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Pubblichiamo, in quanto ci sembra sollevi problemi interessanti, il seguente

Comunicato del Coordinamento forlivese
dei docenti della scuola statale

sei in Cenerentola>archivio>numero30>scuola

"Seconda importantissima puntata (dedicata a tutte/i quelle/i che hanno o avranno figli, alla società adulta tutta): la scuola dell’infanzia. Abbiate la cortesia di leggere le seguenti note indirizzate alle famiglie, agli altri ordini di scuola (si voglia riflettere su come l’anticipo influirebbe a scalare verso l’alto fino all’università, "attraversando" le problematiche delle cosiddette età "difficili" fino al temine degli studi!), ai decisori politici.

Ci piacerebbe che la società civile ora si muovesse anche per difendere i piccoli della materna dal rischio della "precocizzazione" imposta dalla Riforma. La scuola dell’infanzia potrebbe vedersi costretta ad accogliere bambine e bambini di 2 anni e mezzo, i quali andrebbero a far parte della fascia d’età prescolare che potrebbe finire ai 6 anni e mezzo. Si creerebbe così un grave sbandamento degli attuali equilibri didattico-organizzativi faticosamente conquistati a prezzo di aggiornamenti e studi all’avanguardia. Infatti si avrebbero inevitabilmente 4 modalità diverse di permanenza nella scuola dell’infanzia: da anni 2 e mezzo a 5 e mezzo (precoce entrata e precoce uscita); da anni 3 a 6 (situazione attuale); da anni 3 a 5 e mezzo (precoce uscita); da anni 2 e mezzo a 6 e mezzo (precoce entrata e permanenza lunga nella scuola). Tali variabili, sulle quali le insegnanti non possono intervenire perché la scelta degli anticipi o posticipi sarà lasciata ai genitori, avranno una ricaduta molto pesante all’interno di ogni sezione sulle scelte pedagogiche, organizzative e progettuali del lavoro didattico, il quale rischierebbe in modo deciso di perdere la sua ottima qualità attuale (riconosciuta e invidiata internazionalmente) di costruzione di solide basi in ambito affettivo, relazionale e cognitivo, per farlo ritornare all’antico e superato puro lavoro di assistenza. Le sezioni sarebbero una specie di porto di mare a cui attraccherebbero dai nidi o salperebbero verso le elementari, in modo assolutamente casuale, le bambine e i bambini sulla base di scelte familiari differenti, non più imposte dalla comune età.

La società civile ora dovrà difendere anche i suoi piccoli, spesso scordati perché privi di una voce udibile, apparentemente poco autorevole. In realtà noi sappiamo molto bene, così come lo sanno i genitori attenti alla crescita di figlie e figli, quanto siano decisivi i primi anni di vita sociale, all’interno di una scuola dell’infanzia serena e ricca di stimoli didattici ben organizzati, per il futuro ingresso nella società della convivenza democratica e della conoscenza.

Forlì, 21 gennaio 2004 Coordinamento forlivese dei docenti della scuola statale"

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