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Acqua minerale avvelenata: la farsa è finita

Fontana

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All’inizio di dicembre le prime pagine dei giornali italiani non parlavano d’altro: qualcuno stava avvelenando l’acqua minerale.

Abbiamo visto personalmente, nei supermercati, massaie che controllavano una ad una le bottiglie, sotto lo sguardo, quasi offeso, di solerti vigilantes che presidiavano, armi alla mano, il reparto acqua.

"L’opera di un pazzo?"

"No di certo! Le segnalazioni giungono da ogni parte d’ Italia..."

"Anarco-insurrezionalisti?"

"Non l’hanno rivendicato. Ma non si può escludere."

"Beh, se è per questo, nulla si può escludere. Ma perchè mai questi anarco-insurrezionalisti dovrebbero avvelenare i bevitori d’acqua minerale?"

"Per far diminuire le vendite e, di conseguenza, i profitti delle multinazionali."

"Avvelenare l’acqua minerale per colpire le multinazionali? E allora, perchè non avvelenano le merendine dei bambini?"

"Mah, forse sono anche pedofili..."

Poi, piano piano, di acqua avvelenata non si è più sentito parlare.

Dobbiamo dare atto a "Liberazione", unico fra i giornali italiani, di aver pubblicato, un mese dopo, in data 9/1/2003, un articolo di Beatrice Macchia che spiega come è andata a finire la cosa. Lo riportiamo integralmente:

"Almeno un centinaio di casi diversi in tutta Italia concentrati soprattutto nel mese dello scorso dicembre: bottiglie di acqua minerale manomesse da sconosciuti che iniettavano sostanze velenose bucando la plastica.

Il moltiplicarsi dei casi in quasi tutte le regioni italiane aveva portato gli inquirenti a chiedere un coordinamento delle indagini in un'unica procura, quella veneziana. Ora proprio la procura di Venezia ritrasmetterà gli atti riguardanti gli avvelenamenti alle rispettive procure perché ognuna continui le indagini per proprio conto.

Le conclusioni alle quali è giunto il procuratore generale di Venezia Ennio Fortuna fanno infatti escludere che dietro tutti gli episodi segnalati vi sia un unico disegno criminoso o un'unica mente ideatrice, il fantomatico Acquabomber, come era stato battezzato dalle cronache. Secondo Fortuna infatti si tratterebbe di episodi diversificati, molti dei quali nati probabilmente da emulazione, favoriti anche dall'enfasi data dalla stampa al fenomeno. I giornali peraltro, da qualche settimana, hanno smesso di occuparsi di acque minerali manomesse non essendosi più verificati nuovi casi. E lentamente lo stillicidio di piccoli attentati si è esaurito, particolare che darebbe ragione alla Procura veneziana.

Il primo caso di minerale avvelenata fu segnalato a Ostiglia (Mantova) il 21 novembre dello scorso anno: un ragazzino di 11 anni finì all'ospedale intossicato. Da quel momento gli attentati si susseguirono a ritmo sempre più vertiginoso, anche più di uno al giorno, in varie regioni italiane. Nelle prime settimane gli avvelenatori sembravano concentrati a Nord e Nord Est, poi lentamente furono segnalati casi in tutta Italia. I primi episodi si concentrarono comunque nel Mantovano, a Milano, in Piemonte, in Friuli, nel Veneto, in particolare nel Veronese. E proprio il procuratore di Verona Guido Papalia fu il primo ad invocare un coordinamento delle indagini concentrato in un'unica procura e attivò anche uno speciale pool di investigatori affiancati da un tecnico dell'Arpav, l'agenzia regionale per l'ambiente, che doveva esaminare il liquido manomesso. Tra le ipotesi emerse, in un primo momento, l'azione di ecoterroristi e anche la pista anarco-insurrezionalista. Tutte congetture finora mai provate anche perché nessun attentato è mai stato ufficialmente rivendicato".

Sorgono spontanee due domande: chi ha avvelenato i giornali? E perchè?

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