria, diciamo così, "educazione sentimentale". Probabilmente, tutto questo si spiega col fatto che è difficile parlare di avvenimenti intorno ai quali si discute ancora animatamente e di persone, viventi, che erano già adulte allepoca. Leggendo di sè stesse, queste non potrebbero limitarsi a riderne, come si è abituati a fare quando si tratta delle proprie avventure infantili... Insomma, mi aspettavo, forse a torto, qualcosa di diverso. Ma cè comunque un capitolo che, da solo, vale lacquisto del libro: quello dedicato al "Centoscudi" (= la mitica Fiat 500). Imperdibile! |
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