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Influenza aviaria: pericolo o allarmismo?

La Repubblica del 2/2/2004 riporta un’intervista al professor Rezza, dell’Istituto Superiore di Sanità, a proposito dell’influenza aviaria diffusa in Cina, un fenomeno che seguiamo con attenzione sia per ovvie questioni di prudenza sia perchè insospettiti dal continuo dilagare di notizie relative a patologie provenienti da quel paese.

Domanda Marco Bracconi: "C'è pericolo in Italia?"

"Allo stato dei fatti direi di no – risponde Rezza - Serve vigilare sulle importazioni e sorvegliare gli allevamenti. Ma per il resto, nessun allarmismo fuori luogo".

"Al mercato tranquilli, allora?"

"E' ovvio. Perché, per prima cosa, in Italia non c'è una epidemia di influenza aviaria in corso; in secondo luogo noi non importiamo polli dall'estremo Oriente; in terzo luogo, non acquistiamo polli vivi; e infine tanto per essere chiari, il bel pollo arrosto che arriva sulla nostra tavola non trasmette proprio un bel niente".

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Gran Bretagna: i macchinisti escono dal partito laburista

Già in un precedente numero di Cenerentola (il 28 del 7/1/2004) avevamo segnalato che il sindacato dei macchinisti si era stufato della politica antioperaia e guerrafondaia del primo ministro laburista Blair.

Nei giorni scorsi, dopo oltre cent’anni, i legami tra partito laburista e Rmt (Rail Maritime and Transport) sono stati recisi. All'origine della separazione la decisione del sindacato di finanziare il Partito socialista scozzese (Pss), guidato da Sheridan. Minacciati di espulsione, i sindacalisti hanno risposto: "Non accettiamo minacce dai padroni e tantomeno dal partito laburista".

Chiaro?

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Germania: diminuisce l’occupazione

In fatto di occupazione il 2003 è stato, per la Germania, l’anno più nero dell’ultimo decennio, con la perdita effettiva di 392 mila posti di lavoro. Se alla perdita del 2003 si aggiunge anche quella relativa al 2002, sono spariti, nel giro di soli due anni, 630 mila posti di lavoro.

Riportiamo queste informazioni, relative alla più forte economia europea, sperando siano maggiormente attendibili rispetto a quelle diffuse in Italia: nel nostro paese infatti, grazie alla fantasia degli statistici, i dati relativi a occupazione e inflazione sembrano ormai misurare percezioni soggettive.

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Italia: solidarietà con i tranvieri

Avevamo avuto l’impressione, nel corso dei recenti scioperi degli autoferrotranvieri, che si respirasse un clima di solidarietà, o quantomeno di rispetto, nei confronti dei lavoratori in lotta. Secondo un sondaggio pubblicato il 2 febbraio dal Corriere della Sera, il 51% degli Italiani sarebbe, in qualche misura, "dalla parte degli scioperanti".

Solo un 14%, giudicherebbe gli "scioperi selvaggi" assolutamente inaccettabili. Al contrario il 16% sarebbe completamente solidale con queste forme di protesta, mentre un altro 35% riterrebbe si tratti "del solo strumento efficace per fare valere le richieste avanzate".

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Ancora su tassisti e licenze

Abbiamo riportato, sullo scorso numero di Cenerentola, una lettera, pubblicata alla fine di gennaio da "Liberazione", con la quale un lettore descriveva l’assurdo traffico delle licenze che si svolge fra i tassisti. Il lettore concludeva con una provocazione: "Mi domando e vi domando: perchè non solo si tollera, ma si alimenta a dismisura, una situazione così medioevale? Quasi quasi, mi converto al neoliberismo secco..."

Il 4 febbraio, lo stesso quotidiano, organo, lo ricordiamo, del Partito della rifondazione comunista, ha pubblicato un’ altra lettera, a firma Umberto Piotto, con la quale si alza il tiro:

"Signor direttore – scrive - ormai se ne sono resi conto un po' tutti che le cose in Italia non stanno andando per il meglio, ognuno suggerisce la propria ricetta per uscire da questa crisi. Non ho ancora sentito nessun politico parlare dei privilegi intoccabili delle grandi corporazioni professionali, notai, farmacisti, tassisti eccetera. Perché non liberalizziamo tutte le professioni?"

Non sappiamo come risponderanno, a domande di questo genere, i nipotini di Marx. Quanto a noi, come socialisti, ovviamente, desideriamo che la produzione e i servizi siano pianificati dal basso (o, per essere più precisi, dal semplice al composto) e svolti da lavoratori pubblici, piuttosto che da privati. Come libertari, riteniamo però che anche i lavoratori autonomi debbano poter esercitare la loro professione liberamente, purchè ciò non avvenga con l’ausilio di dipendenti.

E quando diciamo "liberamente", intendiamo dire "senza bisogno di permessi e licenze di sapore medioevale".

Detto per inciso, ci fa piacere che una posizione analoga sia stata assunta dal sindacalismo di base che, almeno a Milano, malgrado l’Associazione dei Tassisti (con licenza) abbia buone ragioni, sta sostenendo il Comitato Aspiranti Tassisti Milanesi nella lotta per l’assegnazione di nuove licenze.

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Regione Toscana e infibulazione ambulatoriale

Il consiglio regionale della Toscana ha bocciato la proposta del ginecologo Omar Abdulkadir, del Centro fiorentino di Careggi, di praticare una piccola puntura al posto della mutilazione genitale effettuata sulle donne di molti paesi africani. L'assemblea ha approvato all'unanimità una mozione che impegna la giunta a non autorizzare né l’una né l’altra pratica.

Ci sembra saggio.

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E'morto Nuto Revelli

La notte tra il 4 e il 5 febbraio è morto a Cuneo, all’età di 84 anni, Nuto Revelli, ufficiale degli alpini durante la campagna di Russia, partigiano nelle file di Giustizia e Libertà e, in seguito, apprezzato scrittore. Lo ricordiamo pubblicando alcuni brani del discorso pronunciato quando, alcuni anni fa, gli fu conferita la laurea honoris causa.

"Nel luglio del '42, con il V reggimento alpini della divisione Tridentina, fui inviato sul fronte russo. Conservo un ricordo preciso di quanto fosse immensa la mia ignoranza. Appartenevo alla categoria dei cosiddetti ‘colti’ ma a malapena sapevo dove fosse collocata geograficamente l'Urss. Non mi rendevo conto di appartenere a un esercito di aggressori (...). Andavo a migliaia di chilometri da casa mia, ad ammazzare o a farmi ammazzare, ma per che cosa? Per la ‘Patria’. Quale ‘Patria’? Quella del fascismo, della monarchia, dei Savoia? Quando si intuisce di essere ignoranti si compie già il primo passo per uscire dal buio. Decisi di tenere un diario (...). Durante il viaggio - a Stalbtzy - intravidi gli Ebrei, quelli dei campi di sterminio dei quali ignoravo l'esistenza. Erano una sessantina di relitti umani - donne, uomini, bambini - scalzi, sporchi, coperti di stracci. Tutti marchiati con la stella gialla (...). Odiai le due SS che li controllavano da lontano con i mitra spianati. E dissi a me stesso: «Questa è la guerra dei Tedeschi, non la mia guerra». Ero ignorante, ma incominciavo a interrogarmi (...). Poi la vita di linea, sul Don, e nel gennaio '43 l'inizio della fine (...). Ricordo tutto dei giorni e delle notti della ritirata (...). Il 20 gennaio - terzo giorno della ritirata - nell'immensa piana di Postojali, nei 25 gradi sotto zero mi resi conto che avevo capito tutto. La nostra colonna - 30 o 40 mila uomini allo sbando - sostava da ore in attesa di ordini. Eravamo più morti che vivi. Maledii il fascismo, la monarchia, le gerarchie militari, la guerra. Avevo capito tutto, ma troppo tardi!"

Sono passati sessant’anni: il nemico russo è stato sostituito con quelli afghani e iracheni. Non resta che sperare che, questa volta, non si capisca tutto troppo tardi.

 

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