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Mi piace lavorare

di F. Comencini

con N. Braschi

Nicoletta Braschi e Roberto Benigni in "La vita è bella"

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Di questo film, uscito di recente sugli schermi di tutt’Italia, si potrebbe dire che, nato con ottime intenzioni, è riuscito solo parzialmente.

Nicoletta Braschi, bravissima nella sua interpretazione, impersona una madre che vive sola, in una grande città, con la figlia. Impiegata presso un’azienda privata, è molto appassionata al suo lavoro ma, in seguito a mutate strategie aziendali, la dirigenza decide di costringerla al licenziamento. Per farlo, la sottoporrà a ogni genere di angheria e al cosiddetto "mobbing".

In che cosa, il film non è riuscito?

Nella parte cui, probabilmente, la regista dava più importanza: la progressione del mobbing è esagerata, non perchè nei posti di lavoro non si sia mai visto nulla di simile (si vede, per la verità, ben di peggio), ma semplicemente perchè, per far uscir di senno una dipendente, basta molto meno.

Per ottenere giustizia, invece, occorre molto di più.

Ottima la ricostruzione dell’ambiente entro il quale si svolge il dramma: dei dirigenti e dei loro discorsi, degli uffici, delle facce dei colleghi, dei loro atteggiamenti, della triste vita di chi, solo in una grande città, si trova a dover mantenere due persone con un magro stipendio.

Temo che la pellicola, come accadde per l’impietoso "Stanno tutti bene" di Giuseppe Tornatore, non avrà molto successo. Alla maggior parte delle persone, vedersi allo specchio fa troppo male.

Lucrezia Avitabile

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