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Autoferrotranvieri: riuscito lo sciopero

E’ stato effettuato con successo, venerdì 9 gennaio 2004, lo sciopero degli autoferrotranvieri, proclamato unitariamente dal sindacalismo di base per ottenere un miglior trattamento economico. Nei giorni successivi, a Milano, scioperi spontanei hanno bloccato i trasporti pubblici urbani. Si tratta di eventi importanti perchè mostrano come i tempi siano ormai maturi per una ripresa delle lotte dei lavoratori.

Di seguito riportiamo il comunicato stampa emesso dai sindacati promotori dello sciopero del 9, segnalando che l’assenza del sindacato libertario USI-AIT (cui alcuni redattori di Cenerentola sono iscritti) tra i firmatari, non è dovuta a disaccordi con essi ma, banalmente, alla sua scarsa presenza in questo settore.

"L’altissima adesione allo sciopero nazionale promosso dal Coordinamento nazionale di lotta degli autoferrotranvieri – RdB/CUB – SULT – FLTU/CUB – SLAI Cobas – Conf. Cobas – segna una vera e propria sconfitta della concertazione al ribasso attuata con l’accordo del 20 dicembre tra Governo, Aziende e CGIL, CISL e UIL.

Nelle grandi città italiane, come nelle piccole, l’adesione ha raggiunto punte che le stesse aziende di trasporto pubblico locale sono costrette a quantificare tra l’85 e il 100%, realizzando di fatto un vero e proprio referendum contro l’ accordo.

Le prime reazioni degli esponenti del Governo, in particolare del sottosegretario al Welfare Sacconi, che sono di netta chiusura, tentano inoltre di sminuire l’indiscutibile successo dello sciopero nazionale, evidenziando il segno della difficoltà in cui versano coloro che si sbracciano a difendere un accordo indifendibile nel merito e nel metodo.

Il Coordinamento nazionale, nell’esprimere grande soddisfazione per i risultati della mobilitazione, lancia contemporaneamente un duro monito a Governo e Aziende affinché sia immediatamente aperto un tavolo di confronto con le organizzazioni realmente rappresentative della categoria che restituisca agli autoferrotranvieri le proprie spettanze.

La mancata apertura del tavolo non potrà che produrre nuove iniziative di lotta sulle cui modalità di attuazione sarà aperto un immediato confronto tra il Coordinamento e i lavoratori.

Il Coordinamento ritiene inoltre significativa la solidarietà alla lotta espressa senza riserve da altre categorie di lavoratori in lotta per il diritto al salario e da migliaia di utenti che non hanno accettato di essere utilizzati strumentalmente contro i lavoratori in lotta.

IL COORDINAMENTO NAZIONALE

SULT - TPL SIN-COBAS FLTU-CUB SLAI-COBAS RdB-CUB TRASPORTI CONFEDERAZ. COBAS AUTORGANIZZATI"

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Anche i ferrovieri non si rassegnano a "obbedir tacendo"

Non contenti di aver fatto perdere la pazienza agli autoferrotranvieri, i datori di lavoro stanno mettendo a dura prova anche quella dei ferrovieri.

Già nel numero 20 di Cenerentola avevamo riferito il caso di Fabrizio Acanfora, il capotreno cui erano stati comminati dieci giorni di sospensione per aver espresso il suo parere sullo stato del servizio. Riportiamo ora ampi stralci del comunicato con cui i la "rete dei ferrovieri in lotta" commenta gli ultimi avvenimenti.

"Quattro ferrovieri sono stati licenziati da Trenitalia in seguito alla messa in onda, nell'ottobre dello scorso anno, della trasmissione televisiva Report. I licenziamenti sono stati ‘motivati’ da presunte violazioni delle norme di sicurezza del trasporto ferroviario, che i colleghi avrebbero commesso permettendo ai telecineoperatori di effettuare riprese dalle cabine di guida di alcuni treni ed in linea.

In realtà si tratta di licenziamenti politici. Con questi ignobili provvedimenti, a cui se ne potrebbero aggiungere altri (nei giorni scorsi indiscrezioni filtrate dagli ambienti della Filt - Cgil genovese – peraltro né confermate né smentite - facevano salire a 13 le lettere di licenziamento inviate ad altrettanti lavoratori in tutta Italia), la Società manda un chiaro messaggio: i ferrovieri non possono parlare, non possono esprimere critiche, devono essere usi ad obbedir tacendo... e tacendo morir.

E i ferrovieri, soprattutto negli ultimi anni, di lavoro purtroppo muoiono.

Muoiono stritolati nelle cabine di guida e nei locomotori, lungo le linee nei cantieri scarsamente segnalati, nei parchi merci bui e desolati, nelle stazioni sempre più abbandonate a se stesse, folgorati dalla corrente a 3000 volt. I ferrovieri lavorano, rischiano e muoiono sempre di più e sempre più soli, pagano la folle politica della liberalizzazione - privatizzazione, pagano un contratto terribile che impone loro prestazioni di 10 e più ore giornaliere, riposi ridotti, precarietà diffusa e che è stato presentato da CGIL - CISL - UIL - SMA - UGL come un contratto straordinario.

Straordinario sì, per il Gruppo FS e per Confindustria!

Ma i ferrovieri non tacciono. (...)

Noi non intendiamo piegarci alle rappresaglie aziendali. Abbiamo a cuore il nostro lavoro, la sicurezza nostra e dei cittadini che trasportiamo.

Sappiamo che quanto accade è una delle conseguenze del processo di liberalizzazione - privatizzazione delle ferrovie, fortemente voluto da tutti i governi che sin qui si sono succeduti e condiviso - quando non ispirato - da CGIL - CISL - UIL. Non a caso la Rete dei Ferrovieri in Lotta, nel documento stilato il 4 dicembre 2003 a Roma, pone la lotta contro la privatizzazione al primo posto del suo programma.

La denuncia pubblica fa e farà sempre parte della nostra lotta contro la privatizzazione e per un trasporto ferroviario pubblico e sociale. I ferrovieri non sono usi ad obbedir tacendo e tacendo morir..., se lo mettano bene in testa sia la dirigenza trenitaliota che CGIL - CISL - UIL e satelliti vari.

Genova, 10 gennaio 2004 RETE DEI FERROVIERI IN LOTTA - GENOVA"

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Irak: mercenari con licenza di uccidere

E’ stato pubblicato, sul "Manifesto" dell’8 gennaio, un interessante articolo di Stefano Chiarini intitolato: "Far West Iraq, soldi, pescecani e pistoleri".

"Una nuova tappa nella corsa alle ricchezze del far-west iracheno – scrive Chiarini - è partita ieri con il lancio delle gare d'appalto per una serie di assai vantaggiosi contratti per un valore di 5 miliardi di dollari, finanziati con i 2,6 miliardi di dollari appena ricevuti dall'Onu (i soldi dell'Oil for food) e i 18,6 miliardi di dollari stanziati dal Congresso americano"... "Naturalmente possono partecipare alle gare solamente le società dei paesi che hanno partecipato alla guerra e stanno partecipando all'occupazione del paese facendo versare ai loro cittadini un altro tributo di sangue in cambio di lucrosi contratti per le loro multinazionali".

Detto per inciso, ci sembra degno di nota questo cambiamento nel linguaggio: fino a pochi anni fa molti avrebbero scritto "in cambio di lucrosi contratti per le multinazionali", sottintendendo che il potere di quest’ultime si stava sostituendo al potere degli stati nazionali. Oggi invece si parla di "paesi" (cioè "stati") "che hanno partecipato alla guerra"... "in cambio di lucrosi contratti per le loro multinazionali".

Che avesse ragione Bossi quando sbraitava: "Quali multinazionali? La maggior parte ha sede a New York!"

Ma non è di questo che volevamo parlare.

"L'uccisione ieri del vigilante e il ferimento di tre suoi colleghi della North Oil Company – prosegue Chiarini - ha riportato l'attenzione su quello che ormai è diventato il secondo tra i contingenti che occupano l'Iraq: quello dei vigilantes e dei pistoleri privati il cui numero sarebbe arrivato a 10.000 unità, superando di poco quello dei Britannici con 9.900 soldati. Un fenomeno in costante crescita"...

"Finito ufficialmente il conflitto, il ruolo delle imprese militari private si è andato ulteriormente allargando. Una società privata, la Vinnel sussidiaria della Northrop, addestrerà il nuovo miniesercito iracheno, un'altra, la Dyncorp, si occuperà della polizia. Due pilastri della «irachizzazione» del conflitto saranno quindi sotto il controllo di società private. Lo stesso quartier generale di Paul Bremer sarebbe in realtà difeso da una ditta britannica la «Global Risk International» con base nel Middlesex, che arruola i famosi Gurkha, soldati delle isole Figi, e soprattutto membri delle Sas le squadre speciali britanniche, mentre un’altra compagnia la Eryns si occuperebbe della «protezione» di oltre 140 installazioni petrolifere irachene nel nord del paese"...

Fino ad ora, ovviamente, la loro attività si svolge sotto il controllo del governo USA; ma domani?

"L'Amministrazione Usa – conclude Chiarini - non solo concede piena immunità al personale della Coalizione e a coloro che lavorano per la coalizione che dovranno, in caso di reati, essere giudicati dai rispettivi paesi e non dalla giustizia irachena, ma stabilisce anche che qualsiasi processo legale nei confronti degli appaltatori e sotto appaltatori della coalizione non potrà avere origine se non vi sarà il via libera, per iscritto, dello stesso Paul Bremer.

E cosa può accadere in caso di richieste di danni per perdite materiali o danni alle persone? Tali procedimenti andranno indirizzati anch'essi agli stati a cui appartengono gli eventuali responsabili, ma a patto che non siano derivati da «fatti bellici». In pratica si tratta di una immunità assoluta per i nuovi pistoleri del far-west iracheno".

Povero Far-West! Grazie ai film di Hollywood è diventato sinonimo di regno della violenza e del sopruso...

E dire che, in realtà, si trattò di una società di pacifici coloni che vissero, lontani dal potere centrale, amministrandosi con modalità piuttosto democratiche, per l’epoca.

Il fatto di sangue più clamoroso ad essi attribuito, la famosa "sfida all’OK Corral", che ha ispirato decine di pellicole, costò la vita a poche persone e, se si fosse verificato oggi, nell’ Irak occupato o, più semplicemente, nel Mezzogiorno d’ Italia, sarebbe quasi passato inosservato.

Ma la rovina dei popoli sono i poteri forti, non la loro assenza.

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Sudan: accordo tra il governo e i ribelli?

Lo stesso giorno (8/1/2004), da "Liberazione" abbiamo appreso che "La storica intesa sulla divisione dei proventi petroliferi sudanesi (divisi al 50%) è stata formalmente firmata ieri a Naivasha (Kenya). L'accordo spiana la via alla pace tra nord di etnia araba e bianca, e di religione islamica e sud secessionista nero ed animista. Un obiettivo importante dopo 20 anni di guerra civile, con circa 2 milioni di morti.

Ancora due i nodi da sciogliere: lo status di tre regioni al nord e la bilancia dei poteri politici nel governo di unità nazionale".

Sembrerebbe una buona notizia.

 


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